Lucio, te voglio bene assaje

By on marzo 1, 2012
Foto Lucio Dalla

text-align: justify”>Foto Lucio DallaMa sì, è la vita che finisce… Ma lui non ci pensò poi tanto… Anzi si sentiva già felice, e ricominciò il suo canto”: quante volte l’abbiamo ascoltato, questo brano. “Caruso”. Forse il più bello di Lucio Dalla, o comunque fra i più belli. In ogni caso, un capolavoro indiscusso della musica italiana. Lucio lo incise nel 1986. E lo scrisse un po’ prima, sulla scia di emozioni incontenibili. La sua barca – lui amava le barche e ancor di più il mare – aveva un guasto, per cui fu costretto a trascorrere una notte fuori programma a Napoli. Varcò la soglia dell’Hotel Vesuvio, lo stesso dove nel ’21 si spense Enrico Caruso, prostrato da una pleurite.

In quella notte, a Lucio, raccontarono gli ultimi giorni di vita del celebre tenore e il suo amore per una fanciulla a cui stava insegnando a cantare. Ecco, il capolavoro nacque così. Sulla terrazza davanti al Golfo di Sorrento, le note e le parole sgorgarono fuori per raccontare di quella giovane con gli occhi verdi come il mare, di quel mare che luccica mentre il vento tira forte, di una passione che scioglie il sangue dint’e vene. Fu subito un successo, un successo che rimbalzò da un angolo all’altro del mondo. In molti, da allora, hanno interpretato “Caruso”, da Andrea Bocelli a Lara Fabian, da Luciano Pavarotti e Josh Groban. Versioni apprezzabilissime, certo. Ma quando la cantava lui, Lucio, era tutta un’altra storia. Non erano soltanto le sue corde vocali a vibrare, ma anche il cuore. Un cuore che volava sulle ali di pianoforte e violini e raggiungeva chiunque.

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Te voglio bene assaje, Lucio. Sì, verrebbe da dire così. Te voglio bene assaje per la tua grandezza, per la tua arte, per tutto quello che hai dato. Dato e insegnato. In un mondo schiavo dell’immagine, tu mostravi fiero la tua non bellezza. I tuoi peli, la tua barba, il naso grande e le labbra sottili, i tuoi occhiali da vista. Non eri nemmeno alto, eppure sei sempre stato un gigante. Un gigante splendido, capace di far diventare tutto piccolo. Anche le notti là in America. E adesso cosa farai, Lucio, lassù? Ricomincerai il tuo canto? Stanotte la luna uscirà da una nuvola. Ma a noi non sembrerà più dolce la morte… La tua morte.

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