Fiction sotto accusa dai registi italiani: “Non racconta tutta la realtà, ma esiste qualche buon prodotto”

By on dicembre 20, 2012
foto fiction don matteo

text-align: center;”>foto fiction don matteo

FICTION: il Cda della Rai ha appena approvato il piano di Rai Fiction per la nuova stagione. Proprio nei giorni scorsi Eleonora Andreatta si è detta più che felice di aver finalmente raggiunto l’accordo con la dirigenza e di poter lavorare bene con gli autori e gli attori coinvolti nelle prossime realizzazioni per la tv. Tra queste, ricordiamo, Don Matteo con la sua nona stagione, il secondo capitolo di Una grande famiglia con Stefania Sandrelli e Alessandro Gassman, La narcotici, Braccialetti rossi sulle vite di alcuni adolescenti, una miniserie su Giorgio Ambrosoli, Commissario liquidatore della Banca Ambrosiana assassinato nel 1979, Un’altra vita, con protagoniste una donna e le sue due figlie, la seconda stagione di Fuoriclasse con Luciana Littizzetto e Neri Marcorè, Un medico in famiglia 8 e Rossella 2.

RAI FICTION, che ha anche annunciato anche il ritorno di Gigi Proietti con ben quattro tv movie, è però stata messa in discussione da alcuni registi italiani, che l’hanno accusata soprattutto di essere ben lontana dalla realtà. Ma c’è anche da spiegare alcune cose…

Il primo a definire la FICTION soporifera è stato Paolo Virzì. D’altronde, persino il regista Giacomo Battiato, unico italiano a ricevere una candidatura agli Emmy francesi per L’infiltré ha ammesso che spesso i prodotti italiani non sono di qualità e quindi non ottengono riconoscimenti. Battiato ha spiegato che ad esempio la fiction francese mette in luce una realtà molto dura, mentre quella italiana è piena di buoni sentimenti e trascende nella banalità. L’unico ad aver osato di più è stato Ivan Cotroneo che nelle sue serie Tutti pazzi per amore e Una grande famiglia ha affrontato temi scottanti quali l’omosessualità e l’Aids. Lo sceneggiatore ha ammesso che in Rai mai nessuno gli ha vietato di parlare di alcuni temi delicati, ma sono gli stessi autori a rinunciare.

Sandro Petraglia, autore tra l’altro de La piovra e La meglio gioventù ha sottolineato che per i prodotti destinati a Rai Uno è più difficile sperimentare, difendendo i suoi colleghi impediti a scrivere per altre reti (così come accade negli Usa, ad esempio). Certo è, ha aggiunto, che la produzione Rai non ha mai chiesto banalità nè ha censurato alcuni prodotti, citando alcune fiction sulla violenza alle donne o quella su Basaglia. Il vero problema, ha proseguito Petraglia, sono i costi. Produrre delle serie come Downton Abbey o Homeland costa molto e all’estero c’è una cultura diversa. La fiction, in Italia, è più rischiosa.

Il regista Pupi Avati ha invece sottolineato l’importanza del contributo degli autori, ritenendo fondamentale che i suoi colleghi si confrontino non solo col cinema ma anche con la televisione. Spesso, ha detto, c’è molto razzismo in questo senso, ma in realtà esistono buoni prodotti come quelli visti allo scorso Roma Fiction Fest. Avati ha girato la miniserie in sei puntate Un matrimonio.

Il regista di Montalbano Carlo Degli Esposti, ha invece ricondotto il problema al questione del mercato e della concorrenza. E’ ovvio che le scelte più coraggiose si fanno laddove esiste una battaglia di auditel, così come è avvenuto con la nascita di Sky. Dopo Romanzo criminale la piattaforma di Murdoch tornerà alla carica con In treatment e 1992 su Tangentopoli.

In ultimo a dire la sua Matilde Bernabei della Lux Vide produttrice di Don Matteo e Un passo dal cielo, reduci da ascolti da capogiro. La Bernabei ha difeso la fiction, quella che parla degli errori che si fanno nella vita e delle seconde possibilità, ritenendo che questo conquisti il pubblico. Queste serie, ha concluso, sono realizzate con un grande lavoro di sceneggiatura e voglia di lasciare allo spettatore qualcosa di importante.

E a voi la FICTION ITALIANA piace?

About Luca Mastroianni

E' nato a Roma ed è un giornalista pubblicista. Ha lavorato presso Legambiente e il Ministero dell'Ambiente, collaborando con agenzie e uffici stampa e occupandosi di attualità, diritti e corsi di giornalismo. Oltre alla scrittura ha grande passione per il calcio, il tennis e la musica. Della televisione ama soprattutto le serie tv degli anni Ottanta e Novanta: da Twin Peaks a La Tata, da C.S.I. a Friends, da I Griffin a Sex & the city.

One Comment

  1. rossella

    settembre 2, 2013 at 10:37

    A me no! Ma non solo la fiction. Tutti i generi sembrano recare un’impronta marcatamente decadente. Esempio. Le canzoni propongono storie travagliate e non ci trovi una sensualita’ diversa dalla sensualita’ disincarnata di stampo quasi pascoliano. Oggi un brano come “Forte forte forte” e’ da bollino rosso. C’e’ poi un forte richiamo al superuomo dannunziano. Eroi senza macchia e senza paura che si confrontano con la corruzione e il degrado morale. Pero’ lo stesso D’Annunzio fa un passo indietro e non termina neanche il ciclo del melograno. Il sogno di un teatro nazionale rimane qualcosa di nebuloso; Stelio Effrena del Fuoco rispetto al Claudio Cantelmo delle Vergini delle Rocce guarda con ammirazione al melodramma tedesco e pensa che quella potrebbe essere una risposta dell’eroe alle lacune del presente; nell’impossibilita’ di agire forgia il sentimento popolare e lo indirizza verso il riscatto.
    Emerge spesso anche il tema dell’amore che si esaurisce. Il grande paradosso e’ quello del trionfo della fiction religiosa. Anche il rapporto col trascendente e’ storicizzato e i personaggi sono sempre meno atei. In antitesi c’e’ don Matteo con la famiglia del maresciallo che vive nel giardino dell’Eden. Ma anche il profilo di Don Matteo sarebbe discutibile. Mi sembra troppo vicino all’immagine di Gesu’. Meglio un ritratto meno illuminato. Sembra talmente santo da apparire fuori dal tempo e da portare Gesu’ nella storia. Ovviamente non e’ solo un limite di don Matteo. C’e’ sempre un paragone tra Gesu’ e la Chiesa. Questo mi fa pensare che la fede entra nelle maglie della storia e che anche Dio rischia di diventare un personaggio storico con tutto quello che ne consegue! Evidentemente il santo e l’eroe non sono equiparabili! Ma questo e’ solo il mio punto di vista.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *