Genoa-Siena: contestazione della tifoseria, giocatori esposti alla gogna, lacrime in campo

By on aprile 22, 2012
Genoa-Siena 1-4, disordini in campo, tifosi infuriati

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Oggi, 22 aprile, la serie A riprendeva il suo corso dopo la tragedia di Piermario Morosini. Ma non è destino che ci sia pace, in questo campionato (tra calcioscommesse e doping). All’8’ della ripresa di Genoa-Siena è scoppiato il putiferio.

Ecco come si sono svolti i fatti: la squadra ligure sta perdendo per 4 a 0, i tifosi esplodono in una rabbia incontenibile e cercano di invadere il terreno di gioco. In contemporanea vengono gettati fumogeni e petardi. L’arbitro decide di sospendere la partita. I giocatori, però, non possono entrate negli spogliatoi perché un manipolo di ultras blocca l’entrata! I capi della tifoseria, in mezzo alle urla e alle contestazioni, fanno una richiesta umiliante ai loro ‘beniamini’: “Non siete degni di indossare questa maglia, toglietevela!” E’ a tutti gli effetti una gogna che i giocatori non possono accettare. In campo si discute di cosa fare, alcuni vorrebbero cedere, altri no. Giandomenico Mesto, esterno rossoblù, scoppia in lacrime, non vuole sottoporsi a questa vergogna ma deve farlo. Alcuni giocatori del Genoa decidono di andare a parlamentare. Marco Rossi, bandiera della squadra rossoblù, fallisce ogni tentativo di diplomazia. Allora è il turno di Giuseppe Sculli, attaccante ben voluto dalla tifoseria. Grida, strepita e ribadisce l’amore per la maglia che indossa. I tifosi solo allora decidono di cedere.

L’ordine viene ristabilito, anche se con un po’ di difficoltà. La partita, in un clima surreale, riprende. Adesso, però, si attendono disordini durante  il dopopartita.

La curva genoana

Le vicende sono state seguite in diretta dalla trasmissione Quelli che il calcio. E’ stata Vittoria Cabello, in concomitanza con Massimo Caputi, a informare il pubblico a casa di quanto stava accadendo a Genova. Le reazioni del calcio non si sono fatte attendere. Tra queste, spicca l’interpretazione ‘sociale’ del presidente della Lazio Claudio Lotito. Secondo il massimo dirigente il calcio è un po’ ‘l’occhio dei popoli’, l’immagine delle frustrazioni della gente comune, che poco hanno a che fare con il calcio.

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