Luciana Littizzetto contro Berlusconi (video): “Hai rotto il …”. A rischio Sanremo?

By on dicembre 10, 2012
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text-align: center”>Luciana Littizzetto contro Berlusconi a Che tempo che fa

Luciana Littizzetto stavolta non ha usato mezze misure. Nessuna metafora strana, niente giri di parole, è andata dritta a segno. E il bersaglio è Silvio Berlusconi. Il suo ritorno in politica ha fatto impennare lo spread e sprofondare i principali titoli italiani quotati in Borsa. Lei lo aveva previsto già ieri sera a Che tempo che fa, quando nel suo monologo in chiusura di puntata aveva attaccato la scelta del Cavaliere di ripresentarsi alle elezioni: “Mi viene già la colite… è tornato Berlu“, ha esordito la Littizzetto. Per poi aggiungere: “Io non dico provare pudore, che è un sentimento antico, ma una pragmatica sensazione di avere rotto il c****?!“. Il pubblico in sala ha risposto con una pioggia di applausi, perchè evidentemente nelle sue parole c’è riflesso, nè più nè meno, il livello di frustrazione di tanta parte dei cittadini italiani. Mentre non si può dire che a Viale Mazzini siano stati altrettanto entusiasti delle sue parole: i vertici del servizio pubblico hanno sempre le antenne dritte quando si tratta di satira, anche di quella leggera e più votata alla comicità, come nel caso della Littizzetto.

L’esibizione non è piaciuta per niente al consigliere d’amministrazione Antonio Verro, che ha attaccato la Littizzetto per gli insulti al Cavaliere: “Il servizio pubblico non può permettersi di insultare nessuno. Lo avrei detto anche se le battute avessero riguardato Bersani o Casini“. Secondo l’esponente del Pdl l’attrice si è presa delle libertà che esulano dalla satira: “Chi fa spettacolo ha una grande responsabilità nei confronti del pubblico. E certi divi troppo pagati, naturalmente mi riferisco anche alla Littizzetto, rischiano di dimenticare quale sia il loro vero ruolo e si trasformano in predicatori. Tutto questo non è tollerabile così come non è concepibile offendere gli spettatori che pagano il canone di un servizio pubblico e magari fanno parte dell’elettorato di centrodestra“. L’insulto al Cavaliere è diventato subito un caso, tanto da far intevenire perfino il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi. E qualcuno insinua che per la Littizzetto sarebbe a rischio anche Sanremo 2013. (Dopo il salto, il video del monologo di Luciana Littizzetto).

E’ stato lo stesso Verro a sottolineare che lo stile della Littizzetto sarebbe inopportuno sul palco dell’Ariston, visto che il Festival della Canzone italiana si terrà a ridosso delle elezioni politiche: “Saremo in piena campagna elettorale, se non addirittura qualche giorno prima delle elezioni. Personalmente confido nella grande professionalità di Fabio Fazio che saprà sicuramente moderare le intemperanze verbali della signora Littizzetto“. Le preoccupazioni di Verro hanno smosso anche il neodirettore Gubitosi, che avrebbe invitato il direttore di Rai3 Di Bella a vigilare maggiormante sulla trasmissione invitando tutti ad “un maggior rispetto e a una maggiore attenzione nei confronti di tutti gli esponenti politici evitando eccessi“. Insomma, reprimende da ogni parte. E chissà se davvero Sanremo è a rischio per la spumeggiante Littizzetto.

http://youtu.be/0odmoOIF0NI

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

2 Comments

  1. marina

    dicembre 10, 2012 at 18:44

    Ormai ha stufato, e’ di una volgarita’ unica, dice sempre le solite cose! Non riesce a essere comica senza per forza essere volgare?

  2. Elios

    dicembre 11, 2012 at 00:16

    Marina, la Littizzetto ha stufato te. Non generalizzare. Io non mi riconosco nel tuo commento, non lo condivido. La Rai è stata da sempre e lo è tuttora governata da uomini di partito e di governo, da lothar più realisti del re. Come meravigliarsi delle faziose dichiarazioni di Verro? Con quali competenze può affermare che la Littizzetto avrebbe con il suo colorito epiteto «esulato dalla satira»? La satira è stata sempre ingabbiata in questo paese, perseguitata legalmente (come nel caso di Sabina Guzzanti) e inibita con la cancellazione di programmi sgraditi ai governanti e adozione di comici organici al potere che facessero da specchietto per le allodole di libertà che in Italia, unico caso tra o grandi paesi occidentali, non sono contemplate. L’articolo 21 della Costituzione è per alcuni solo testimonianza; non ha valore de facto. Lasciamo dire ai telespettatori se quella sia o meno satira: il fatto che abbia divertito lo testimoniano gli applausi. È stata chiusa in Rai dalla fida Lei su volere del Berlusconi la trasmissione di Serena Dandini che poi non ha avuto egual fortuna su La7. Risultato? Sui primi sette canali tv l’unica satira presente è quella di Crozza. Un po’ pochino per un paese che.ha la pretesa di considerarsi libero e democratico, in cui si moltiplicano nei palinsesti solo le trasmissioni di innocuo.cabaret (l’ultimo è Made in Sud…). Se la dirigenza Rai Tarantola-Gubitosi vietasse l’approdo della Littizzetto a Sanremo dimostrerebbe di non essere più indipendente dai partiti di quanto non fossero già i dirigenti di espressione più collaterale ai partiti del precedente governo Berlusconi. Sarebbe oltretutto un errore industriale, di marketing, perché la Littizzetto ha ancora un grande seguito di pubblico. E poi il giochetto del Pdl in campagna elettorale è oramai consolidato e oliato: accusare tutti.coloro che sono di sinistra di faziosità per additarli al proprio elettorato come persone da non ascoltare («tanto non la pensano come noi»). In passato questa squallida quando tribale tecnica di aggressione dell’opinione (altrui) ha loro portato il vantaggio di ottenere epurazioni eccellenti dal panorama televisivo. Santoro, Luttazzi, Enzo Biagi, furono allontanati dalla Rai da dirigenti ansiosi di compiacere il nuovo potente giunto a Palazzo Chigi (allora era Berlusconi). Il modello di televisione pubblica del centrodestra non è accettabile: vorrebbero ridurre le persone che non la pensano come loro al silenzio mediatico («sono pagati coi soldi di tutti», si sentenzia, come se RaiUno e RaiDue quasi interamente occupate da giornalisti e vip di centrodestra non vedesse le loro buste paga pagate ugualmente coi soldi della azienda pubblica) mentre su Mediaset, caso unico in Europa di gruppo privato edito da un ex capo di governo che ha tanti canali quanti quelli del servizio pubblico – se contiamo anche quelli a pagamento di Mediaset Premium ne ha persino di più – è possibile sbilanciarsi a favore del Pdl e contro il centrosinistra quanto si vuole («è una tv privata» si risponde, salvo poi pretendere dalle altre tv private come La7 che gli orientamenti politici degli ospiti siano calcolati con minuzia certosina per evitare quegli sbilanciamenti in cui a Mediaset si assiste tutti i giorni).

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