4,8 mln per “La fuga di Teresa”, ma il film sulla violenza domestica è privo di emozioni

By on aprile 11, 2012
la fuga di teresa film rai uno

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E’ andato in onda ieri sera su Rai Uno La fuga di Teresa di Margarethe Von Trotta, il terzo film del ciclo Mai per amore (qui e qui i primi due film andati in onda), prodotto da Claudia Mori e dedicato alla violenza contro le donne. Nel cast Stefania Rocca, Alessio Boni, Nina Torresi e Alessandro Sperduti. La pellicola ha vinto la serata ottenendo 4.794.000 telespettatori e uno share del 16,68%, contro i 4.536.000 di Ballarò.

Mentre Stefano sta operando in ospedale, sua moglie Laura si veste, si trucca, si pettina, bacia la foto delle sue figlie Teresa e Marta ed esce di casa. L’uomo viene avvertito in sala operatoria e accorre sul luogo dove Laura ha avuto un incidente. La sua auto, infatti, è finita in un canale nel porto. L’uomo è sconvolto e va a prendere sua figlia adolescente Teresa in un collegio in Svizzera per riportarla a casa. Dopo i funerali tenta di consolare le sue due bambine, invitandole a riposarsi. Ma Teresa non ci riesce, si chiude in bagno e ricorda i momenti felici con sua madre. Poi decide di incontrarsi con Miki, il suo amico del cuore. Il commissario di polizia interroga Stefano perchè nutre dei dubbi sulle circostanze dell’incidente. La macchina, infatti percorreva un rettilineo e sembra strano possa essere uscita di strada senza alcun motivo. Intanto Teresa continua a ricordare i momenti di sua madre, specialmente quelli in cui la vedeva triste, silenziosa, quasi malata. Laura era depressa, sembrava avesse un esaurimento nervoso e passava la maggior parte del tempo chiusa in camera. Anche Stefano comincia a sospettare che la morte della moglie non sia stata casuale.

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Improvvisamente Teresa decide di fuggire da casa, anche perchè i rapporti con il padre non sembrano essere proprio idilliaci. In questo viaggio verso casa della sua vecchia tata si fa accompagnare da Miki, che è maggiorenne e guida l’auto. Mentre Stefano denuncia alla polizia la scomparsa della figlia, la tata rivela alla ragazza alcuni particolari avvenuti prima del suo licenziamento. La coppia infatti litigava spesso e qualche volta Stefano aveva alzato le mani. Teresa intanto ricorda il giorno che sua madre si era rotta un braccio e che l’aveva accusata di trascurarla. Il giorno dopo la polizia ferma i due ragazzi in auto, riportandoli alle rispettive famiglie. Lo sguardo freddo di Stefano è eloquente. Una volta tornati a casa Teresa e suo padre hanno uno scontro verbale. La ragazza vuole sapere perchè sua madre voleva separarsi, ma l’uomo non vuole affrontare il discorso e sostiene che Laura era malata. Il commissario e la psicologa che indagano sull’incidente continuano a fare domande alle persone vicine a Laura. Persino i fratelli non riuscivano più a vederla da tempo e una strana caduta dalla bicicletta ha segnato il momento di isolamento totale della donna, che oltretutto si era licenziata dall’azienda per cui lavorava.

Poi una sera Teresa riceve una lettera scritta da sua madre in cui le dice di volerle bene ma che si è arresa per disperazione, non spiegando nel dettaglio i motivi della sua profonda crisi. Quella stessa sera Marta sogna i genitori che litigano e Stefano che picchia Laura. La piccola corre da sua sorella e le racconta l’accaduto. Teresa capisce tutto: sua madre era vittima di violenza da parte di quel mostro di suo padre. Arrabbiata gli urla di odiarlo, Stefano fugge via. Anche la polizia attraverso il referto medico della finta caduta in biciletta capisce che c’è qualcosa che non torna e corre in aiuto delle due ragazzine. Stefano le ha drogate e tranquillamente si è recato sul lavoro. Alla fine è costretto a confessare: mentre Laura voleva lasciarlo lui ha perso le staffe colpendo ripetutamente la moglie e provocandole diversi danni fisici. Non solo, la violenza psicologica aveva causato nella donna uno stato mentale tale da annientarla completamente e farle decidere di suicidarsi. Stefano non sembra capire fino in fondo la gravità del suo comportamento. Alla fine resta solo nella sua disperazione, perchè anche le figlie gli vengono tolte per sempre.

I toni drammatici di tutto il film rendono la pellicola abbastanza patetica e irreale. Seppure l’intento volesse essere quello di denunciare un tema delicato come quello della violenza domestica (in questo articolo anche alcuni importanti dati sul tema) la trama messa in piedi dalla Von Trotta non è minimamente paragonabile ai capolavori cinematografici che ci ha regalato durante la sua carriera. La fuga di Teresa sembra una sintesi di una brutta fiction italiana realizzata a basso costo e con degli attori esordienti. Le cause potrebbero essere diverse: evidenti sono i buchi nella sceneggiatura e la lentezza soporifera di alcuni passaggi, mentre ancora una volta le produzioni italiane appaiono superficiali e poco incisive, facendo rimpiangere persino i b-movie americani degli anni ’80. Le emozioni poi sono lasciate fuori dal ciak e i momenti in cui da spettatore si riesce a provare un brivido per quello che accade sono totalmente assenti. L’unico a spiccare è Alessio Boni, che se non altro riesce a dare un senso al suo personaggio grazie alla sua camaleontica espressività.

About Luca Mastroianni

E' nato a Roma ed è un giornalista pubblicista. Ha lavorato presso Legambiente e il Ministero dell'Ambiente, collaborando con agenzie e uffici stampa e occupandosi di attualità, diritti e corsi di giornalismo. Oltre alla scrittura ha grande passione per il calcio, il tennis e la musica. Della televisione ama soprattutto le serie tv degli anni Ottanta e Novanta: da Twin Peaks a La Tata, da C.S.I. a Friends, da I Griffin a Sex & the city.

3 Comments

  1. Sebastiano

    aprile 11, 2012 at 18:50

    Questa recensione è molto ingiusta. le quattro fiction si occupano di un dramma sociale enorme.E del tutto evidente che trattandosi di una fiction alcuni passaggi risultano romanzati.Ma ciò non toglie che questa collana è diretta da un quartetto di registi e interpretato da attori di tutto rispetto.Certo il budget, non si può paragonare alle produzioni americane. ma nonostante la produzione sia non ad alto costo è venuto fuori un prodotto di tutto rispetto. tanto è vero che per la terza serata consecutiva queste fiction hanno avuto il primato negli ascolti.

  2. Mirella

    aprile 12, 2012 at 11:16

    Sono d’accordo con quanto scrive Sebastiano. Ho seguito tutte e tre le fiction trovandole ottime anche se con qualche distinguo. “La Fuga di Teresa” è stata, a mio modesto giudizio, la migliore per la narrazione, per la regia, per il Cast tutti ed in particolare della giovane Nina Torresi che interpreta la parte di Teresa.A parte che mi è sembrato inopportuno che cia stata una critica preventiva dai massmedia che hanno tenuto lontano dagli schermi coloro che si sono fidati di questa critica. Ci sono stati tutti gl’ingredienti per fare non una buona fiction ma “ottima”. Spesso ciò che non è ben accolto dalla critica viene invece gradito dal pubblico.

  3. Luca Mastroianni

    aprile 12, 2012 at 12:37

    certamente! Io ho espresso il mio punto di vista. Sono contento che si è parlato di questo tema in televisione, era ora! Ma purtroppo credo che il punto sia stato focalizzato molto poco (parlo di questa perchè ho visto solo questa). La violenza è stata affrontata in maniera molto “superficiale”, si è dato molto più spazio alla vicenda che al problema in sè. Dove sono le soluzioni? E la denuncia? Dov’è l’approfondimento su un tema così scottante? Insomma, chi è vittima di violenza e guarda questo film perchè dovrebbe trovare il coraggio di parlarne? I toni del film sono concentrati esclusivamente sul dramma in sè. Il punto di vista di Laura è completamente assente. Ci si è limitato a dire che era una vittima e che l’unica soluzione che ha trovato è quella del suicidio. Quello che ho visto io è solo un racconto di un singolo episodio nel quale nessuno è riuscito ad aiutare la vittima… Non mi sembra granchè come messaggio.

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