Scalfari attacca Enrico Mentana e il Tg La7: “Troppo catastrofismo e troppo entusiasmo per Grillo”

By on giugno 15, 2012
Scalfari attacca Mentana per il Tg La7 e Beppe Grillo

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Succede che in tempi di crisi politica ed economica come questi, anche un pilastro del giornalismo come Eugenio Scalfari non trovi di meglio che analizzare la linea editoriale di un telegiornale provando a rintracciarvi a tutti  i costi quello che probabilmente non c’è. Oggetto dell’attenzione del giornalista è il Tg La7 diretto da Enrico Mentana, che a suo parere sta puntando troppo sul catastrofismo delle notizie e sulla genuflessione nei confronti di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle. L’editoriale dalle pagine de L’Espresso contiene una serie di critiche al Tg La7, orientate ad ammonire sia il programma sia il suo direttore. L’attacco parte dalla considerazione dell’eccessivo presenzialismo di Mentana, che tesse la trama delle notizie lasciando che a raccontarle siano giornalisti senza volto in servizi pieni di immagini di repertorio. Poi si passa all’eccesso di “cattive notizie”, annunciate con tono drammatico, che non lasciano mai spazio a quelle positive. Infine, l’evidente (secondo Scalfari) linea filo-grillina assunta dal conduttore negli ultimi mesi: ed è qui che l’affondo di Scalfari si fa più duro.

Il fondatore del quotidiano Repubblica sostiene che a dispetto delle bad news annunciate in ogni anteprima del Tg (con la formula rituale “Anche oggi la giornata è drammatica“), Mentana “una buona notizia l’ha trovata e ci inzuppa il pane ogni giorno, ormai da tre mesi: Beppe Grillo e il grillismo. Mentana è felice dei successi e della crescita di “5 Stelle”, gli brillano gli occhi quando può informare che dal 2 per cento di consensi i sondaggi hanno portato il grillismo al 4, poi al 6, poi al 10, infine al 14 per cento. La vittoria di Parma l’ha mandato in solluchero”. E così, dopo le analoghe accuse di servilismo nei confronti di Grillo rivolte da Luca Telese agli ex colleghi del Fatto Quotidiano, ora tocca a Scalfari cimentarsi in quello che sembra diventato uno sport nazionale: la caccia ai promoters di quel mostro dell’antipolitica che è Beppe Grillo. E il giornalista sembra ben convinto che Mentana rientri tra i seguaci del comico genovese e che il suo Tg sia votato alla causa del M5S: “Insomma, Mentana parteggia. Lo può legittimamente fare (…) Ma che un giornalista democratico come lui sia diventato un “supporter” dell’antipolitica, questo ancora non l’avevamo mai visto. Pienamente legittimo – conclude Scalfari – ma estremamente preoccupante”. La replica del direttore del Tg La7 si è fatta attendere un paio d’ore, ma ha risposto puntuale ed efficace, come nello stile di Mentana, a tutte le critiche sollevate dal collega.

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Enrico Mentana, che da anni dichiara di non andare a votare e che ha sempre preso le distanze dalla guerra politica tra opposte fazioni (soprattutto quella tra pro e anti berlusconiani), risponde secco alle dichiarazioni di Scalfari sull’eccesso di cattive notizie nel suo giornale: “In sostanza: andava bene un’informazione completa e senza sudditanze finchè c’era Berlusconi, ma ora bisogna essere tutti “responsabili” e “sobri”, per non disturbare il tentativo di salvataggio di Monti e l’opera di ri-legittimazione dei partiti tradizionali. Io penso invece, da sempre, che le notizie siano le notizie, e nient’altro“. Per Mentana non c’è differenza tra il prima e il dopo-Berlusconi, quel che conta è fare un tg che racconti i fatti, a prescindere dalle coalizioni di governo al potere: “La libertà di informare va esercitata e rispettata anche quando chi governa e chi lo sostiene non organizzano festini nè rispondono con il dito medio e le pernacchie ai giornalisti. E la realtà non va sfumata per carità di patria“. 

Il direttore risponde anche sulla questione dei sondaggi che ogni lunedì sera vengono presentati durante il telegiornale (istituto Emg, diretto da Fabrizio Masia): Mentana ci tiene a precisare che non sono certo solo i sondaggi commissionati dal Tg La7 a documentare la vorticosa scalata di Grillo al sistema partitico italiano, in quanto gli stessi sondagi di altre società per altri programmi rivelano nè più ne meno la stessa situazione. “Se ora nei nostri sondaggi (che erano così graditi quando il premier Berlusconi perdeva consensi settimana dopo settimana) l’astensione si fa sempre più alta e Grillo continua a crescere a scapito dei “soliti noti”, è inutile prendersela col sondaggista o con chi lo manda in onda: forse sarebbe invece più produttivo chiedersi perchè una fetta sempre maggiore dell’elettorato fa scelte punitive rispetto al quadro tradizionale dei partiti“. Come raccontare dunque un fenomeno inedito per la storia del nostro Paese? Mentana si pone una serie di domande retoriche, a cui l’unica risposta da dare è sempre la stessa, ossia gli organi di informazione danno notizie e riportano fatti (o almeno dovrebbero): “E davanti a questa esplosione come si dovrebbe comportare un telegiornale che vuole raccontare quel che succede senza tifare per nessuno? Mettere la sordina? Stigmatizzare? Se Casini o Vendola fossero arrivati al 20% nei sondaggi – chiede retorico a Scalfari – quanto ne avrebbero parlato i grandi giornali, compreso quello che hai fondato?“. 

La replica di Mentana è una dichiarazione di autonomia e di indipendenza che ridefinisce l’unica vera linea editoriale del suo Tg, pragmatica, orientata ai fatti economici e sociali, all’analisi politica e della società civile, con uno stile diretto e senza fronzoli, che gli ha permesso di rubare telespettatori ai tg storici della tv generalista (come peraltro riconosciuto dallo stesso Scalfari nel suo editoriale): “Per chi vuole usare il telecomando – scrive ancora il direttorec’è sempre qualcun altro che sa indorare la pillola o, com’è legittimo, raccontare delle ultime creme anti-scottatura. Ma io ogni sera devo e voglio raccontare i fatti che ritengo importanti per un pubblico che vuole essere informato: ho cominciato a farlo su La7 quando c’era uno schieramento imponente di tg filo-governativi benedetti dal Cavaliere, non vedo perchè dovrei cambiare ora”.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

One Comment

  1. Valerio

    giugno 17, 2012 at 07:54

    Scalfari ha perso per l’ennesima volta occasione per fare bella figura, tacendo. Il TgLa7 è vero che ha uno stile sensazionalista, ma penso sia dettato più dal marketing, dalla ricerca di nuovi telespettatori, che da un preciso disegno politico. Certo Mentana pare euforico quando racconta della disfatta dei.vecchi partiti e dell’exploit di Grillo nei sondaggi, ma i sondaggi sono sondaggi e non possono essere imbavagliati al fine di.ungere la bocca a Scalfari, né possono essere tacitate le notizie per permettere che il Pd si allei con il Terzo Polo senza che ci si ponga delle domande che paiono d’obbligo. È giusto che il tg sia sempre indipendente, concordo nella risposta di Mentana, ma se quando era a Canale 5 avesse usato la stessa equidistanza da quello che allora era il suo editore nonché capo di una fazione politica, ora sarebbe più credibile. Se il Pd con Veltroni prima, – che si faceva dettare la linea dagli editorialisti del Corriere della Sera – e Bersani poi – che segue le sirene “repubblicane” e dalemiane affinché molli Di Pietro per potersi legare a Casini – seguisse la spinta che viene dall’elettorato e non da questi teorici del nulla, ora non starebbe a mugugnare per la crescita del Movimento 5 Stelle. È una questione di contenuti, e ovviamente sono quelli che fanno l’offerta politica. Le facce non sarebbero un problema se non avessero propugnato per anni politiche ed alleanze diametralmente opposte a quelle dell’elettorato di riferimento.

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