Bruno Vespa e il giornalismo responsabile: “Porta a Porta non può essere uno sfogatoio”

By on dicembre 7, 2012

text-align: center”>Bruno Vespa su Porta a Porta: "Non è uno sfogatoio"

Bruno Vespa è in piena promozione del suo ultimo libro: è per questo che da circa dieci giorni è praticamente ovunque. Oltre che in onda ogni sera con il consueto appuntamento di Porta a Porta, è stato ospite in moltissimi programmi Rai per presentare la sua ultima fatica, Il palazzo e la piazza. Saltato il consueto lancio del libro in compagnia dell’ex premier Silvio Berlusconi (“Il presidente mi ha chiesto di rinviare di qualche giorno la presentazione… Abbiamo concordato una nuova data per mercoledì 12 dicembre” ha dichiarato Vespa), il conduttore di Porta a Porta ha rilasciato una lunga intervista al Giornale della famiglia Berlusconi (tanto per restare in tema), in cui ha spaziato tra politica e tv. A cominciare dal successo del suo programma, in onda da vent’anni, e dalla presunta crisi dei talk show. Sta davvero finendo un’epoca per la politica in tv?

Bruno Vespa non ne sembra convinto, il genere avrà ancora lunga vita, purchè sappia innovare nei personaggi e nelle tematiche. Parole sante, anche se in realtà Porta a Porta continua a pullulare di plastici e ad ospitare criminologi, starlette e vecchi simboli della Casta. A proposito di politica, Vespa racconta al Giornale che le nuove facce della contesa elettorale rivitalizzano anche gli ascolti tv: “Le novità non arrivano dai contenitori, ma dai contenuti e dalle diverse capacità di interpretare i cambiamenti. Con la puntata che aveva Renzi protagonista, con quella sulle primarie del Pdl e l’altra sera parlando di Avetrana ho raggiunto il 22% di share. La formula è la stessa, la differenza la fa quello che ci metti dentro”. Insomma, Vespa rivendica la bontà del suo format e soprattutto il suo ruolo di “servizio pubblico”. Ecco perchè sottolinea la differenza tra Porta a Porta ed altri programmi simili…

E quasi a voler rispondere a chi lo accusa di eccessiva accondiscendenza col potere, il giornalista fa la sua personale dichiarazione d’intenti:“Io credo in un giornalismo responsabiledice Vespa al Giornale – Sebbene sia un ammiratore di Paolo Del Debbio, lavorando in un servizio pubblico non posso trasformare Porta a Porta in uno sfogatoio. Devo esser capace, e non sempre lo sono, di parlare degli stessi problemi in modo più articolato“. Dagli altri programmi ritiene di avere molto da imparare, ma spiega che fare un programma “riflessivo” come il suo è più difficile che farne uno “d’attacco“. Sarà. Certo che Vespa alle prese con le piazze e il pubblico, lontano dai suoi salotti bianchi, nessuno riesce ad immaginarselo.

L’intervista al Giornale si conclude con Vespa che si guarda allo specchio e fa un’analisi del suo percorso professionale, con poca autocritica e tanta malcelata immodestia: “Forse risulto antipatico, non so… Sono sempre stato vissuto come un corpo estraneo. Non è mai successo che un moderato avesse un ruolo così stabilmente visibile in tv e con i libri (…) I cattolici e i liberali non hanno mai avuto un vero ruolo da protagonisti nel giornalismo (…) senza far paragoni, lo stesso Montanelli conquistò grande popolarità quando venne sponsorizzato dalle sinistre. Mentre prima era il diavolo“.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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