La Certosa di Parma, la fiction non regge il confronto con il romanzo

By on marzo 6, 2012
Una scena della fiction La Certosa di Parma

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Era forse chiedere troppo? Non è la prima volta che una serie tv ispirata ad un opera letteraria non riesce a evocare fin in fondo lo spirito dell’originale. Tuttavia, l’impressione è che La certosa di Parma, fiction andata in onda in prima serata su Rai Uno domenica e lunedì scorsi, abbia particolarmente mancato l’obiettivo.

Stendhal, scrittore francese dell’Ottocento, è senza dubbio un mostro sacro della letteratura, troppo sacro per pretendere che una fiction della Rai possa essere all’altezza. Eppure gli ingredienti per fare un ottimo lavoro questa volta c’erano tutti. Una buona regista, Cinzia TH Torrini, buoni attori ma, soprattutto, l’investimento faraonico. Per La certosa di Parma sono stati stanziati 7,6 milioni di euro. Una cifra enorme, possibile grazie alla co-partecipazione di Rai Uno e France 3.

Dove ha sbagliato la fiction La certosa di Parma? Il peccato è, per così dire, originale. E’ stato la scelta di fondo ad azzoppare irreversibilmente il prodotto, relegandolo nella zona grigia della mediocrità, peraltro giù affollata da altre produzioni della rete del servizio pubblico. In un’intervista, la regista Cinzia Th Torrini aveva dichiarato grosso modo: “Ho cercato di rispettare l’opera di Stendhal, ovviamente è sintetizzata per la televisione. Gli sceneggiatori hanno fatto un incredibile lavoro di sintesi“. E proprio questo è stato il problema.

La Certosa di Parma

Hanno sintetizzato troppo, hanno ‘televisivionizzato’ persino troppo bene l’opera stendhaliana. Il risultato è una fiction che è sì godibile, ma che è altro rispetto al romanzo originale. La certosa di Parma andata in onda in questi giorni assomiglia, più che al romanzo omonimo, alle altre produzioni della Torrini. Visi gentili, romanticismo spiccio, ambientazioni incantevoli. Tutto ciò al costo di quanto di rivoluzionario e poetico ha creato Stendhal nelle pagine del suo libro. Non c’è traccia della profonda caratterizzazione dei personaggi, della dialettica tra le passioni e i sentimenti, dell’elemento allo stesso comico e tragico dell’amore che arriva sempre nel momento sbagliato, nel posto sbagliato. Non c’è traccia della critica alla società e finanche all’animo umano. Tutto ciò è sparito, alla ‘modica’ cifra di 5 milioni e mezzo di telespettatori.

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7 Comments

  1. Francesco

    marzo 6, 2012 at 16:34

    La prego di correggere l’orrore iniziale del Suo articolo.
    Stendhal era francese e non tedesco. Il suo vero nome era Henri Beyle. Anche se lui amava definirsi “milanese”, ma tedesco…
    Mamma mia come siamo ridotti.

  2. Federica

    marzo 6, 2012 at 23:23

    Ho atteso questa fiction, sperando rendesse onore, anche vagamente, all’opera letteraria di Stendhal… ma non solo ho trovato patetica la produzione, soprattutto mi sono trovata a vedere un romanzo storico riassunto , permettetemi la licenza poetica, ad una scopata! Totale mancanza di realismo storico! l’unico elemento che desse una parvenza di contesto cronologico è stato concesso dai costumisti!Ma a leggere addirittura l’importo dell’investimento, mi viene seriamente da piangere…

  3. gino

    marzo 7, 2012 at 01:16

    non ho trovato brutto nell insieme la fiction. Gli attori tutti sono stati a mio avviso bravi e belli. Tutti i protagonisti, maschili e femminili sono all’alteza. Per bellezza spicca certamente l’argentino Rodrigo Diaz che sembra un bronzo di riace (ha 30 anni ed è giusto sia così)

  4. Paola Susanna Pagliaretta

    marzo 7, 2012 at 08:22

    Ma se la RAI invece di sprecare i nostri soldi in questa porcheria, avesse rimandato in onda la splendida versione del 1982 con la regia di Mauro Bolognini e con le splendide interpretazioni di Gian Maria Volontè – Conte Mosca – Marthe Keller – Gina Sanseverina – e Andrea Occhipinti – Fabrizio del Dongo???????

  5. Benedetto Montebello

    marzo 7, 2012 at 09:15

    Uno sceneggiato cosi non si vedeva da anni…intendo cosi penoso! Ma come si fa ad avallare certe produzioni: il doppiaggio è penoso, peggio la regia, gli interpreti, a parte l’avvenenza, non hanno la minima idea di cosa sia recitare…e la colonna sonora semplicemente orribile! Poveri noi nostalgici di Bolognini o semplicemente di tempi in cui di sceglievano cast,registi e musicisti professionisti di alto livello,per dare vita a produzioni che hanno reso celebre la RAI e degna dell’appellativo di servizio pubblico.

  6. Giuseppe Briganti

    marzo 7, 2012 at 11:02

    La Rai poteva fare sicuramente di meglio. E’ normale che ci siano fiction non proprio esaltanti. Non è normale che si scomodi la grande letteratura per produzioni di questa qualità.

  7. Luigi Conventi

    marzo 7, 2012 at 15:31

    La regista c’entra fino ad un certo punto. Secondo me chi ha sbagliato è chi ha curato la sceneggiatura, che non rispetta né lo scritto, né lo spirito “pre-verista” di Stendhal (Henry Beyle). Alcuni personaggi sono stati inventati o trasformati di sana pianta, forse per compiacere la platea di spettatori, abituata alla letturatura del grande fratello o alle vedettes di San Remo. Allora chi sbaglia siamo anche noi, così pochi a leggere.
    Stendhal ad un certo punto afferma nel romanzo che ” i milanesi sono molto diversi da noi (francesi) e la loro povertà è in sintesi accettata”. In Francia, ancora oggi si legge dappertutto, anche per un breve tragitto della metro. E’ forse questa la differenza?

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