“Thomas Jay, il genio dimenticato”. Una storia che potrebbe diventare una serie televisiva

By on marzo 19, 2012
Thomas Jay libro

Liberiamo lo scrittore Thomas Jay è l’obiettivo di una petizione che è stata lanciata pochi giorni addietro, che è stata ripresa ampiamente da quotidiani online e che è stata diffusa – in maniera quasi irritante – sul web. Una lotta per difendere i diritti di Thomas, scrittore italoamericano, che sarebbe stato vittima dell’indifferenza, dell’emarginazione e dell’ingiustizia. Thomas sarebbe ancora in carcere. Lui che, fino a poco tempo fa, sarebbe fuggito dalle prigioni alla ricerca della libertà. Finito in prigione per furti e piccoli reati, a causa della sua disagiata situazione familiare ed affettiva, adesso avrebbe ritrovato la sua stabilità: starebbe continuando a fuggire.. ma solo “mentalmente”.

Negli anni ’70, infatti, sarebbero usciti i suoi romanzi ma non sarebbe stata rivelata subito la sua identità: solo dopo 6 romanzi e 30 anni di attività, tutti avrebbero scoperto che Thomas Jay era un ergastolano e che sarebbe rimasto in prigione per il resto della sua vita. Adesso in Italia una nota casa editrice ha deciso di pubblicare i suoi libri per non insabbiare la sua verità, i suoi appelli, le sue angosce, le sue paure ed anche la sua lotta, la sua voglia di vivere e il sogno della libertà. E dopo le innumerevoli richieste partite proprio dal web – che ha chiesto a gran voce di approfondire la vicenda – Thomas Jay potrebbe sbarcare in tv. In questi giorni – stando ad alcuni rumors – sarebbero iniziate trattative con produzioni televisive, seriamente interessate alla vita di Thomas. Sulla scia del sensazionalismo, del “piangere a tutti i costi” e confermando ancora una volta il detto che il pubblico, per divertirsi, ha bisogno di piangere, Thomas Jay potrebbe riempire – di lacrime si intende – le nostre serate sul salotto di casa.

free-thomas-jay

Ma chi è Thomas Jay? In realtà si tratterebbe di Stefano Lorenzini che, abbandonato da entrambi i genitori, sarebbe cresciuto in Italia con la nonna toscana. Nel pieno dell’adolescenza, però, la nonna sarebbe morta e i servizi sociali italiani lo avrebbero rispedito al “mittente”: alla madre che, residente in America, lo avrebbe rifiutato. Stefano, allora, sarebbe finito per la strada, avrebbe stretto amicizie con loschi individui fino a diventare un delinquente, dedito a piccoli reati. Dalle prigioni sarebbe fuggito più volte ma, riacciuffato, il suo destino sarebbe stato quello di vivere per sempre lì dentro, dietro quelle desolanti sbarre. Il suo primo romanzo all’età di 15 anni: l’amore per la scrittura sarebbe nato proprio grazie all’incontro con il “vecchio Max”, proprietario di una lavanderia. Sarebbe stato lo scrittore Samuel Atkins a pubblicare le sue opere sotto pseudonimo.

Quasi un giallo, una storia tra verità e finzione. Secondo il Corriere (fiorentino) potrebbe trattarsi anche di un’eccellente campagna di marketing: ad Arezzo le famiglie Lorenzini non avrebbero mai conosciuto un tale Stefano; il sito del Comitato sarebbe stato appena creato e per giunta dalla casa editrice stessa; esisterebbe già un altro libro scritto da A. Libutti; l’ambasciata italiana a Washington avrebbe inoltre confermato che non esistono, sulla base dati degli italiani detenuti in America, nominativi corrispondenti a Stefano Lorenzini nè tanto meno a Thomas Jay. Sarà forse che le “canzonate”sono diventate una moda? Oppure Thomas Jay è davvero in pericolo?

About Fabio Giuffrida

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *