Ubaldo Pantani rinasce dando dinuovo vita al giornalista D’Agostino

By on dicembre 17, 2012

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Rottamato Renzi, che ha dovuto sostituire la scritta sul suo camper “ADESSO!” con “Dopo se ne parla…”, e tornato ufficialmente in panchina Antonio Conte, che ha abbandonato il plexiglas del RaiBox per respirare il profumo dell’erba dei suoi campi di calcio, Ublado Pantani si è ritrovato da un giorno all’altro senza materiale da parodiare, e, saggiamente, ha deciso come contro-risposta di ritornare alle origini riesumando l’imitazione del giornalista Roberto D’Agostino. L’imitazione nella scorsa edizione delle domeniche firmate Cabello  ebbe una fortuna tale anche da rendere piacevole anche il vero D’Agostino, che, al contrario, non ha mai fatto nulla per rendersi simpatico. L’ultima volta lo avevamo visto qualche mese fa quando a Quelli Che era permesso ancora Il Calcio; in quell’appuntamento avvenne, come spesso accade negli studi di corso sempione, l’ incontrò tra l’imitato e l’imitatore, e da allora è rimasto in archivio per dare spazio ad altri personaggi, fino ad oggi. Adesso, invece, il comico livornese ha deciso di accantonare per un attimo gli altri, e ridare vita alla parodia della Dagospia più insidiante e meno sopportata del panorama italiano, preparando degli esilaranti sketch a lui ispirati. 

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Nella puntata di ieri pomeriggio, un collegamento a pochi minuti dall’inizio della puntata ne annuncia il ritorno, mostrandoci un Ubaldo D’Agostino fintamente smarrito che si aggira nei nuovi studi alla ricerca dell’entra… e di Fabio Fazio. Non manca l’ironia fin dalle prime battute, una frecciata al Saviano che immagina nascosto nei corridoi, un saluto in inglese al giocatore del Milano e il simpatico incontro con i Negramaro stravaccati sul divano in attesa di entrare. A questo segue un secondo collegamento dove coinvolge Daria Bignardi in una intervista improvvisata e poi, finalmente l’entrata in studio. Gironzola un po nel dietro le quinte ed entra trionfalmente portando al collo un vistoso ciondolo spacciato come talismano Maya, dalla quale parte il suo esilarante intervento che coinvolge politica, malattie e fine del mondo. Irrequieto, analizza lo studio portando un po di scompiglio in giro, poi si siede al tavolino difronte al trio medusa e comincia parlare, lanciandosi in una doverosa precisazione riguardo l’imminente fine del mondo: “Il mondo è già finito, queste sò é repilche!”;

In effetti, a guardare la situazione politica di queste settimane tutti i torti non li ha, ed è proprio verso la politica che si indirizza il suo monologo, continuando col parlare del teatrino del Pdl con Berlusconi che “se candida, nun se candida, se candida“, terminato con l’esilarante epiteto “Aò, se è candida, Curati!” che manda nello scompiglio la Cabello costretta ad accasciarsi per le risate con la testa sul tavolo. Ma non finisce qui, continua ironizzando sul Pirellone e i suoi particolari consiglieri regionali chiamando in causa anche la Minetti, must di questa edizione con l’imitazione di Virginia Raffaele, dicendo a proposito di lei “Per me è come Venezia, bella, ma non ci vivrei! Dopo che hai fatto, che c’è fai con la Minetti!?.  Ne ha anche per la sinistra, ironizzando sul PD che, a suo dire, si sta preparando a perdere, e chiama in causa il sindaco di Firenze Renzi, da lui stesso riproposto nell’ultimo periodo, che, al contrario dell’avversario Bersani, ha meno vinto. Per non farsi mancare niente mette in mezzo anche Grillo e la sua ipotizzata doppia vita, che di notte si sveste dalla barba per andare a ballare il latino americano.

Non si limita però solo alla politica, ironizza brillantemente anche sul vicedirettore di Rai 2 che con la chitarrina in spalla e la maglietta da rockettaro gli ricorda tanto Piero Pelù, e lancia vaghi accenni anche al pagamento del canone Rai, la tassa più evasa ed odiata dagli italiani la cui scadenza comincia ad incombere. Chiosa infine lanciandosi nel paragonare la Cabello a Caterina Balivo, che deve mandare avanti la puntata pur continuando a non trattenere le risate. Un esilarante D’Agostino quello visto ieri, per nulla ostentato o logorato, mai banale e molto attuale, che ha fatto riemerge appieno la verve del comico toscano che si era sopita con le ultime imitazioni di Renzi e Conte, nella quale invece non brillava e risultava a tratti prevedibile. Certamente quella di D’Agostino è una delle imitazioni meglio riuscite di tutto il suo repertorio.

Vito Tricarico

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