Una grande famiglia, ora anche l’Italia ha i suoi Walker. Debutta in prima serata l’omofobia

By on aprile 17, 2012

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Adesso anche l’Italia scopre quanto sia bello Brothers and sisters, il telefilm americano incentrato sulle vicende del clan Walker di Pasadena e trasmesso fino a qualche tempo fa da Fox e in chiaro da Raidue, con risultati in quest’ultimo caso sottotono. Certo, Una grande famiglia è un’altra fiction – di cui sono andate in onda domenica e ieri le prime due puntate su Raiuno, la seconda ha totalizzato ben 7.118.000 telespettatori e il 26 per cento di share – ma gli sceneggiatori hanno attinto a piene mani dalla storyline del modello americano: naturalmente al centro di un family drama non può che esserci un nucleo parentale (gli Walker negli Usa, i Rengoni in Italia), una macrostoria (l’azienda sommersa dai debiti in entrambi i casi), la famiglia che cerca di andare avanti dopo un lutto (in B & S muore il padre, da noi il figlio più grande), ma chiamare il personaggio di Stefania Sandrelli (Eleonora) allo stesso modo di quello statunitense è un insulto alla creatività dello sceneggiatore più bravo.

Ma nomi a parte, il punto di forza di questa serie in sei puntate risiede  nello scandagliare le problematiche tipiche di ogni famiglia, passandole in rassegna come un’enciclopedia della vita senza ordine alfabetico: la vita, la morte, l’amore, il tradimento, i segreti, i dissapori tra suocera e nuora, il rapporto con la religione, l’omosessualità. Fermiamoci su questi due ultimi aspetti: nel primo caso la religione svolge quella funzione di discriminante che separava nel telefilm americano Kitty dal resto della sua famiglia, in Una grande famiglia la notevole fede dell’avvocato Laura cozza puntualmente con il suo fallimento di moglie – il divorzio – e di madre – il burrascoso rapporto con Nicolò. E finalmente su Nicolò la fiction scoperchia un tabù su una piaga sociale che Glee combatte dalla sua prima stagione: l’omofobia, a causa della quale migliaia di ragazzi americani – ma anche del nostro Paese, il fenomeno purtroppo qui è poco documentato  – decidono di mettere fine alle proprie esistenze.

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Il figlio di Laura è infatti continuamente chiamato “frocetta” dai suoi compagni di scuola –  con la scena del tentativo di violenza ai danni del ragazzo con un rapporto orale abbiamo capito definitivamente che nessuno visiona nulla prima della messa in onda – e nella puntata di ieri abbiamo visto come il ragazzo abbia reagito, ovvero colpendo con una spranga di ferro uno dei suoi carnefici. Un gesto vergognoso comunque ma siamo curiosi di come la fiction svilupperà questa storyline, pregando che gli autori non “eterizzino” il ribelle personaggio di Nicolò. Certo, non si chiede che gli facciano adottare dei bambini a 16 anni, ma almeno gli venga garantita una normale love story.

About Marcello Filograsso

Studia Giornalismo all'Università degli Studi di Bari e ha esperienza come blogger e addetto stampa di un giovane politico della sua città. Il suo primo amore è la televisione, soprattutto per le serie tv americane come le sitcom "Will & Grace", "Modern Family" e "Tutto in famiglia". Ha la passione per il canto - che sfoga solo al karaoke - e segue con molto interesse i talent show come "X Factor", da quest'anno su Sky. Ama leggere quotidiani, settimanali e libri che parlano di televisione. Il suo modello di critico televisivo è Aldo Grasso. Il suo ambizioso sogno è condurre il Festival di Sanremo.

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