Umberto Bossi e Roberto Maroni, “orgoglio padano” e leadership nello speciale di Mentana

By on aprile 11, 2012
il declino della famiglia Bossi

text-align: justify”>il declino della famiglia BossiUmberto Bossi e Roberto Maroni si stringono la mano simbolicamente davanti a circa 3 mila sostenitori e lanciano una difficile tregua, per non disorientare ulteriormente il loro popolo: “La Lega non è morta, non morirà mai” urla dal palco l’ex ministro dell’Interno, a lungo osannato dai militanti che invocano il rinnovamento della classe dirigente nordista. Grandi scope agitate come emblema della pulizia morale da fare all’interno della Lega Nord, tanti cori sui temi della stretta attualità e tantissimi cartelli e striscioni polemici (indirizzati soprattutto al “cerchio magico” dei bossiani), hanno fatto da cornice  alla “giornata dell’orgoglio padano”: una manifestazione di partito che, alla luce dei clamorosi fatti di cronaca degli ultimi giorni, ha assunto un’importanza cruciale, catturando l’attenzione dei principali media nazionali. Un passo avanti rispetto agli altri, il Tg La7 di Enrico Mentana, in prima linea nella diretta commentata dell’evento, col direttore ancora una volta impeccabile nella conduzione dello speciale in prima serata. La politica ha i suoi tempi e il suo linguaggio, pertanto sta all’abilità dei giornalisti cogliere a caldo il significato di gesti e parole, anche quando i protagonisti rompono gli schemi tradizionali: per questo motivo, per interpretare i proclami e gli sfoghi delle “camicie verdi” in fermento, è servita tutta l’esperienza (e la malizia) di due “big” della carta stampata, Marco Travaglio del Fatto Quotidiano e Maurizio Belpietro di Libero.

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Se da un lato è apparso palese il “sorpasso” di Maroni ai danni dell’uscente segretario leghista, dall’altro (fanno notare in studio) nessuno può immaginare un Carroccio senza Bossi, nonostante l’indiscutibile declino del vecchio leader. Pochi i dubbi sul futuro politico dell’ormai ex tesoriere Belsito (Giovedì al Federale sarà espulso, annuncia Maroni dal palco) e della senatrice Rosy Mauro, bersagliata da fischi e cori sprezzanti, oggetto di una richiesta di dimissioni appena formalizzata da parte del “triumvirato” al vertice del partito. Le interviste ai principali esponenti della Lega, da Matteo Salvini (il più appassionato nel sottolineare “la forza della Lega che porta in piazza sotto la pioggia migliaia di sostenitori) a Luca Zaia (diplomatico nella smentita dell’ipotesi di una sua candidatura alla segreteria nazionale), passando per Francesco Speroni, poco aggiungono al dibattito, data il ritrovato spirito unitario dell’establishment leghista, tatticamente compattato in attesa dei futuri appuntamenti elettorali.

Non infierisce più di tanto Travaglio, quando nota che Bossi è un uomo prostrato, anche se tira fuori scuse un po’ puerili, come la storia di Belsito infilato dentro la Lega da chissà quale Spectre, mentre eccessiva appare (agli occhi dell’editorialista torinese) l’indignazione del popolo “padano” per Rosy Mauro, ieri osannata ed oggi quasi linciata moralmente dalla folla nordista. La malattia del Senatur è una delle cause dell’attuale disastro, almeno secondo Belpietro, per il quale “dal 2004 Bossi non aveva più il controllo della situazione dentro il partito, come a dire che qualcuno potrebbe avere approfittato della debolezza del Segretario: tesi condivisa da una parte non minoritaria della stampa di centro-destra, che sicuramente saluterà con soddisfazione i passaggi del discorso di Bossi (comunque convinto dell’esistenza di un complotto ai suoi danni) in cui il Senatùr scarica ufficialmente coloro (compresi i figli) che hanno danneggiato la Lega con la loro condotta.

Il rebus sul futuro della Lega è ancora da risolvere, ma in ogni caso quella di ieri è stata una tappa fondamentale per il nuovo corso del Carroccio: lo ha capito bene Enrico Mentana, capace di gestire al meglio (riuscendo ad esempio a snellire il dibattito in studio, missione quasi impossibile) un’altra impegnativa “maratona politica”.

 

About Marco Franco

Il giornalismo come "cane da guardia" della democrazia, scrivere per diffondere idee e creare coscienza: queste sono le stelle polari che lo guidano. Studi classici, laurea in Giurisprudenza in arrivo, Marco non ha mai smesso di coltivare i suoi interessi, primo tra tutti la lettura. Libri, riviste e tanti quotidiani sempre al suo fianco, in una continua ricerca delle "verità scomode". Idealista, spesso "controcorrente" e attivo nel volontariato, ama la politica e l'informazione di antica scuola. Riccardo Iacona e Milena Gabanelli i punti di riferimento, per coraggio e professionalità dimostrati sul campo. Esperienza come web writer su diverse piattaforme e come redattore in bollettini d'informazione politica locale. Natura, sport e la musica rock le altre passioni, anzi il carburante per andare avanti!

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