Agcom: “Gli italiani ancora teledipendenti”. La riforma Rai e il conflitto di interessi mai risolti

By on maggio 3, 2012

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Nonostante la grande diffusione di Internet gli italiani restanno dei tele-dipendenti: il quadro tracciato da Corrado Calabrò, il presidente dell’Agcom, l’Autorità Garante per le Telecomunicazioni, è quello di un Paese perennemente in ritardo. Siamo indietro sulle infrastrutture, ben al di sotto della media europea per diffusione della banda larga e per numero di famiglie connesse ad Internet, e rimaniamo affezionati alla tv generalista, anche se dal 2005 lo share ha fatto registrare una flessione significativa. Negli ultimi 7 anni il numero di utenti Internet in Italia è cresciuto da 2 a 27 milioni, nonostante il mancato sviluppo della banda larga rappresenti per il Paese un costo enorme, tra l’1 e l’1,5% del Pil. “In un settennio internet ha cambiato la faccia e la mentalità del mondo dei media – scrive Calabrò nella sua relazione di fine mandato ha dematerializzato servizi e prodotti e ha cambiato la fruizione stessa dello spazio e del tempo. Ma ha anche allargato l’area dei lettori dei libri e dei giornali“.

Ma a farla da padrone in un Paese che legge e si informa poco è sempre nostra signora Tv: il quadro designato dall’Agcom è quello di una condizione statica, in cui Rai, Mediaset e Sky continuano a spartirsi le risorse del settore, costituendo enormi barriere all’ingresso per i nuovi competitor. La concorrenza tra i tre colossi non ha segnato un aumento della qualità dei programmi, che invece risulta sempre più omologata verso il basso, all’insegna dell’audience facile: la nostra tv “resta fondamentalmente una finestra sul cortile di casa nostra, una grande tv locale, con un esagerato interesse per i fatti di cronaca nera e con la tendenza a trasformare i processi giudiziari in processi mediatici“. Le sei reti Rai/Mediaset conservano il grosso dello share medio giornaliero, con il 67% (una cifra ancora alta, ma in notevole calo rispetto all’85% del 2005), la promessa terzopolista di La7 ha conquistato quasi il 4%, mentre a Sky va il 7%.

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La rivoluzione digitale segna numeri importanti: ad oggi sono 22 milioni le famiglie dotate di ricevitori digitali terrestri e 8 milioni quelle abbonate alla pay-tv. Entro l’anno in tutta Italia la televisione dovrà passare dal sistema analogico a quello digitale. Nel bilancio di fine mandato, Calabrò parla anche di conflitto di interessi che ha cristallizzato il nostro sistema radiotelevisivo: l’attuale legislazione è decisamente carente, tocca al Parlamento il compito di adeguarla. E poi c’è l’odiata parcondicio, che per Calabrò resta un metodo indispensabile di gestione dell’informazione televisiva, ma con regole che vanno aggiornate, visto che Internet ha stravolto radicalmente i principi della tv generalista.

A preoccupare l’Agicom è sempre il nodo Rai: se l’evasione del canone resta altissima, il problema principale è la riforma della televisione pubblica. “Solo i morti hanno visto la fine del dibattito sulla Rai” dichiara Calabrò citando a suo modo Platone. “Nei limiti della propria competenza, l’Autorità – ha sottolineato Calabrò – ha tentato di promuovere una riforma della Rai che la svincolasse dalla somatizzata influenza politica e ne reimpostasse l’organizzazione con una governance efficiente, una migliore utilizzazione delle risorse e la valorizzazione del servizio pubblico“. Tutto inutile, i partiti sono ancora lì, ma il rinnovo del Consiglio di amministrazione è alle porte.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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