Andrea Gherpelli, da Faccia d’angelo a Nero Wolfe. Intervista al Moro

By on aprile 12, 2012
L'attore Andrea Gherpelli dirante la serie Faccia d'angelo

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Dopo averla messa in cantiere da almeno da una decina di annetti, finalmente l’intervista al mio amico attore Andrea Gherpelli è stata partorita, con la curiosità e l’attenzione di chi indaga nel mondo dello spettacolo da giornalista, ma anche con la complicità di chi vede a distanza di anni il proprio amico “farcela” in questo duro mondo che è il cinema e teatro italiano. E con questa doppia attenzione noi de La Nostra Tv abbiamo incontrato il bravissimo Andrea Gherpelli, il Moro di Faccia d’angelo con protagonista Elio Germano, andato in onda recentemente su Sky, che si appresta a dedicarsi ad altri lavori,  in primis nella serie in onda sulla Rai Nero Wolfe, in cui reciterà nel sesto episodio.

Quale sarà il tuo personaggio in Nero Wolfe?

Il mio personaggio è Ruggero dei Bosco. Un trentenne compulsivo. E’ dipendente dal gioco d’azzardo e dall’alcol come anche la sorella Trina (interpretata da Veronika Logan). Entrambi vivono nella stupenda casa di Otto (interpretato da Alessandro Haber) con il quale Trina ha una relazione. Il mio personaggio vive alle spalle di Otto e sfrutta la sua ricchezza per portare avanti la sua dipendenza alle scommesse e gioco d’azzardo che lo porta ad essere minacciato di morte più volte dai suoi creditori checontinuano a prestargli denaro che lui continuamente perde. E’ un personaggio esattamente opposto al personaggio del Moro di Faccia d’angelo che invece stava dalla parte della gestione delle bische. Interpretare questo personaggio è una stupenda occasione per mostrare quanto viscidi diventino gli uomini dipendenti dai giochi d’azzardo. Persone pronte ad interpretare mille ruoli diversi a seconda della situazione o delle persone con cui hanno a che fare soltanto per raggiungere lo scopo di ottenere un prestito e continuare ad avere la fiducia dai propri strozzini. Ho lavorato con attori stupendi e con una troupe di grande professionalità e ingegno.

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Torniamo a questo punto a Faccia d’angelo. La serie in due puntate è stata  un vero successo di pubblico e di critica. Quale è stata secondo te la chiave che è riuscita a catturare il pubblico?

Raccontare un territorio in un momento storico che vede lo sviluppo di una classe sociale e l’inviluppo di un’altra classe quella povera che vede peggiorare la propria qualità di vita mentre qualcuno tiene per sé tutta la ricchezza. Insomma niente di nuovo fin qua. Quello che è nuovo è che il territorio che ospita questa storia è quello veneto. Protagonisti un gruppo di ragazzi che scelgono la malavita per risalire. Questa scelta si dimostrerà essere l’errore che li porterà in pochi anni al declino e alla perdita della propria vita e libertà. E niente ha più valore della propria libertà. Tutto questo viene raccontato con una regia cinematografica che non ammicca al pubblico e non cade in tranelli soliti dei film per la televisione. Questo successo dimostra che il pubblico non è così stupido come qualcuno pensa. Il pubblico ha dimostrato di avere bisogno di progetti sinceri e di qualità.

In questo periodo si è letteralmente scoperchiato un mondo sulla malavita del Nord che è stata portata per la prima volta sul piccolo schermo. Da cosa hai attinto per interpretare il personaggio del Moro?

Il lavoro dell’attore è un lavoro continuo. Senza pause. In ogni momento della giornata ci sono input che ti passano sotto gli occhi e come ho accennato in precedenza, la vita reale è stata la fonte a cui mi sono ispirato, la malavita ha ormai monopolizzato molti territori del nostro paese e non è difficile assistere quasi quotidianamente ad eventi legati a questa grossa piaga che dilaga nella nostra società.

Oltre al successo non sono mancate le polemiche di chi afferma che si tende, un po’ come con la serie di Romanzo criminale e Vallanzasca , a mettere in evidenza le storie criminali, cattivo esempio di questa società, a scapito di storie e personaggi più positivi. Cosa ne pensi in proposito?

Le polemiche sono inevitabili, quando si sceglie di raccontare eventi delittuosi che possono colpire per la loro efferatezza. La cosa importante nella visione di queste storie legate al potere del denaro conquistato attraverso la criminalità, è prestare attenzione al modo in cui vengono raccontati i fatti, alla parabola dei personaggi. Se si racconta veramente le loro sofferenze e privazioni oltre che i loro iniziali successi, non si rischia nessuna emulazione. Si raccontano in fondo vite gettate via per la voglia di rivalsa nei confronti della povertà. Personalmente vorrei raccontare storie di personaggi positivi importanti penso a Gino Strada ad esempio. Credo molto nell’importanza “didattica” di alcuni personaggi.

Secondo te questi anti-eroi hanno più fascino nei confronti del pubblico rispetto ad eroi positivi?

Non penso che si debba fare una distinzione così netta, perché anche personaggi definiti anti-eroi, attraverso il racconto lucido e concreto delle loro esperienze possono lanciare messaggi per far comprendere alle giovani generazioni che la vita è troppo importante per gettarla via in modo così brutale. Certamente la curiosità di conoscere la storia di persone che hanno vissuto al limite della società può attirare l’attenzione di un folto pubblico che vuole capire come possa nascere, svilupparsi e di conseguenza inevitabilmente morire il desiderio di questi personaggi di avere successo sfidando la legge. E poi comunque ogni eroe è stato prima di esserlo un anti-eroe. Ognuno di noi contiene dentro di sé l’eroe e l’anti-eroe. Sta noi e alle nostre coscienze scegliere. Io mi sento un eroe.

Pensi che mini serie come Faccia d’angelo aiutino a capire la verità?

Penso che se si vuole capire la verità si debba studiare. Se ci si limita a credere a quello che viene raccontato nei film si crederà ad una realtà reinventata e filtrata dagli sceneggiatori, dal regista e dagli attori. Il cinema è finzione. E’ ricostruzione e reinvenzione. Non ha il compito di raccontare la verità ma di risvegliare la curiosità nel pubblico. Nel caso di questa mini serie è successo che tanta parte del pubblico incuriosita delle vicende da noi raccontate ha seguito su Sky il Documentario “Mala del Brenta” che per davvero racconta l’ascesa e il declino di questa organizzazione criminale. Quindi da parte nostra abbiamo raggiunto l’obbiettivo.

Il tuo personaggio, un po’ come tutti i personaggi della mini serie Faccia d’angelo è caratterizzato da una dualità evidente: da una parte l’uomo, dall’altra parte il criminale. Come è stato dover affrontare questi due aspetti così estremi e antitetici?

Un personaggio difficile, sempre in bilico fra fede e malavita, nato e cresciuto in una famiglia cattolica praticante in continuo conflitto interiore. Una sfida per me, affrontata con determinatezza, ispirandomi alla vita reale. Anni fa assistevo incredulo ad arresti di boss appartenenti a gruppi mafiosi che fanno della religiosità una loro bandiera, con crocefissi e bibbie sul comodino. Il concetto cattolico del timore di Dio, del perdono, dell’assoluzione mette i fedeli in uno stato di sottomissione e confusione. Li deresponsabilizza. Li mette in fondo in pericolo. Attraverso il mio personaggio -il Moro– ho voluto raccontare anche questo.

Cosa ti ha colpito di più della vita dedita all’attività criminale di questi ragazzi?

Il loro modo di essere uniti e aperti alle diversità, grazie alla terra in cui sono nati, terra difficile, piccoli borghi della campagna Triveneta, un mondo totalmente chiuso e dimenticato. Un territorio diviso, dopo gli anni sessanta del boom economico. Da un lato persone ricchissime e dall’altro soggetti che ancora vivevano in povertà assoluta. E fino alla fine comunque sempre vivo il loro bisogno di stare insieme. Di condividere. Tipico di quelle amicizie nate in provincia dove sei solo per davvero.

Originario di Correggio, paese del reggiano ricordato per aver dato i natali a Ligabue, è  il centro in cui è nato, cresciuto e ha trovato ispirazione uno scrittore a me particolarmente caro, Pier Vittorio Tondelli che con Altri Libertini ha narrato per primo, probabilmente la vita di personaggi al limite. Cosa ti ha dato questa comunanza con lo scrittore?

Ho scoperto Tondelli molti anni fa e da subito ho iniziato una collaborazione con il Centro di documentazione PVT di Correggio.  Il fatto di avere in comune lo stesso borgo natio è un grande privilegio perchè mi da la possibilità di sentire parlare delle mie radici in modo così fortemente poetico ed emotivo. Così ad esempio descrive Tondelli il momento del ritorno a casa “scendendo da un treno e annusando quegli odori, ho la profonda consapevolezza di essere impastato di quella nebbia e di quei vapori che la campagna emana in certi giorni dell’anno. E che le mie radici sono da nessuna altra parte che in quel mondo contadino.” Questo punto di vista così emozionale dove niente resta al caso e dove ogni stimolo che ci circonda diventa importante per comprendere se stessi è una modalità di scrittura che lo rappresenta e che ci accomuna, dal mio punto di vista oltre che per comprendere me stesso, per comprendere i personaggi che vado ad interpretare. Tondelli mi ha permesso di ripartire dalle mie radici contadine. Le parole di Tondelli rendono interessanti gesti e situazioni che possono sfuggire alla nostra attenzione. Lui le coglie e le rimanda con poesia, amore e coraggio. Era ed è unico. Risveglia le emozioni spesso sopite dalla velocità e dallo stress. Sembra un medicinale senza controindicazioni. Omeopatico.

Concordo appieno la tua descrizione di Pier Vittorio Tondelli, innovativo anche nel linguaggio. E a proposito di questo, tu da Emiliano, come te la sei cavata col dialetto veneto?

Ho avuto per anni una compagna di Pordenone. Con lei e con la sua famiglia mi son sempre divertito a parlare in veneto, mi ha insegnato le canzoni tipiche locali cantando in coro “se il mare fosse tooccio e le montagne poènta…oih mama che tociate, poènta e baaaccalà”. Una esperienza importante che mi ha permesso anno dopo anno di conoscere a fondo una splendida regione come il Veneto che in comune con l’Emilia ha la campagna, che io amo molto e dove ritrovo le mie radici, perché come i personaggi della miniserie, anche io sono cresciuto in un piccolo paese in cui l’attività per eccellenza è l’agricoltura e dove la terra è un legame indissolubile.

Da spettatrice ho notato una forte armonia tra i membri della banda criminale, specialmente con il Toso, interpretato da Elio Germano. Da cosa nasce questo percepibile affiatamento?

Elio oltre ad essere un bravissimo attore è anche un ottimo cuoco e giocatore di briscola. I nostri personaggi si sono delineati soprattutto durante i momenti precedenti alle riprese. Momenti dove si stava insieme tutti quanti seduti intorno al tavolo condividendo cibo racconti canti risate e sconfitte a carte! Per quanto riguarda i personaggi del Moro e del Toso, la loro intesa nasce indubbiamente dal loro condividere il desiderio di uscire da una condizione di inferiorità rispetto ad individui che si sono arricchiti attraverso l’industrializzazione del Triveneto, la loro voglia di rivalsa travalica qualsiasi senso di etica morale.

Ti abbiamo visto e ammirato il tuo talento, oltre che in Faccia d’angelo, anche in altri ruoli di fiction italiane come Provaci ancora prof. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Oltre a “Nero Wolfe”, sto girando sempre con lo stesso regista Riccardo Donna, la seconda seria di “Un passo dal cielo” per Rai Uno con Terence Hill protagonista. Nel frattempo però non dimentico mai il teatro, mio grande amore. Sto mettendo infatti a punto un nuovo spettacolo di teatro canzone e lavorando su un eroe classico del teatro greco.

Dunque, in bocca al lupo Andrea!

Foto di Roberto Calabrò e Nicola Montanari

About Alessia Onorati

E' laureata in Lettere indirizzo Discipline dello Spettacolo con una tesi sul metalinguaggio nel cinema documentario. Sin dalla tenera età amante della scrittura, è approdata al mondo del giornalismo con uno stage post universitario in un giornale locale della sua zona di residenza per poi iniziare varie collaborazioni da free lance con mensili di spettacolo e siti web. Appassionata di letteratura, viaggi, teatro e cinema, non può fare a meno della tv e soprattutto adora i programmi gialli e horror, nonché di mistero e approfondimento culturale "di qualità".

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