Amanda Knox: molte polemiche per il film tv sul delitto di Perugia

By on dicembre 5, 2012
foto di amanda know dal film tv

Era la notte tra l’1 e il 2 Novembre 2007  e una studentessa inglese Meredith kercher ( in Italia nell’ambito del progetto studi Erasmus presso l’Università di Perugia) viene trovata priva di vita con la gola tagliata nella casa che condivideva con altre studentesse.  Dopo numerose indagini sono condannati in primo grado: Amanda Knox (studentessa statunitense)  26 anni di reclusione, Raffaele Sollecito (studente italiano all’epoca fidanzato della Knox)  25 anni e Rudy Guede (della costa d’Avorio, arrestato in Germania ed estradato in Italia) 16 anni. Gli americani, per  la regia dell’austriaco Robert Dornhelm, decidono di dedicare un film tv a questo delitto che ha fatto moltissimo discutere e diviso le opinioni del nostro paese. Girato tra Roma e Tivoli (dopo che a Perugia non è stato possibile farlo) il film, realizzato prima della sentenza della Corte d’appello del 3 Ottobre 2011, vuole ricostruire tutta la vicenda fino alla sentenza di primo grado. Incentrato sulla controversa figura della Knox (tanto da prenderne il titolo Amanda Knox: Murder on Trial in Italy) il film mostra una ragazza sana, generosa, simpatica, una ragazza normale che vive un amore intenso con lo studente pugliese Sollecito, nel film rappresentato come un uomo d’altri tempi. I due vivono una relazione appassionata e senza troppi problemi fino al momento del delitto.

Nel prosieguo del film gli indizi e le incongruenze aumentano fino a culminarsi in un Sollecito che cerca di incastrare Amanda, la quale risulta essere vittima delle circostanze. L’italia e la polizia italiana vengono rappresentate secondo i classici schemi americani: un paese nel quale tutto è possibile senza troppe regole. Andato in onda per la prima volta sul canale statunitense Lifetime ha ottenuto una media di spettatori di 2.8 milioni. Poco meglio ma comunque non altissimi sono stati gli ascolti italiani. Ieri sera, infatti, solo 3.895.000 telespettatori per uno share del 13,59% hanno deciso di sintonizzarsi su Canale5 per seguire le vicende di Amanda knox raccontata dal punto di vista degli americani. Loro scopo principale era la salvaguardia della figura di  una propria concittadina raccontandone la sua integrità psicologica. Il film realizzato in tutta fretta, non tiene conto della sentenza di secondo grado che scagiona completamente Sollecito e condanna a  3 anni (già scontati) la knox per il reato di calunnia (accusò ingiustamente il proprietario del locale dove lei lavorava Patrick Lumumba). Guede (in primo grado scelse il rito abbreviato) viene condannato a 16 anni per concorso in omicidio e violenza sessuale con sentenza della Corte di Cassazione.

Pare che la knox non abbia del tutto gradito la pellicola e tramite i suoi legali (Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova) abbia mandato una diffida a Mediaset per evitarne la messa in onda. Da Mediaset  fanno sapere di non aver ricevuto nessuna diffida, ma solo una lettera nella quale viene chiesto esplicitamente di trasmettere il programma nel rispetto delle norme di legge. Ad ogni interruzione pubblicitaria, infatti, appare una schermata con le decisioni della sentenza di secondo grado. Potrà la Kercher  finalmente riposare in pace dopo più di 5 anni dal suo assassinio? Pare proprio di no. Amanda ha già dato alle stampe un libro (Waiting to be heard-  In attesa di essere ascoltata) che uscirà il 30 aprile prossimo nel quale racconta tutta la sua verità. Giuridicamente, invece, il 25 marzo 2013 ci sarà la prima udienza del processo di ultimo grado in quanto la Procura generale della Repubblica di Perugia ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza di assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito ritenuta ingiusta. C’era davvero bisogno di un film che racconta una vicenda ancora troppo dolorosa e sulla quale la giurisprudenza non ha espresso la sua sentenza definitiva? I genitori della vittima hanno fatto sapere di non aver gradito la ricostruzione degli eventi fatta nel film e ancora pieni di dolore continuano a chiedere giustizia per la loro figlia.

Salvatore Petrillo

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