Michele Santoro sulle nomine Rai: “Monti ha una banca al posto del cervello”. E su Servizio Pubblico…

By on giugno 9, 2012
Michele Santoro sulle nomine Rai: "Monti ha una banca nel cervello"

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Le nomine Rai sono state ufficializzate ieri dal presidente del Consiglio Mario Monti in conferenza stampa a Palazzo Chigi: due i nomi indicati dal premier che dovranno passare ora al vaglio della Commissione di Vigilanza Parlamentare e del nuovo cda di Viale Mazzini. Due i nomi che guideranno l’azienda in un delicato periodo di crisi e che, tanto per cambiare, con il mondo della tv e dell’editoria c’entrano ben poco. Alla presidenza ci sarà Anna maria Tarantola, già vicedirettore generale della Banca d’Italia, mentre per la direzione generale è stato candidato Luigi Gubitosi, ex amministratore delegato di Wind e manager di Fiat.

Contemporaneamente alla conferenza stampa di Monti, Michele Santoro concedeva un’intervista alla direttrice del Manifesto Norma Rangeri, in cui commentava la sua esperienza indipendente con Servizio Pubblico e analizzava le principali questioni politiche legate alla tv. La notizia della decisione di Monti ha trovato subito una critica senza sconti da parte del giornalista: “Regole nuove per indicare i nomi: zero. Fantasia: zero. Mi pare che Monti abbia una banca al posto del cervello“. Santoro si era autocandidato alla guida della Rai nelle vesti di dg, insieme a Carlo Freccero, direttore di Rai4, candidato alla presidenza. Non tanto con la speranza di spuntarla sugli altri candidati, quanto con l’intenzione che tali soggetti si facessero avanti presentando le proprie credenziali prima di essere nominati dal Tesoro, con un procedimento che fosse all’insegna della trasparenza e della meritocrazia. “Se non noi, almeno scegliesse due persone più adatte di noi” era il messaggio indirizzato al Premier.  Ma pare che, nonostante i loro curricula siano stati presi in considerazione (almeno così ha sostenuto Monti in conferenza stampa), siano stati prediletti profili indipendenti e dalle “competenze gestionali” piuttosto che prettamente televisive. Ma quale Rai avrebbe voluto realizzare Michele Santoro?

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“Darei un profilo forte alle reti maggiori – spiega Santoro – e poi, come dice Freccero, stabilirei un sistema di relazioni con le reti tematiche. L’omologazione non ha pagato”. Un servizio pubblico che torni a fare quello che il mercato non fa, che faccia da stimolo alla crescita economica e culturale del Paese. D’altronde era questo il piano editoriale presentato al Festival del Giornalismo di Perugia lo scorso 29 aprile. E sul Pd che ha annunciato l’Aventino sulle nomine Rai chiedendo ossessivamente la riforma della governance, Santoro ci va giù duro:per essere credibili dovrebbero spogliarsi di quello che hanno e generare una crisi (…) Parlano solo di governance e dunque lasciano a Monti l’iniziativa. Dovevano essere loro a provocare questo cambiamento. È giusto che un programma come Servizio Pubblico, così condiviso, sia fuori dalla Rai? Parole chiare non le hanno mai dette”.

Ecco appunto, Servizio Pubblico: il programma rivelazione di quest’anno ha collezionato una serie di vittorie scardinando i fondamentali della televisione generalista. Una “rete zero” tutta multimediale, che ha collegato digitale terrestre, web, satellite e tv locali ha trasmesso 27 puntate di approfondimento che hanno registrato numeri inaspettati: “10 euro donate da 100mila persone per un milione di euro, appena sufficiente per 4 puntate, che, invece, sono arrivate a 27 grazie ai sette milioni di euro di raccolta pubblicitaria. Il 7% di ascoltiricorda orgoglioso Santoro – battendo, nei tempi di sovrapposizione, i programmi di La7, Raitre, Rete4, quasi sempre anche Raidue, spesso Italia1. Un milione e mezzo di accessi sul web e 500mila utenti unici“. Un esperimento assolutamente inedito nel suo genere che non si esaurirà con  questa prima stagione di Servizio Pubblico, ma continuerà in forme diverse. Da settimane si parla insistentemente della trattativa che vede coinvolti Santoro e La7 per riportare la sua squadra al completo sulla tv generalista: un accordo che stavolta sembra destinato a relizzarsi, anche se il conduttore non conferma. “Andremo dove avremo una vita più tranquilla. Navigare a vista di puntata in puntata è dura, sono contento di averlo fatto per un anno ma la situazione economica potrebbe peggiorare, si annuncia un anno orribile dal punto di vista pubblicitario, potremmo trovarci sulle spalle anche milioni di euro. (…) Sceglieremo l’editore che ci farà un’offerta, ma resteremo un gruppo indipendente“.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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