Rai, un dipendente su dieci ha fatto causa

By on luglio 30, 2012
foto cavallo rai

text-align: justify”>foto cavallo raiE’ un quadro che lascia l’amaro in bocca. Che innervosisce, anche, che deprime e che scatena un insopportabile senso di impotenza. E tanti, troppi dubbi. Alla Rai, ogni dieci dipendenti c’è una causa di lavoro. Nel 2010 se ne sono contate 285, ovvero 73 in più rispetto all’anno precedente. In totale, nel suddetto periodo la tv di Stato ne aveva aperte 1.309. Su 13.313 dipendenti. Che tristezza, che amarezza. E’ questa la situazione – messa nera su bianco dalla Corte dei Conti – ereditata dai nuovi vertici aziendali, in primis dalla presidente Anna Maria Tarantola e dal direttore generale Luigi Gubitosi. In molti continuano a sottolineare come quel 2010 coincida con la direzione di Mauro Masi, e che ora le cose vanno molto meglio. Questo è vero, il gruppo Rai è passato da una perdita di 98 milioni (sempre nel 2010) a un utile di 4,1 milioni nel 2011. Ma quelle cause stanno lì, eh.

Così come stanno lì i costi del lavoro, che hanno raggiunto i 1.027 milioni contro 1.014 dell’anno prima. Erano previsti almeno 400 esodi incentivati (ovvero oltre centomila euro a persona), ma gli accordi sindacali li hanno hanno costretto l’azienda a fare assunzioni. Di conseguenza, nel 2011 il personale si è ridotto soltanto di un centinaio di unità. E soltanto nel 2010 le assunzioni a tempo indeterminato in tutta l’azienda sono state 430, circa 90 in più rispetto a due anni prima, di cui 296 precari stabilizzati. Dal 2008 al 2010 hanno avuto il posto fisso in Rai 1.121 persone. I tagli vengono ripagati a suon di contratti. E ripetiamolo: è la tv di Stato. Sono i soldi dei cittadini. Fa male al fegato pensare che Mediaset, azienda privata, ha un fatturato nettamente superiore della Rai e un numero di dipendenti pari a circa la metà.

anna-maria-tarantola

La Corte dei Conti spiega anche che la situazione sarebbe nettamente migliore se tutti gli italiani pagassero regolarmente il canone: l’evasione avrebbe raggiunto i 450 milioni l’anno. Occorre contrastare questo fenomeno con severità certo. Chissà perché, però, altrettanta severità non viene messa nel sottolineare questa faccenda delle assunzioni e soprattutto i compensi esorbitanti di alcuni personaggi televisivi: non sarebbe anche quello un ottimo modo per avere più denaro? Sembra sempre il solito discorso: i cittadini comuni da una parte, gli eletti dall’altra. Gente che per condurre sei serate – per dire – intasca chissà quante centinaia di migliaia di euro.  Per non parlare degli stipendi percepiti dai vertici: la Tarantola si è autoridotta lo stipendio rispetto ai 448 mila euro del suo predecessore Paolo Garimberti. Ma, per quanto possa essere diminuito, il suo stipendio coincide sempre con una cifra che molti comuni mortali non vedranno mai nella vita intera, altro che in un anno. Tanti, troppi dubbi…

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