Augusto Minzolini torna all’attacco: “Il mio Tg1 era più visto rispetto ad oggi”

By on maggio 31, 2012
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text-align: center”>Augusto Minzolini difende il suo Tg1

E’ tornato a dire la sua dai microfoni di Radio2, ospite di Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro a Un giorno da pecora: l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini non rinuncia al ricordo della sua esperienza in Rai (più che fallimentare, sotto tutti i punti di vista e a prescindere dalle opinioni politiche), conclusa con il suo allontanamento dall’azienda dopo il rinvio a giudizio per peculato. Il cda Rai gli aveva sottratto la guida del principale Tg italiano quando la Procura di Roma avanzò nei suoi confronti l’accusa di aver speso quasi 70 mila euro in un anno e mezzo (cifra poi restituita all’azienda) con la carta di credito aziendale della Rai, per viaggi, alloggi e benefit di varia natura. Una vicenda per cui la Rai si è costituita parte civileper il danno di immagine e per i residuali profili di danno non patrimoniale“. Solo poche settimane fa il ricorso del giornalista, con richiesta di reintegro d’urgenza nel suo vecchio ruolo, era stato respinto dai giudici.

Così, dopo mesi di silenzio, Minzolini è tornato a parlare di sè e della sua vicenda professionale in Rai: intervistato da Sabelli Fioretti e Lauro, non ha esitato a rivendicare la bontà della sua informazione, sostenendo che il Tg1 sotto la sua guida non fosse affatto precipitato negli ascolti e nella credibilità, anzi. Secondo l’ex “direttorissimo” (così amava chiamarlo l’ex premier Berlusconi durante le loro numerose ed affettuose telefonate), i dati confermerebbero che il Tg1 senza Minzolini ha perso punti. Ad occhio e croce, sarà che la fiducia dei telespettatori quando è persa è persa, ma Minzolini ne fa una questione personale: “Vi ricordate tutta la questione degli ascolti che c’era con me? L’attuale direttore del Tg1 (Alberto Maccari, ndr), che io stimo, fa un telegiornale che, nel mese di aprile, ha due punti e mezzo in meno di share rispetto a quando c’ero io. E addirittura si è dimezzata la distanza col Tg5“.

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In realtà non c’è da gioire, e comunque il Tg1 minzoliniano era crollato a minimi storici davvero imbarazzanti per Viale Mazzini (anche il 16,1% di share, superato di oltre 5 punti dal Tg5). Alla curiosità dei conduttori che chiedono da dove prendesse le fantasiose notizie sui temi più disparati che riempivano il suo tg, Minzolini spiega che “il 90% dei servizi che sono andati sul Tg1 quando c’ero io venivano presi dai giornali, si prendeva spunto da lì. Poi quando uno fa questo mestiere molto spesso pensa anche agli ascolti“. In vista di una possibile vittoria alle prossime elezioni della coalizione di centrosinistra, Minzolini si sbilancia facendo il nome di Massimo Giannini, oggi vicedirettore del quotidiano La Repubblica, come possibile candidato alla poltrona di direttore del Tg1, non nascondendo che tornerebbe volentieri ad occupare quel ruolo. Nessuna novità invece in merito ai suoi rapporti con la Rai: negli ultimi mesi si era parlato di un possibile ritorno a Viale Mazzini con un incarico diverso ma comunque prestigioso, quello di corrispondente estero da New York. Per ora tutto tace. D’altronde, con il rinnovo del consiglio d’amministrazione alle porte, in Rai c’è ben altro a cui pensare.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

One Comment

  1. Valerio

    giugno 1, 2012 at 14:56

    È incredibile la disonestà intellettuale di tutte queste trasmissioni che danno sfogo ai mal di pancia di questi presuntuosi lottizzati. Il fatto che Maccari vada male in ascolti non toglie che il tg diretto da Minzolini facesse comunque schifo. Maccari fa due punti in meno di share perché non ha cambiato linea editoriale rispetto a Minzolini. Il centrodestra continua ad essere il dominus della visione politica del primo telegiornale nazionale, infatti andrebbe ricordato a Mizolini e a tutti gli altri mestatori dell’orrido che l’attuale successore del lamentante è stato – esattamente come lui – eletto in consiglio d’amministrazione Rai con i soli voti dei consiglieri di riferimento della maggioranza di centrodestra, quando i consiglieri di opposizione avrebbero voluto un altro nome che fosse garante se non di tutti, almeno trasversale a quelle diverse culture politiche che oggi sostengono il governo Monti, che vanno oltre il Pdl. Invece il centrodestra, che non si smentisce mai, ha colto l’occasione per piazzare dopo la bufera giudiziaria che ha investito Minzolini, una figura che continuasse a garantire loro un trattamento privilegiato in vista dell’imminente campagna elettorale. Non considerare il contesto in cui matura una vicenda è fuorviante e induce a valutazioni sbagliate. Vedendola da sinistra Maccari non piace a molti telespettatori perché continua ad essere evidente la politicizzazione del primo telegiornale nazionale. Il problema è proprio questa concezione dell’informazione come ufficio stampa dei partiti al potere (quali che siano) unita alla deprivazione della libertà dei vari componenti di un redazione a raccontare i fatti della politica e non solo tout court, in modo indipendente ai dettagli che questo o quel partito gradisca che non vengano filtrati. A vantaggio di Maccari va detto che lui non arriva per servilismo a fare editoriali modellati su misura del padrone all’interno del notiziario della prima rete e senza contraddittorio, in un periodo in cui si sarebbe voluto impedire a Santoro di andare in onda con un talk show. Il disgusto che molti avevano rispetto alla deferenza di Minzolini per il capo del Pdl spiega quei due punti in più, erano “masochisti” del tubo catodico.

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