Euro 2012: l’Italia campione d’Europa solo nel 1968, trascinata da Riva, Facchetti, Rivera e Zoff. E oggi?

By on giugno 6, 2012

text-align: center”>L'Italia vince gli europei solo nel 1968 con Riva e Rivera

Speciale Europei di Calcio 2012 de LaNostraTv – Ormai i tifosi scalpitano per l’imminente inizio degli Europei 2012 targati Polonia e Ucraina, tra meno di una settimana. L’attesa è al massimo, ma per la nostra Nazionale le aspettative non sono delle migliori, considerata la condizione degli avversari da affrontare (uno su tutti, la Spagna che ci toccherà incontrare già nel girone di eliminazione), le ultime prestazioni azzurre alquanto deludenti e le vicende del calcioscommesse che hanno turbato non poco l’ambiente della nostra Nazionale. Ma forse, proprio per questi motivi, c’è anche tanta voglia di combattere, perchè si dice (e chissà che non sia solo un luogo comune) che nei momenti peggiori il nostro Paese sia capace di tirar fuori il meglio sè. E allora, quale momento migliore per dimostrarlo? Sono in molti in questo senso a guardare con speranza al futuro ricordando il trionfo dei Mondiali del 2006, arrivato dopo le note vicende di Calciopoli, mentre sono in pochi a ricordare l’unica vittoria degli azzurri agli Europei, quelli del ’68, che furono giocati, tra l’altro, nella fase finale proprio qui in Italia.

Con 31 squadre divise in 8 gironi, l’Italia si ritrova insieme a Svizzera, Cipro e Romania, e trascinata dai goal di Gigi Riva, superava senza problemi la fase eliminatoria. Ai quarti di finale c’era l’incontro con la Bulgaria, dove il milanista Pierino Prati, con una rete all’andata e una al ritorno, contribuì all’accesso alla fase finale degli azzurri. Fase finale che per decisione della Uefa  si svolse proprio nel nostro Paese, tra l’entusiasmo di tutti i tifosi azzurri, speranzosi di assistere ad una grande Italia guidata da giocatori-simbolo come Sandro Mazzola, Angelo Domenghini, Dino Zoff, Giacinto Facchetti, il pallone d’oro Gianni Rivera e il commissario tecnico Furio Valcareggi. Di quell’anno i tifosi più appassionati ricorderanno forse le semifinali con l’Urss, un avversario tosto, che per 120 minuti riuscì a contenere l’offensiva azzurra e lasciando gli spettatori col cuore in gola fino al lancio della monetina (con la partita chiusa sullo 0-0 e l’assenza dei calci di rigore, all’epoca era la sorte a decretare il vincitore dell’incontro): provocando il delirio di migliaia di tifosi allo stadio San Paolo di Napoli, l’arbitro tedesco Tschenscher decretava l’Italia finalista.

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L’attesa finale, giocata allo Stadio Olimpico di Roma contro la Jugoslavia, forte della vittoria sulla temibile Inghilterra in semifinale, sembrava destinata ad essere una partita al cardiopalma per gli azzurri, che privati di Rivera infortunato, si videro sotto di un goal nel primo tempo. Solo a dieci minuti dalla fine, Domenghini trovò la punizione vincente che portava il match ai supplementari, ma neanche questi bastarono a decretare il vincitore dell’incontro, tanto che la partita dovette essere ripetuta due giorni dopo: regole oggi impensabili, che tennero il pubblico col fiato sospeso in attesa della ripetizione del match. Di nuovo a Roma, questa volta, l’Italia rimaneggiata nella formazione da mister Valcareggi sembrava davvero un’altra squadra, capace di dominare l’incontro e mettere in cassaforte il risultato già poco dopo la mezz’ora, con le reti di Riva e Anastasi, imponendosi sulla Jugoslavia per 2-0.

In quell’occasione l’Italia aveva davvero dimostrato di meritare la vittoria e il titolo di campione d’Europa, a prescindere dalla monetina. L’aveva meritato perchè aveva messo in campo quella che sarebbe rimasta la generazione di calciatori più forti nella storia del calcio italiano. E nonostante i nostri portabandiera oggi non abbiano certamente la stessa stoffa e lo stesso spessore, è ovvio che la speranza dei tifosi è che si ripeta un’impresa del genere, che Prandelli riesca a emulare le gesta del suo predecessore Valcareggi portando al trionfo gli azzurri. E non solo per il morale dei tifosi che, dopo le ultime cronache giudiziarie, lungi dall’essere alle stelle, è invece finito sotto i tacchetti, ma per dimosrare che qualcosa di buono e di bello da vedere c’è ancora. Dopo la pessima figura offerta al mondiale in Sudafrica, affossata da una credibilità messa sempre più spesso in discussione, che almeno la nostra Nazionale torni a farci vedere il bel calcio, quello giocato.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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