Bruno Vespa non fa giornalismo: per il giudice Porta a Porta è un programma di spettacolo

By on giugno 3, 2012
Bruno Vespa non fa giornalismo a Porta a Porta

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Chi di noi non l’ha mai detto o pensato almeno una volta: Porta a Porta non è un programma giornalistico. Stavolta a metterlo nero su bianco è stata una sentenza del tribunale del lavoro di Roma, che ha definito chiaramente Porta a Porta un programma in cui l’attività del conduttore non può essere definita di carattere  giornalistico. Tutto è nato dalla richiesta dell’Inpgi (la cassa di previdenza dei cronisti) alla Rai dei contributi pensionistici non versati per gli anni 2001-2003: la sentenza risale ad un anno fa, ma solo negli ultimi giorni, in cui è in corso l’appello, è emersa all’onore delle cronache. Stando a quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, nella sentenza il giudice Paolo Mormile definisce l’attività svolta da Vespa come autonoma rispetto alle norme che regolano il contratto nazionale dei giornalisti, in quanto la sua funzione è “squisitamente autoriale e di conduzione“, pertanto non riconducibile al giornalismo.

Le parole del giudice sono piuttosto eloquenti: “Nulla è emerso che convinca della natura ontologicamente giornalistica del programma ‘Porta a porta’ – riporta Il Fatto Quotidianochiaramente appartenente al genere dei programmi di intrattenimento e approfondimento culturale e politico, realizzato come vero e proprio talk show (imperniato sulla carismatica figura di anchorman del noto conduttore) per mezzo di una scenografia, di un tema musicale e di un canovaccio tipici di un format televisivo, del tutto diverso, come tale, dai notiziari o dai servizi giornalistici in senso stretto“. Insomma, detto in soldoni, a Porta a Porta si fa spettacolo, al massimo infotainment (una categoria ibrida che contiene tutto e il suo contrario), ma nulla che possa qualificare il programma come giornalistico in senso stretto.

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Secondo quanto stabilito dalla sentenza, a partire dal 2001 Vespa non può più considerarsi un lavoratore subordinato della Rai, bensì un collaboratore autonomo, pertanto i contributi sulla sua attività vanno versati, coma già fatto dall’azienda, all’Inps e all’Enpals (Ente nazionale di previdenza e di assistenza dei lavoratori dello spettacolo) e non all’Inpgi. Per ora nessuna dichiarazione dal diretto interessato, ma a commentare la decisione del tribunale, è intervenuto Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine della Lombardia, secondo il quale la sentenza in questione “sovverte solidi principi” e mette in discussione l’evidente attività giornalistica svolta da Vespa: “E’ un giornalista e il suo ruolo è paragonabile a quello di un direttore responsabile“. Con 16 lunghi anni di messa in onda, secondo Abruzzo, le oltre duemila puntate “strutturate allo stesso modo e le interviste a personaggi di spicco della, politica, dell’informazione e dell’intrattenimento sono quasi un corollario della professione giornalistica in senso stretto“. A qualificare Vespa come giornliasta sarebbero dunque principalmente le chiacchierate con i suoi ospiti: Fare le interviste è una chicca della nostra professione. E Vespa fa interviste a persone importanti”. Sarà. Ma tra un plastico e l’altro, un politico e una miss, tuttologi e opinionisti a volontà, non ci sembra poi così assurdo che l’attività di Vespa sia qualificata come spettacolo. E, se ci è concesso, neanche della migliore specie.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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