Adriano Celentano all’Arena: la crisi d’identità di Rock Economy, a metà tra concerto e tv-show

By on ottobre 9, 2012
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text-align: center”>Rock Economy: la prima serata del concerto di Adriano Celentano

Doveva essere un Celentano-show e lo è stato, ma Rock Economy poteva essere molto di più. Perchè se è vero che il 90% dello spettacolo, aveva promesso Claudia Mori, sarebbe stato dedicato alla musica, evidentemente al pubblico dell’Arena di Verona non è bastato. La prima serata del grande evento live è sembrato un collage di due format diversi: uno fatto di strepitosa musica dal vivo, con classici come Si è spento il sole e Pregherò, ma anche brani recenti come La cumbia di chi cambia, l’altro una pallida imitazione dei migliori show televisivi del Molleggiato. Ma andiamo con odine. Una decina di brani apre il concerto, con il pubblico in delirio e l’emozione alle stelle. E si sa, al Molleggiato si perdona tutto, perchè il pacchetto-Celentano è all-inclusive, strafalcioni compresi. Così, niente paura se manca qualche parola all’appello e nemmeno se sfugge l’attacco della canzone, c’è l’orchestra del meraviglioso Fio Zanotti pronta a ricominciare. Ma i problemi arrivano quando Celentano si lancia nel primo monologo, tra timidi applausi e qualche insofferenza: il tema dovrebbe essere la crescita, ma il tentativo non riesce. Qualcuno dalla platea comincia a mostrare tutta l’impazienza di ascoltare Celentano cantare e, tempo qualche minuto, arriva il primo invito a lasciar perdere i sermoni (“meglio se canti“). Un Celentano quasi stizzito si allontana dal palco, annuncia un’interruzione (non si è ben capito a cosa si riferisse), a cui segue un interminabile e ingiustificato silenzio. Le lunghe pause di Celentano non sono una novità, ma stavolta sembra quasi che a generarle sia l’imbarazzo di non riuscire a fare quel che si era pensato. Insomma, settimane di prove per cedere alla prima pressione dalla platea? Suona troppo strano per uno con l’esperienza di Adriano Celentano.

Eppure l’imbarazzo è evidente, soprattutto con l’arrivo degli ospiti della serata: Jean Paul Fitoussi, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sembrano quasi chiamati a colmare il vuoto delle parole di Celentano, a dire quel che lui avrebbe detto, ma anche questo tentativo va a vuoto. Perchè dopo l’iniziale apprezzamento per le parole dell’economista francese (un discorso accuratissimo, diretto e per certi versi anche semplice, alla portata di tutti, molto più chiaro di quelli di tanti politici nostrani, come fa notare Celentano), le pressioni del pubblico si fanno sentire sempre più forti. Di Fitoussi resta un discorso affascinante stroncato a metà. Rizzo e Stella, invece, non pervenuti. A salvare tutti dall’imbarazzo, incredibile ma vero, ci pensa Gianni Morandi, che finisce col monopolzzare il palco e guidare lo stesso Celentano nel suo spettacolo. Perchè è chiaro che ormai la scaletta è stravolta e il Molleggiato è completamente nel caos: si continua a cantare, ma è evidente che  la sua testa è altrove, ancora ferma lì, a quel che avrebbe voluto ma non è riuscito a fare. Da quel momento la confusione regna sovrana: Morandi prende per mano l’amico e lo invita lasciar perdere le parole e dare al pubblico quello che vuole, la musica. Lo spettacolo diventa improvvisazione pura e si nota. A vedere Morandi sembra di stare ad un Festival di Sanremo dislocato all’Arena: conduce, incita il pubblico, copre gli errori del collega. E ce ne sono: Celentano sbaglia clamorosamente i tempi di una delle sue canzoni più attese, Ti penso e cambia il mondo. Peccato. La prima serata si conclude con la storica Prisencolinensinainciusol e il Molleggiato che torna a ballare come sa far lui. E poi?

Se c’è qualcosa che resta al pubblico di questa serata, in attesa della seconda parte di Rock Economy, è l’emozione di classici senza tempo della musica italiana che restano attuali anche a trent’anni di distanza, ma un problema c’è e non si può ignorare: chi ha prodotto l’evento lo ha pensato come uno show televisivo più che un live. Lanciarsi in un dibattito sull’economia, la crisi, la governance europea e lo spread di fronte a dodicimila persone paganti è un rischio troppo alto. Perchè non basta ripensare ai format record d’ascolti in tv (vedi Rock Politik) e riportarli di fronte ad una platea come quella dell’Arena. Non bastano le parole sacrosante di Fitoussi e il suo inno alla bellezza a contenere la voglia di musica del pubblico, in buona parte fatto di nostalgici che hanno aspettato vent’anni per rivedere dal vivo un concerto del loro idolo. Non bastano gli sforzi di Presta e della Mori, anzi. Forse il problema sta proprio lì. Rock Economy ha sofferto nella prima serata di una specie di crisi d’identità, a metà strada tra evento tv e concerto vero e proprio. La celebrazione del mito di Adriano continua stasera con la seconda parte: per gli ospiti si parla del direttore di Rai4 Carlo Freccero e dell’economista Beppe Scienza (ma siamo sicuri che sia il caso di ripetersi con una parentesi tecnica sull’economia?). E se la prima serata è trascorsa tra la commozione per Il ragazzo della via Gluck e il caos di una scaletta saltata e reinventata al momento, chissà che nella seconda non si decida di cambiare rotta a passare dal 90 al 100% di musica. D’altronde, come ha scritto @AndreaScanzi in un’esilarante diretta Twitter dal profilo del Fatto Quotidiano, al di là degli imprevisti e dell’impprovvisazione (“Un film porno ha più trama di #RockEconomy“, e come dargli torto), la rentreé del Molleggiato resta un evento imperdibile, perchè “imperfetta, incasinata, pretenziosa. Ma #Celentano in tivù lo vorrei (quasi) ogni sera“.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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