Spending review, che fine faranno gli eccessi della RAI?

By on dicembre 7, 2012
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Non si placa l’enorme scure del governo, sempre alla ricerca di nuovi settori dove tagliare fondi, risorse o personale addetto. Stiamo parlando della cosiddetta spending review, ovvero la revisione della spesa pubblica, con il fine ultimo di migliorare il rendimento statale. In un contesto di crisi nera, caratterizzata da una disoccupazione galoppante e dal famoso spread alle stelle,  gli sprechi sono banditi ma, come sempre, dobbiamo considerare delle meravigliose eccezioni. La cara vecchia RAI, può vantare la posizione di quinto gruppo televisivo del continente, ma non certo quella di risparmiatore dell’anno. In tempi di crisi infatti, la televisione pubblica continua a non badare a spese. I dipendenti ammettono di non avere limiti di spesa per quanto riguarda i cellulari aziendali. Ci si affida semplicemente al buon senso di quest’ultimi, senza alcun tipo di restrizione indetta dai vertici della RAI. Anche i programmi televisivi made in RAI non sembrano tenere conto della spendig review. Basta considerare i compensi da capogiro di alcuni “veterani” della RAI, come i presunti 3 milioni e 800mila euro per un biennio di Antonella Clerici e i 1,5 milioni per Fabio Fazio. 

“Il più grande spettacolo dopo il week end” condotto da Fiorello, risulta essere il programma più costoso offerto dalla RAI, nonostante si tratti solamente di 4 puntate. Per farsi solamente un’idea  uno spot di 30” trasmesso alle 21.10, quindi nell’imminenza della diretta, è costato 130.000 euro per le prime tre puntate, quota che scende a 117.000 euro per l’ultima puntata. Il costo complessivo del programma è di ben 12 milioni di euro, cifra certamente ammortizzata dal boom di ascolti, ma comunque eccessiva

Ma la forbice del governo, fredda e implacabile, si aggira anche nei pressi del cavallo di viale Mazzini. La morsa dell’austerity non intende risparmiare i nuovi dirigenti della RAI, il direttore generale Luigi Gubitosi e il presidente Anna Tarantola, costretti a far tornare i conti di tutta la baracca, con non poche difficoltà.  Inizialmente gli azionisti avevano stabilito una riduzione del 30% dei compensi dei dipendenti Rai, escludendo però i neo dirigenti. Invece anche loro dovranno subire i tagli. Gubitosi sarà costretto a rinunciare al suo controverso contratto a tempo indeterminato, giudicato incostituzionale e avverso allo statuto della RAI. Il dg dovrà dire addio anche al suo stipendio da capogiro, che ammontava a 650mila euro l’anno. In un epoca dove il posto fisso appare come un miraggio, il compenso del dg della RAI, appariva come un’offesa agli italiani vittime di una costante precarietà. Anna Tarantola, dal canto suo, taglierà il suo stipendio.

Simona Berterame

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