Concerto per l’Emilia, raccolti due milioni e mezzo di euro

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text-align: justify”>zucchero concerto emilia fotoE’ andata bene, anzi benissimo: il Concerto per l’Emilia, trasmesso in diretta ieri su Raiuno e conclusosi intorno all’una di notte con l’esibizione dei Nomadi (Dio è morto), ha permesso di raccogliere ben due milioni e mezzo di euro per le popolazioni colpite dal sisma. Lo ha reso noto Fabrizio Frizzi, che condotto l’evento; un milione è stato totalizzato con la vendita dei biglietti d’ingresso allo stadio Dall’Ara di Bologna (trenta euro cadauno, nessun omaggio), l’altra parte è arrivata dagli sms di 2 euro inviati dal pubblico da casa. E diciamolo: ancora una volta gli italiani, la cosiddetta “massa” e non la parte dei cosiddetti “eletti”, hanno dimostrato di avere davvero un grande cuore. Ottimi risultati anche in termini di audience: la prima parte del concerto è stata seguita da 5.713.000 spettatori con il 27.38 per cento di share, mentre la seconda da 2.567.000 spettatori con il 26.88 per cento di share. Ergo, la rete ammiraglia si è aggiudicata la serata.

Sul palco si sono avvicendati grandi nomi, grandi artisti emiliani. Che, di certo, non hanno fatto sentire la mancanza di Vasco Rossi rimasto a casa. L’apertura è stata affidata a Zucchero, che si è esibito con Per colpa di chi. Poi è toccato a Francesco Guccini (il primo ad aderire all’iniziativa) e alla sua Il vecchio e il bambino. Quando è apparsa Caterina Caselli, assente sulle scene da moltissimo tempo, c’è stata una vera e propria pioggia di applausi: “Manco da quarantadue anni – ha detto – e ho una gran voglia di essere qui, volevo essere a Bologna a cantare per i nostri fratelli“. E vai con un duetto insieme a Guccini (Per fare un uomo) e con un assolo sulle note di Arrivederci amore ciao. Intorno alle 21.45 è arrivato Luciano Ligabue, come sempre venerato e festeggiato. Voce e chitarra, braccia asciutte e sguardo forte, ha regalato due belle versioni de Il giorno di dolore che uno ha e Il meglio deve ancora venire. Su tutti e tutto regnava lo sguardo soddisfatto e commosso di Beppe Carletti dei Nomadi, colui che ha voluto e organizzato il concerto: “È uno spettacolo che non ho mai visto dal palco, per me è una gioia incredibile. È la gioia più grande, non tanto per me, ma per la gente che sta soffrendo“. E andiamo.

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Poi Raffaella Carrà, che si è scatenata, che non si è risparmiata, che ha inviato un messaggio ai “potenti: dovete alleviare questa burocrazia tremenda e mettere in atto subito i piani d’azione che avete pensato“. E poi ancora i Nomadi con Io Vagabondo, l’attore Alessandro Bergonzoni con il monologo dedicato alla terra, gli Stadio con Sorprendimi e con un duetto insieme a Gianni Morandi (Chiedi chi erano i Beatles). Da pelle d’oca l’omaggio a Lucio Dalla, di nuovo con gli Stadio e Morandi, che hanno scelto Piazza Grande.  Presenti all’appello pure Nek, Alberto Tomba, Samuele Bersani, Paolo Belli (che ha coinvolto il pubblico in quel toccante mare dell’amore fatto con le mani ondeggianti a destra e a sinistra), Luca Carboni (Silvia lo sai). Laura Pausini si è esibita insieme all’amico e collega Cesare Cremonini in Caro amico ti scrivo, in chiusura hanno fatto la loro comparsa Andrea Mingardi e Cisco e i Modena City Ramblers.  In chiusura, appunto, quel Dio è morto perché “Se Dio muore è per tre giorni, poi risorge“. L’ultimissimo saluto di nuovo con Caro amico ti scrivo, questa volta intonata da tutti. E tutti, tutti meritano i complimenti.

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