Recensione “Il sogno del maratoneta”: la favola di un uomo comune che non trova il suo giusto finale

By on marzo 20, 2012

text-align: justify”>“La grande impresa dell’italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici”. Questo fu il commento che si leggeva sul Daily Mail, apparso subito dopo la vittoria beffa del grande maratoneta italiano, Dorando Pietri. A firmare l’articolo con il quale la stampa inglese rendeva merito al nostro campione, era Sir Arthur Conan Doyle, dalla cui penna erano state già generate le prime avventure di Sherlock Holmes, che molti anni dopo, come lo è tutt’oggi, diventerà uno degli investigatori più letti e seguiti in tutto il mondo. Oggi, come ieri, si è celebrato ancora una volta il mito di Dorando Pietri, il maratoneta italiano che, dopo aver combattuto sino allo sfinimento, cadendo per ben cinque volte prima di arrivare alla fine della sua corsa e tagliare per primo il traguardo, venne ingiustamente privato del titolo faticosamente conquistato alle Olimpiadi di Londra del 1908. Abbiamo potuto rivivere le emozioni vissute dal grande campione in quell’istante, e più in generale abbiamo potuto ripercorrere la sua intera esistenza, grazie alla messa in onda, il 18 e 19 marzo su RaiUno, della mini serie in due puntate intitolata “Il sogno del maratoneta”.

Dorando Pietri

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Dorando Pietri

La fiction, liberamente ispirata al libro scritto da Giuseppe Pederiali, intitolato appunto “Il sogno del maratonera. Il romanzo di Dorando Pietri”, edito Garzanti, è nata dalla coproduzione di Rai Fiction con Casanova Multimedia, ed è stata prodotta da Luca Barbareschi, con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte. Proprio a Barbareschi va dato il merito di essersi interessato, nell’ultimo periodo, della produzione di alcune fiction, vedi anche quella sulla figura del presentatore Walter Chiari che ha diviso l’opinione pubblica, grazie alle quali si sono rispolverate biografie di grandi personaggi italiani, spesso dimenticati, mostrando le loro rapide ascese, ma anche le loro cadute, spesso molteplici, e poi ancora le loro risalite. E l’esempio più esplicito è senza dubbio quello del protagonista de “Il sogno del maratoneta”: Dorando Pietri. Un film che parla continuamente di una corsa, ma che spesso si distacca da quella che è la dimensione sportiva della competizione.

La corsa intrapresa da Dorando, nella magistrale interpretazione del bravo Luigi Lo Cascio, rappresenta un traino emotivo, una ricerca affannosa della felicità. Oppresso da una realtà troppo stretta, come quella rappresentata dalla dimensione contadina in cui Pietri nasce e vive per gran parte della sua vita, il giovane Dorando cerca di sfuggire e di elevarsi dall’ambiente in cui vive, scegliendo di puntare solo sulla velocità delle sue gambe. Corre, dunque, in fuga da un mondo, aspro e bastardo, in cui il padrone della fabbrica dove lavora, il signor Barbisio, è anche il despota in grado di annientare i lavoratori, mentre chiunque ambisca a un futuro diverso, e forse anche più libero, deve armarsi di coraggio e scappare. Ed è qui che parte la corsa di Dorando: una corsa irrefrenabile ed inarrestabile che lo porta dalle campagne dell’Emilia Romagna fino in Francia, poi in Inghilterra, dove corre le Olimpiadi di Londra del 1908, vincendole. Poi la beffa: nessuna medaglia e nessuna coppa per lui, escluso dalla gara perché, a pochi metri dal traguardo, estenuato dalla lunga corsa, cade e, nel rialzarsi, viene aiutato da alcuni giudici. La delusione che fa precipitare i sogni del giovane maratoneta, portando ancora una volta Dorando a ripartire dalla sua amata/odiata Carpi. Poi la possibilità di partire per il sogno americano, riprendendosi quella rivincita strappatagli quando già la teneva stretta in pugno. Una fiction, quella de “Il sogno del maratoneta” che non descrive solo una realtà sociale, o una dimensione sportiva, ma che si sofferma anche sull’aspetto sentimentale che coinvolge il protagonista: diviso sempre tra l’amore per due donne, da una parte Teresa (Dajana Roncione), sposa di Dorando e donna legata alla terra natìa del giovane maratoneta, dall’altra Luciana (Laura Chiatti), spregiudicata e attiva operaia che parte per l’America perché incinta.

La storia di Dorando Pietri rappresenta dunque il sogno di un uomo semplice che a pochi passi dalla sua realizzazione cade, non riuscendo a risollevarsi. La storia del giovane maratoneta italiano è la favola di un uomo qualunque che, beffato dalla  sorte, si ritrova ad essere un mito e a passare alla storia per una ‘non vittoria’. La storia di Dorando Pietri è la favola di un uomo comune che non ha trovato il finale giusto alla propria storia.

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