Processo Mediaset e fondi neri: chiesti 3 anni e 8 mesi di carcere per Silvio Berlusconi

By on giugno 19, 2012
Processo Mediaset: chiesti tre anni e otto mesi per Berlusconi

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Ci sono le impronte digitali di Silvio Berlusconi sui soldi dei fondi neri“: così il  pm di Milano Fabio De Pasquale ha concluso la sua arringa nel processo ai vertici Mediaset per le irregolarità nella compravendita di diritti cinematografici e televisivi. Secondo l’accusa, tra il 1994 e il 1998  la holding guidata da Berlusconi (allora Fininvest) avrebbe gonfiato i costi dei diritti con false fatturazioni, finalizzate a creare fondi neri in paradisi fiscali. Per questo il pm ha chiesto la condanna dell’ex-premier Silvio Berlusconi a 3 anni e 8 mesi di reclusione e quella del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri a 3 anni e 4 mesi di carcere: per entrambi l’imputazione è di frode fiscale. Tre anni e otto mesi sono stati chiesti anche per Frank Agrama, imprenditore di origini egiziane presunto socio occulto di Berlusconi.

Oggetto del processo è la compravendita dei diritti televisivi e cinematografici con società  americane per 470 milioni di euro. In cinque ore di requisitoria il pm ha ricostruito il complesso sistema di “catene di vendite fittizie” con cui le major americane avrebbero venduto i diritti a due società off-shore e queste ultime le avrebbero poi rivendute a Mediaset con una forte maggiorazione di prezzo (oltre 40 milioni di euro in più del loro valore) al Biscione, con l’unico scopo di creare fondi neri esteri a disposizione di Berlusconi. Una serie di vendite fittizie per gonfiare i costi dei diritti e aggirare il fisco italiano, operazioni effettuatte attraverso il cosiddetto “gruppo B Fininvest“, formato da “tutte quelle società di carta” che secondo il pm Di Pasquale sono direttamente riconducibili a Silvio Berlusconi. Un’accusa comprovata dalle “impronte digitali“, alle quali il pm fa riferimento, che si riferiscono a conti bancari svizzeri in cui sarebbero stati versati i fondi derivati dalle compravendite, anche questi riconducibili a Silvio Berlusconi.

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Per l’accusa Berlusconi è stato “l’apice della catena di comando dei diritti fin dal 1998“, ma non solo, poichè tra il 2001 e il 2003 i bilanci di Mediaset risulterebbero gonfiati di 40 milioni di euro attraverso costi fittizi, dimostrando così che l’ex premier avrebbe perpetrato la condotta illecita anche durante la sua funzione istituzionale. E proprio sul suo ruolo di Presidente del Consiglio, Berlusconi ha basato la sua replica: “Una sola annotazione per far comprendere l’assurdità della richiesta della Procura di Milano – ha scritto in una nota il Cavaliere – Durante il mio mandato di presidente del Consiglio dei Ministri avrei avuto la voglia e il tempo di interferire in una società quotata in borsa ovvero Mediaset, inducendo i suoi numerosi dirigenti e amministratori, che per altro lo negano recisamente, a eludere il fisco alterando una dichiarazione dei redditi per una percentuale di molto inferiore al’1% dell’imponibile dichiarato. Davvero da non credersi!“. Giunge a conclusione un altro processo a carico del Cavaliere (dopo il proscioglimento per intervenuta prescrizione nel caso Mills, restano in piedi quello per rivelazione di segreto d’ufficio sulla scalata di Unipol a Bnl e il processo Ruby): la sentenza sui diritti tv Mediaset potrebbe arrivare già dopo l’estate.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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