Piazzapulita: dal modello tedesco alle lacrime della gente comune

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piazza pulita corrado formigli

text-align: justify”>piazzapulita corrado formigliBuste paga, patrimoniale, articolo 18, Imu: c’erano tutti gli ingredienti dell’italiana disperazione, ieri sera, nel piatto di Piazzapulita. La nuova puntata del programma condotto su La7 da Corrado Formigli s’intitolava Loden di ferro, con un provocatorio riferimento all’inflessibile opera messa in atto da Mario Monti e dal decreto Salva Italia. Ospiti in studio, Debora Serracchiani del Pd, Benedetto Della Vedova di Fli, Oliviero Diliberto del Pdci, Antonio Polito del Corriere della Sera, e ancora Udo Gumpel, corrispondente dell’emittente tedesca Rtl, e Alberto Forchielli, partner fondatore di Mandarin Capital Partners. Al di là dei pareri favorevoli o contrari riguardanti l’attività del Premier e dell’attuale Governo tecnico, il quadro emerso è quello di un Paese in ginocchio. E se da una parte Della Vedova cercava di veicolare l’attenzione sui “piccoli risultati” finora raggiunti, fra cui ad esempio la possibilità per gli imprenditori di veder scontati i propri crediti nell’ambito del rapporto con le banche, dall’altra Diliberto accusava la squadra dei ministri di “sottovalutare la disperazione della gente” e ricordava quei recenti, amarissimi episodi di suicidio causati da condizioni economiche a dir poco tragiche.

La Serracchiani, che tendeva sempre ad alzare la voce e ha pure buttato lì un francesismo (“questo è un Paese nella me…!”), era il ritratto di quel Pd combattuto fra il sostegno a Monti e una serie di posizioni che invece dovrebbero andare in senso contrario; Gumpei elogiava invece le mille virtù del “modello tedesco”. Ecco, questa parte del discorso è apparsa un po’ enfatizzata: la Germania è stata per molti versi disegnata come una sorta di paradiso in terra, e forse le cose non stanno esattamente così anche se indubbiamente la situazione – laggiù – è meno difficoltosa. La parte che ha invece aggrovigliato lo stomaco è stata quella riguardante l’Imu, o meglio: le conseguenze dell’Imu sulla gente comune.

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Il discorso è questo: l’Imu sulla prima casa potrebbe anche essere accettabile, ma quella sulla seconda casa è una vera stangata. Un artigiano che crea cornici ha fatto i conti: gli costerà cinque settimane nette di lavoro. E un altro commerciante, avanti con gli anni, non è riuscito a trattenere le lacrime. In linea col tema scelto per la puntata, chiunque intervenisse doveva mostrare la propria busta paga. Ormai è chiaro: la media si assesta sui 1200-1300 euro (fatta eccezione, naturalmente, per i parlamentari e compagnia bella). E quei 1200-1300 euro devono bastare per tante, troppe cose. Ok, qualche risultato starà anche arrivando. Ma è innegabile che il sangue utilizzato è quello dei “normali” cittadini. Sotto questo punto di vista, il Governo sta mantenendo la parola: “vi chiederemo dei sacrifici”, è stato uno dei primi annunci di Monti. Ma per tutto dovrebbe esserci un limite. E anche un risultato concreto. Magari un sospiro da poter finalmente tirare, dopo questa estenuante marcia nell’incubo.

 

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