Servizio Pubblico: il terremoto in Emilia e il business della ricostruzione

By on giugno 1, 2012
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text-align: center”>Servizio Pubblico: il terremoto in Emilia. Parla Giuliani

La puntata di Servizio Pubblico in onda ieri sera ha visto Michele Santoro esordire con la consueta copertina, una volta di più dedicata al tema infuocato della Rai:  per l’azienda di Stato si avvicina il momento del rinnovo del consiglio di amministrazione (ricorderete che Santoro si era candidato  in tandem con Freccero, alla direzione generale) e il conduttore ha di nuovo chiesto al governo che cosa si intenda fare per sanare questa realtà che continua a perdere milioni di euro: Rai2 è crollata negli ascolti (e la rinuncia ad Annozero che era il programma più visto della rete è stata certamente un fattore determinante), così che è stata rimandata l’approvazione dei palinsesti autunnali. E visto che il cda è ormai scaduto, suggerisce Santoro, dirigenti e consiglieri si dimettano e chiedano scusa agli abbonati, soprattutto il Presidente Garimberti “che passa 24 ore al giorno a lavarsi  le mani“. Segue un breve editoriale di Marco Travaglio che  si interroga su come sarà la parata del 2 giugno, a cui il Presidente della Repubblica ha scelto di non rinunciare e che sarà  celebrata con sobrietà: “Sarà  una paratina” commenta ironico il giornalista.

Si entra poi nel vivo della puntata, che ha  per tema il devastante terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna: in collegamento dalle zone terremotate Sandro Ruotolo avverte che la terra trema ancora e nuove scosse continuano a susseguirsi. I videoreportagee di Dina Lauricella e Luca Bertazzoni ci racconrtano lo scenario di morte e desolazione dei comuni dell’emiliano colpiti dal sisma: l’immagine-simbolo di questa tragedia è quella dei capannoni industriali accartocciati su se stessi, strutture anche molto recenti che sono crollate lasciando sotto di sè lavoratori  inermi che nonostante le scosse, per paura di perdere il  posto di lavoro o perchè  spinti dai loro padroni, si erano comunque recati in fabbrica a lavorare. La disperazione del popolo emiliano si traduce  in richieste specifiche: lo Stato si faccia garante che le multinazionali non lascino l’Emilia e non delocalizzino le produzioni, perchè solo la ricostruzione del tessuto produttivo locale può aiutare le popolazioni a superare la tragedia del terremoto.

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La puntata di Servizio Pubblico è un’occasione per interrogarsi su come ripartire dall’Emilia per rimettere in sicurezza l’intero Paese, a cominciare dalle aree più a rischio. Gian Antonio Stella, scrittore ed editorialista del Corriere della Sera, suggerisce che stavolta non si calino dall’alto soluzioni precostituite, ma che lo Stato si fidi della laboriosità degli emiliani perchè ricostruiscano loro stessi le città, dando così impulso alla miriade di piccole medie imprese locali distrutte dal terremoto.

Tra gli ospiti di Michele Santoro, c’è anche Giampaolo Giuliani il ricercatore che molti ricorderanno avere in qualche modo annunciato il terremoto dell’Aquila. Ripudiato dalla comunità scientifica, Giuliani ha dichiarato come anche in questo caso ci fossero delle avvisaglie ben precise, anche se la scienza ufficiale non dà spazio a queste ipotesi. Il ricercatore ha chiesto di poter continuare la sua attività di ricerca, senza essere ostacolato dalla comunità scientifica: “mi devono lasciare in pace perché è da 12 anni che porto avanti una ricerca che salva le vite umane, con strumenti che si trovano all’Aquila che sono serviti per salvare più di 350 persone nel 2009. E altri in California, perché gli americani mi hanno chiesto di monitorare la faglia di San Andrea, nell’eventualità che dovesse verificarsi il ‘big one“. Una ricerca portata avanti a proprie spese dall’ex tecnico Infn, secondo il quale esistono strumenti che permettono di prevedere i movimenti sismici con un anticipo di 6-24 ore nel loro raggio d’azione. Una rivoluzione bocciata dalla scienza ufficiale, secondo cui i terremoti non si possono prevedere, che però va avanti con il supporto degli scienziati americani. Il perchè di questo ostracismo, secondo Giuliani, è presto detto: “Nel 2004 mi dissero ‘Giuliani non si rende conto del grave danno che fa all’Italia con la sua scoperta. Perchè lei non ha idea del Pil che muove una catastrofe come un terremoto. Mentre pochi funerali non costano niente“. Un’affermazione tanto grave quanto inquietante, cui fa eco l’osservazione di Travaglio: “Sono quelli che ridono di fronte ai terremoti: loro sono la prova di quanto l’emergenza e le catastrofi siano un business.

 

 

 

 

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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