I grillini pagano (con soldi pubblici) per andare in tv: “Ci censurano. L’informazione non è libera”

By on agosto 14, 2012
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text-align: center”>Favia paga per andare in tv: polemica sul Movimento 5 stelle

Il rapporto di Beppe Grillo con la televisione è sempre stato problematico: bandito da anni in Rai, il comico genovese trasformatosi in leader politico di belle speranze ha sempre profetizzato che la rivoluzione del web avrebbe affossato l’etere. Convinto contestatore della lottizzazione della tv pubblica e delle odiose regole della parcondicio che impongono a tutti i programmi l’equilibrio politico tra gli ospiti, Grillo si è sempre rifiutato di parlare in tv del suo Movimento 5 Stelle. Un po’ perchè nessuno l’ha mai invitato e in Rai è tornato solo con qualche videomessaggio trasmesso coraggiosamente da Michele Santoro ad Annozero. Un po’ perchè, quando lo stesso Santoro lo ha invitato ad intervenire nel suo Servizio pubblico, fuori dalla Rai dei partiti, era ormai troppo tardi: l’immagine di duro e puro che si era costruito gli permetteva di rifiutare qualunque offerta, anche da parte  degli amici che avevano sempre combattuto per dargli visibilità.

Il Movimento 5 Stelle non va in tv, non partecipa ai talk-show e non si confronta con gli avversari: tre regole d’oro che Grillo ha imposto ai suoi candidati durante la campagna elettorale per le amministrative di giugno e che, nonostante le proteste di molti, ha dato comunque i suoi frutti, visto che i grillini hanno conquistato seggi un po’ dappertutto. A questa idiosincrasia di Grillo per la tv non corrisponde però quella dei suoi rappresentanti nel consiglio regionale dell’Emilia Romagna. A sollevarela polemica feragostana è stato Giovanni Favia, che ha dichiarato a Repubblica di pagare per apparire sulle emittenti locali della regione, così come gli altri grillini in Consiglio: a fare rumore è il fatto che le ospitate (duecento euro  ognuna) sono pagate con i soldi pubblici in dotazione al gruppo consiliare. Spese comunque fatturate e riportate per trasparenza sul sito del Movimento.

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Nessuna contraddizione con la linea rigida di Grillo sulle apparizioni in tv: “Condivido le parole di Beppe – dice Favia – il problema sono i talk show nazionali, dove non  riesci ad esprimere un concetto, condotti ad arte per disinformare. Lui ci ha sempre consigliato di non andare nelle reti nazionali ma in  quelle locali sì, per informare i cittadini su questioni concrete“. Dunque i grillini non vanno da Floris o da Vespa, e nemmeno dal più apprezzato Santoro, ma comprano spazi tv per non essere censurati e combattere contro un’informazione non libera. Come spiega Favia, le interviste a emittenti locali come 7 Gold servono per avere un canale diretto con i cittadini e spiegare loro cosa accade in Consiglio regionale. Il tutto sancito da un contratto che garantisce loro visibilità e a cui non hanno alcuna intenzione di rinunciare. Nulla di male, dunque, secondo il grillino. Intanto però l’Ordine dei giornalisti annuncia verifiche e il presidente del Consiglio regionale Matteo Richetti del Pd, stigmatizza fortemente l’iniziativa come un “comportamento immorale sia da parte di chi paga che da parte di chi incassa“. Come reagirà Beppe Grillo?

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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