Rai, bilancio in perdita nei primi nove mesi del 2012

By on novembre 17, 2012

Tempi duri per la Rai. Infatti, il Servizio Pubblico ha reso noto di aver chiuso il bilancio dei primi nove mesi del 2012 in rosso. Colpa della riduzione degli investimenti pubblicitari, soprattutto; ma anche i costi dovuti alla trasmissione dei grandi eventi sportivi hanno inciso pesantemente sulla situazione finanziaria dell’azienda di Viale Mazzini. Del resto, quello in corso è un anno all’insegna dello sport: Campionati europei in Ucraina e Polonia ed Olimpiadi estive di Londra (con un esborso di 143 milioni di euro) su tutti, senza dimenticare l’oneroso e continuativo impegno legato al mondiale di Formula 1. Il Consiglio di Amministrazione della Rai ha certificato una perdita di 184,5 milioni di euro, con un peggioramento che ammonta a circa 218 milioni di euro rispetto a dodici mesi fa. Eppure, Mamma Rai ha subìto la scure inflittale dal presidente Anna Maria Tarantola, che ha comportato una riduzione dei costi pari a 82 milioni di euro.

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Dunque, la tv di Stato risente particolarmente della riduzione della raccolta pubblicitaria. Ma non è la sola, dal momento che  la crisi economica ha convinto gli inserzionisti ad ottimizzare i loro investimenti. Infatti, eccezion fatta per La7, la contrazione del fatturato pubblicitario è un fenomeno che non risparmia nessuna emittente televisiva medio-grande. A beneficiarne è internet, che straborda di annunci e di spot. Nello specifico, i ricavi raccolti dal Gruppo Rai nel periodo compreso tra gennaio e settembre ammontano a circa 2.039 milioni di euro, con una riduzione di 137 milioni rispetto allo stesso periodo di un anno fa; gli introiti provenienti dalla trasmissione di spot sono invece pari a 559 milioni di euro, 114 in meno del 2011. Inoltre, una riduzione delle entrate pari a 57 milioni di euro è legata al calo dei ricavi commerciali e alla convenzione stipulata con la Pubblica Amministrazione. L’ufficio stampa della Rai ha d’altro canto riferito che l’azienda sta proseguendo il processo di efficientamento sui costi esterni con una riduzione dei costi di 82 milioni di euro rispetto allo scorso anno.

E il costo del lavoro? Nonostante la politica di austerity decisa dal presidente Tarantola e sebbene il Servizio Pubblico abbia deciso di privarsi di una parte consistente dei conduttori (e, nella maggior parte dei casi, delle loro trasmissioni) considerati eccessivamente gravosi sul bilancio aziendale, questa voce ha fatto registrare un incremento di circa 7 milioni rispetto all’anno passato. Evidentemente la politica del turnover e il blocco delle politiche retributive imposti non hanno dato i frutti sperati.  Oppure a pesare è l’esercito di impiegati alle dipendenze del cavallo morente, che conta ben 11.583 unità, oltre ai 1500 individui assunti a tempo determinato. Allora quali provvedimenti prendere per il futuro? Nell’ultima seduta il CdA ha rinnovato l’impegno a ridurre i costi e a limitare i rimborsi di cui usufruiscono i consiglieri.

L’azienda nata nel lontano 1954 può consolarsi in riferimento al trend positivo che caratterizza i proventi dei canali specializzati e, per l’appunto, del web, rispettivamente cresciuti del 13% e del 30% (con un incremento di circa 6 milioni di euro). Altre buone notizie provengono dalla leadership conservata dalla Rai nel panorama televisivo italiano: lo share medio si attesta al 41,5% in prime time e al 39,8 nell’arco dell’intera giornata. Appare evidente che il pubblico creda ancora nelle potenzialità e nelle proposte della tv di Stato, ma quest’ultima ha il dovere ricambiare tale fiducia (spesso incondizionata) attraverso l’ottimizzazione delle risorse ed un’offerta televisiva all’altezza.

                                                                                                                                 Nicola Tupputi

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