Il progetto di Giovanni Minoli per sostituire Michele Santoro è stato bocciato dal CdA Rai

By on maggio 18, 2012
Giovanni Minoli

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La Rai ha rifilato una bella bocciatura a Gianni Minoli. Il suo progetto è stato respinto dal Consiglio di Amministrazione della Rai. Perché la sua idea è stata respinta? Innanzitutto, per una questione di soldi. Giovanni Minoli era intenzionato a far pesare ‘le sue competenze’ e la sua esperienza e ha chiesto 600mila euro all’anno per 3 anni. Cifra, questa, che la Rai non può permettersi di spendere, visto i conti in costante deterioramento. Inoltre, il Consiglio di Amministrazione ha giudicato Minoli una persona poco adatta a sostituire Michele Santoro. Il giornalista, già direttore di Rai Storia,si era infatti proposto per sostituire il giovedì in prima serata Anno Zero.

Eppure, la creatura che Giovanni Minoli aveva in mente non sembrava malaccio. Nelle sue intenzioni, il giovedì sera sarebbe da occupare con un programma alla Mixer, successo storico che reca a firma proprio di Giovanni Minoli. Insomma, un programma di approfondimento politico per sostituire… Un programma di approfondimento politico. Certo, tra Mixer e Anno Zero le differenze sono abissali: abbottonato il primo, ‘effervescente’ il secondo. Insomma, Mixer non avrebbe offerto lo stesso pathos del programma di Santoro, che faceva della contrapposizione e della dialettica violente la sua arma principale.

Giovanni Minoli

Forse è stato anche questo, in fin dei conti, a far decidere il Consiglio di Amministrazione per la bocciatura. I dirigenti Rai, dunque, devono risolvere ancora il problema del buco causato dalla dipartita di Anno Zero. Da più parti si sta facendo un nome, quello di Gianluigi Paragone. Conduttore de l’Ultima Parola, ha dimostrato di saper gestire programmi di quel tipo e di fare ottimi ascolti: nonostante la collocazione scomoda (seconda serata) porta a casa con facilità un bel 13% di share al giorno. Niente male: una promozione alla prima serata non stupirebbe nessuno, ma potrebbe essere ostacola da motivi politici.

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