I partiti sulle nomine Rai di Monti: il Pdl difende la Lei, il Pd inneggia al commissariamento

By on giugno 10, 2012

text-align: center”>Partiti sulle nomine rai: critiche dal Pdl, approva il Pd

La scelta di Mario Monti di indicare le nomine dei ruoli-chiave in Rai senza passare dalla consultazione dei partiti ha generato fin da subito, soprattutto sul versante del Pdl, polemiche e malcontenti per nulla celati. Immediatamente pronti a protestare per l’eccessivo decisionismo del Premier, gli esponenti del partito di Berlusconi (pardon, formalmente la guida è nelle mani di Angelino Alfano) hanno voluto testimoniare con forza la fedeltà a Lorenza Lei, direttore generale uscente eletto quando al governo c’era la coalizione di centrodestra e a Palazzo Chigi risiedeva il Cavaliere. Già all’indomani delle nomine di Anna Maria Tarantola alla presidenza e Luigi Gubitosi alla direzione generale Rai, il Pdl aveva insistito nel richiedere le motivazioni della mancata riconferma della Lei nel suo ruolo, polemiche che continuano a montare nel centrodestra: pur riconoscendo ”i curricula di tutto rispetto” dei nominati, Cicchitto dà voce al malcontento del partito sostenendo di fare ”fatica a comprendere il perché di una improvvisa sostituzione di Lorenza Lei“. A favore della Lady di Ferro di Viale Mazzini, ci sarebbe l’approvazione del primo bilancio in attivo dopo cinque  anni. Ma evidentemente a Monti non è bastato.

Le polemiche innescate dalle nomine riguardano anche la scelta di indicare direttamente il nome del direttore generale (per la legge Gasparri, va nominato dal cda d’intesa con il Ministero del Tesoro, ndr): “l‘indicazione del dg da parte del governo è una forzaturaha detto Cicchitto – visto che è il Cda che formalmente lo nomina, in sinergia con l’esecutivo; pensare di snaturare del tutto gli attuali assetti rovesciando pesi e contrappesi potrebbe diventare una forzatura inaccettabile“. E poi ancora, a non andar giù al Pdl è la decisione di modificare alcuni meccanismi della governance, che attribuirebbero alla neopresidente Rai la facoltà di autorizzare le scelte del direttore generale per spese fino a 10milioni di euro, con conseguente depotenziamento del consiglio d’amministrazione. Un’operazione definita di “commissariamento” dell’azienda, contestando “l’ipotesi di modificare totalmente ruoli e poteri: spicca il paradosso di un fortissimo depotenziamento del Cda e dello stesso direttore generale, attraverso varie modalità, non ultima la possibilità di non passare dal consiglio di amministrazione per cifre fino ai 10milioni di euro“. “Se ciò avvenisse – spiega ancora Cicchitto – ci troveremmo di fronte ad un commissariamento dell’azienda, che invece deve svolgere con trasparenza, competenza ed equilibrio fra i vari poteri (Dg, presidenza, Cda, Vigilanza Rai) il proprio fondamentale ruolo di servizio pubblico“.

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Di commissariamento parla anche il Pd, ma in un’accezione positiva: il partito di Bersani ha già annunciato che non parteciperà alle nomine del cda, esprimendo soddisfazione per le scelte di profili indipendenti ed esterni alla politica effettuate dal Premier. A spiegare la posizione del partito è l’ex Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, interpretando le nomine attuali come un passo in avanti verso la tanto attesa riforma della Rai: ”Le procedure adottate da Monti per nomina vertici sono anticipazione di una riforma dell’ordinamento del sistema radiotelevisivo“, ha scritto in una serie di interventi su Twitter. “Di fatto e per fortuna siamo al commissariamento, allora governo suggerisca alla Commissione un elenco di 7 garanti da eleggere nel Cda“.  Per l’esponente del Pd la  decisione del Presidente Monti di affidare le redini della Rai a “profili alti dello stato e della società, competenti ed autonomi” può rappresentare una svolta nella governance del servizio pubblico. Ma non basta, perchè la richiesta del partito è quella di continuare sulla linea del commissariamento: ”Monti ha giustamente compiuto atti straordinari ora vada in fondo (…) il governo proceda assumendosi le responsabilità aiutando così il Parlamento a recuperare funzione indirizzo e controllo su scelte grandi“.

La decisione di Monti sta calamitando crtiche aspre, invece, da Italia dei Valori e Sinistra ecologia e libertà: nel mirino c’è soprattutto la provenienza bancaria, o comunque riconducibile all’alta finanza, dei nomi indicati da Monti. Perchè affidare un’azienda che opera nel campo della produzione culturale a persone che sono evidentemente a digiuno della materia? Critiche che fanno il paio con quelle arrivate dai due candidati alla guida della Rai scartati dal Premier, Carlo Freccero e Michele Santoro, e che non si esauriranno certamente nel breve periodo.

 

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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