Intervista esclusiva a Cristian Stelluti: l’ispettore Foti di “CentoVetrine” presto in una pellicola hollywoodiana

By on luglio 10, 2012
cristian stelluti attore di centovetrine

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E’ giovane, dotato di fascino latino ed è tra i volti storici di “CentoVetrine“. Sebbene interpreti dal 2004 i panni dell’ispettore Carlo Foti nella soap di Canale5, ad essere etichettato lui non ci sta! In questi anni si è diviso tra teatro e cinema, ma è proprio davanti all’obiettivo cinematografico che vede il suo futuro. Intervistato da noi de LaNostraTv, l’attore Cristian Stelluti  ci ha annunciato in esclusiva l’uscita dalla soap e ci ha raccontato l’ entusiasmante esperienza sul set del nuovo film di Ron Howard nelle sale mondiali nel 2013.

Cristian, per il pubblico televisivo sei Carlo Foti di “CentoVetrine“, un ex agente di polizia che nel corso degli anni è stato promosso ispettore.

Proprio così! Ho iniziato come un semplice agente, un piccolo ruolo che ho cresciuto con costanza e impegno ed ha preso sempre più spessore. E’ stata una mia crescita recitativa, ma anche personale. L’ispettore Foti non diventerà mai un protagonista però c’è. Ho visto passare tutti gli attori noti, i guest, ho lavorato con tutti ed ho avuto anche scene di azione da stuntman.

Un esempio?

Ne ricordo una in cui dovevo entrare in una stanza, saltare in volo, atterrare, strisciare, sparare a arrivare sotto camera. Per non parlare poi di inseguimenti in macchina, testacoda, corse… E’ stato divertente per questo, altrimenti non so se sarei rimasto così a lungo.

Spieghiamo perchè parli al passato: il pubblico di “CentoVetrine” ti vedrà ancora in tv, ma in realtà hai terminato le riprese circa un mese fa.

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Esattamente, è stata una bella palestra. Si può dire tutto della soap, della qualità e tante altre cose, ma proprio il fatto che non ci siano trucchi, che non ci sia un lavoro di post-produzione come nei film, appiattisce totalmente, quindi si vede tutto così com’è, senza filtri. E’ una palestra dura anche per questo.

Dicono che interpretare un ruolo nella lunga serialità sia un po’ come un tatuaggio sulla pelle, difficilmente te ne liberi.

Non proprio il mio caso, però ai protagonisti succede. D’altronde se per anni, tutti i giorni, il tuo viso appare con lo stesso ruolo, con lo stesso tono è normale che per il pubblico rimarrai sempre quel personaggio.

Sebbene “CentoVetrine” sia la più longeva soap italiana con un affezionato pubblico pare che presto chiuderà i battenti, è così?

Purtroppo è vero ed è un gran peccato soprattutto perchè “CentoVetrine” dà tantissimo lavoro ad un sacco di gente. Pensa che nel paese piemontese in cui da oltre dieci anni viene realizzata la soap è nata una vera e propria vita commerciale con palestre, ristoranti, centri commerciali, senza contare le persone che si sono trasferite lì. E’ come tagliare un braccio dell’economia di quel territorio.

Come andrà a finire secondo te?

La chiusura è confermata, però può essere che più avanti ci sia un ritorno.

Quando e come hai capito che volevi fare l’attore?

La prima avvisaglia c’è stata in quinta elementare: ho passato tutto l’anno a preparare uno spettacolo teatrale con tanta passione, ero il barbiere di Siviglia. Due giorni prima correndo fuori da scuola mi slogai una caviglia e mi vietarono così di fare lo spettacolo. Non riuscirono a fermarmi perchè mi rifiutai di farmi ingessare e mi feci portare allo spettacolo in braccio da mio padre: ho recitato tutto il tempo su una gamba sola. Quello è stato il primo amore per quest’arte. Poi non ho più approfondito, finchè un giorno partecipai tra il pubblico in una trasmissione televisiva, venni inquadrato, crebbe dentro me un “ego” enorme e nacque così un bisogno spasmodico di attenzioni. E’ lungo questo percorso ho poi iniziato ad amare l’interpretazione.

Cosa vedi nel tuo futuro: più cinema o più teatro?

Cinema.

Non ci hai pensato un secondo.

Il cinema mi permette di essere ancora più me stesso nelle sfumature. Se sono su un set cinematografico devo far percepire che sto provando un’emozione piccola che non voglio far vedere è l’obiettivo che fungerà da lente d’ingrandimento e verrà a prendere quste mia piccola sfumatura negli occhi, nelle labbra che si induriscono. Questo mi piace della vita, carpire le sfumature, non mi piacciono i clichè. Purtroppo in teatro per esigenze è necessario enfatizzare, usare quindi i clichè. Ecco perchè apprezzo più il cinema.

Sei da poco rientrato da Londra dove hai girato “Rush” un film di caratura mondiale diretto nientemeno che da Ron Howard. Che esperienza è stata per te?

E’ stata un’esperienza bellissima, massacrante, con disagi atmosferici pazzeschi, ma davvero unica. Ho vestito i panni di un meccanico Ferrari, nel nuovo film di Ron Howard dedicato all’ex pilota Niki Lauda. Ho potuto vedere coi miei occhi come lavorano ad Hollywood, quella grande macchina mondiale di cinema. E poi ho conosciuto Ron Howard che si presentava sul set con la tuta e il capellino, e veniva vicino per darti le direttive quasi intimidito. Anche questo ho capito da quest’esperienza: che più sei in cima e più sei umile. Umiltà intesa come consapevolezza di essere grandi e quindi non hai bisogno di manifestare la tua grandezza, perchè lo sei. Se penso che in Italia ci sono certi registi che si danno tante di quelle arie per aver fatto una stronzata…

A proposito dei registi di casa nostra c’è qualcuno da cui ti piacerebbe essere diretto? 

Sicuramente da Emanuele Crialese regista di “Nuovomondo”. Mi piace tanto anche Michele Placido.

Un’ultima anticipazione che puoi darci?

Presto mi vedrete nel nuovo film de “I Soliti Idioti” nei panni di un carabiniere molto molto stronzo.

About Taty Rossi

Nata a Milano sotto il segno dei Pesci, ha origini eritree, una pelle color cannella e si definisce "un'amante della parola". Ha studiato recitazione e conduzione televisiva presso il Centro Teatro Attivo di Milano poiché teatro, cinema e televisione sono le sue più grandi passioni. Oggi cura i servizi esterni del programma "Live In Style" in onda ogni venerdì alle 18.15 su 7Gold.

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