Michele Santoro a La7: il suo “Servizio pubblico” potrebbe costare alla rete 8 milioni di euro

By on luglio 10, 2012

text-align: justify”>Michele Santoro a La7: costi per otto milioni di euro

L’approdo di Michele Santoro a La7 è il grannde annuncio televisivo per il prossimo anno: la notizia era nell’aria da mesi, ma nonostante fosse attesa, la sua conferma ha scatenato reazioni e polemiche. E pure un bel balzo in sù del titolo Telecom Italia Media in Borsa (circostanza nient’affatto sgradita per una compagnia ufficialmente in vendita). Come sempre in questi  casi, si è scatenata la caccia al compenso: si era detto, nei giorni antecedenti l’accordo, che l’offerta di La7 per Santoro sarebbe stata molto vantaggiosa in termini economici e, in effetti, le cifre che girano nelle ultime ore sono piuttosto ragguardevoli (ma assolutamente commisurate al valore di mercato del conduttore e del suo prodotto editoriale). Enrico Mentana, che per primo aveva dato l’annuncio dell’arrivo di Santoro a La7 e aveva ospitato nel Tg La7 le sue prime dichiarazioni pubbliche, ha parlato di cifre top secret per quanto riguarda il contratto stipulato la scorsa settimana. Eppure già circolano le prime indiscrezioni.

Secondo quanto riportato da La Stampa, la rete metterà a disposizione mediamente 300 mila euro a puntata (una singola trasmissione di Servizio Pubblico costava lo scorso anno, secondo le stime dello stesso Santoro, circa 250 mila euro), cui si aggiungeranno i premi-share in base agli ascolti (“Pago a seconda degli obiettivi che raggiunge“, ha dichiarato Giovanni Stella, ex ad di Telecom Italia Media). Il compenso del giornalista, infine, si aggirerebbe intorno al milione di euro. Per il totale delle puntate previste, al momento 24, secondo i calcoli di Paolo Festuccia su La Stampa l’operazione Servizio Pubblico potrebbe costare a La7 circa 8 milioni di euro, tra costi di produzione e stipendio del giornalista. D’altra parte però, la massima libertà editoriale garantita per contratto alla squadra di giornalisti del programma sarà bilanciata dall’attribuzione allo stesso Santoro e alla sua casa di produzione Zero Studios dei costi di eventuali azioni legali intentate contro il programma. In pratica, Michele Santoro pagherà da sè le querele che eventualmente riceverà per i suoi servizi.

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Sul tema è intervenuto anche Giovanni Stella in conferenza stampa per la presentazione dei palinsesti autunnali di La7. Con il suo solito stile, diciamo così, “colorito”, che gli è valso una divertente citazione parodistica di Sabina Guzzanti nel suo Un due tre stella, il consigliere ed ex amministratore delegato di TI Media ha invitato  i giornalisti ad astenersi dal chiedere ossessivamente il compenso pattuito tra la rete e Santoro. “Chevvefrega dei soldi che guadagnano l’artri?“, ha risposto ad un giornalista che chiedeva la cifra dell’ingaggio. Curiosità “morbose”, secondo Stella, che ha continuato sulla stessa linea, spegando come la richiesta di divulgare la cifra non sia prevista dall’accordo con Santoro: “Se la domanda mi obbliga a violare un contratto non è lecita (…) Ormai siete adulti e vaccinati, dovreste sapere cos’è una clausola di riservatezza“. Un mistero che ha portato Geppi Cucciari, sul palco del galà di presentazione dei palinsesti, a definire il contratto con il giornalista campano “una delle opere più complesse mai realizzate dall’uomo“.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

One Comment

  1. Valerio

    luglio 10, 2012 at 21:15

    Sempre a fare i conti in tasca ai programmi di Santoro questi pseudo-giornalisti della carta stampata, persino ora che sta in un’emittente privata. Si poteva capire prima quando stava in Rai dove eventuali perdite le avrebbe ripianate l’azienda con i soldi, in parte probabilmente pubblici e non da ricavi pubblicitari, anche se per bravura di Santoro e del suo staff la Rai ci ha ampiamente riguadagnato attraverso la vendita degli spazi pubblicitari. Ma ora che sta a La7, va da sé, è una azienda privata e non fa servizio pubblico e men che meno filantropia, se i ricavi non superassero le spese la trasmissione sarebbe sospesa come per gli altri. Non vedo quale sia l’utilità della Stampa di Torino nello spulciare i conti di Santoro se non quella di dare argomenti ai suoi detrattori, a cui loro in passato si sono aggiunti con i loro editoriali non certo teneri. Incuriosisce invece sapere che Telecom ha ottenuto di cautelarsi da eventuali cause giudiziarie intentate contro la trasmissione, per cui La7 avrà solo benefici da questo “matrimonio” con Santoro senza rischiare alcunché. Bello spirito d’impresa! Chissà se a Giulianone Ferrara o a Nicola Porro hanno fatto firmare le stesse clausole. Penso che a queste condizioni pochi giornalisti farebbero inchieste in tv: persino la brava Milena Gabanelli ha la copertura delle eventuali spese legali da parte della Rai. Bisogna anche garantire ai giornalisti di poter lavorare con serenità sennò poi non ci lamentiamo se l’informazione in Italia è quella che è; La colpa è soprattutto di Berlusconi che ha persino fatto ritardare di un anno l’approdo a La7 (e si sa che tra azioni ritorsive del suo governo e cause milionarie non si scherzava) ma anche del berlusconismo e anche di chi dice di opporvisi ma poi utilizza sistemi analoghi tipo questi signori della Telecom che sanno che ora che Berlusconi non è più al governo almeno le concessioni di frequenza date loro sono salve. Evidentemente nemmeno loro (come me) credono che Berlusconi sia definitivamente uscito dalla politica di governo e che potrebbe ricandidarsi (e visti gli italiani rivincere…) per cui vogliono cautelarsi per il futuro perché in Italia tutto è possibile.

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