Un matrimonio: fiction diretta da Pupi Avati, con Flavio Parenti e Micaela Ramazzotti prossimamente su Rai Uno

By on dicembre 30, 2012
Rai Fiction - Un matrimonio

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FICTION CHE VEDREMO: UN MATRIMONIO – Una delle fiction più attese sull’ammiraglia della televisione di Stato, che vedremo ad inizio 2013 (qui tutte le altre fiction targate Rai che vedremo nel 2013), è Un matrimonio con protagonisti Flavio Parenti e Micaela Ramazzotti. Miniserie in 6 puntate da 100 minuti scritta per Rai Uno da Pupi Avati che firma soggetto, regia e sceneggiatura, con suo figlio Tommaso Avati e Claudio Piersanti. Si tratta di un prodotto che segna il ritorno di Pupi Avati a produrre per la televisione, perché la sua ultima produzione risale al 1978.

TRAMA DELLA FICTION – Il racconto, ambientato nella città di Bologna, percorre i sessant’anni d’amore di Carlo (Flavio Parenti), democristiano, e Francesca (Micaela Ramazzotti), comunista, dal loro primo incontro del 1948 fino alle nozze d’oro del 2005. Tutto ha inizio con un fugace incontro in vacanza a Sasso Marconi, tra Carlo figlio di un commerciante benestante (Christian De Sica), considerato ‘il miglior camiciaio di Bologna’ ma con il vizio di scommettere sui cavalli, e Francesca, dattilografa bella e dal carattere deciso, figlia di un operaio (Andrea Roncato) e padre affettuoso, ma donnaiolo e di una mamma rassegnata (Valeria Fabrizi) che la incoraggia a scegliere l’uomo della sua vita con la testa più che con il cuore, per evitare i suoi stessi errori.

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I due ragazzi si ritrovano quando Francesca viene assunta proprio dal padre di Carlo, che si trova in una situazione economica molto difficile. Nella prima puntata fanno da sfondo avvenimenti che hanno segnato tutta la nazione, come l’attentato a Togliatti, la vittoria di Bartali e la tragedia di Superga. Pian piano conosciamo i protagonisti che hanno vent’anni e li seguiamo fino ai loro settanta, nella buona e nella cattiva sorte. Intorno a loro ci sono amici, zii, nipoti e parenti. Nel cast ufficiale troviamo, oltre ai sopracitati De Sica, Roncato e Fabrizi, altri volti noti alla nostra televisione e talvolta del cinema, come Katia Ricciarelli che vestirà i panni di Amabile ed Ettore Bassi che sarà Angelo Dagnini, da adulto.

DICHIARAZIONI DEL PROTAGONISTA MASCHILE, FLAVIO PARENTI – Lo stesso protagonista maschile, Flavio Parenti, in una recente intervista, ha rilasciato dichiarazioni a proposito della fiction: “Questa serie ha il respiro di una saga. Ti culla nel racconto ma ti appassiona, vuoi vedere come va a finire e Pupi con il suo modo di dirigere rende tutto facile“.

PAROLE DEL REGISTA, PUPI AVATI – Il regista Pupi Avati si è dimostrato entusiasta del progetto, dicendo: “Ho trovato persone che, lasciando da parte le preoccupazioni per gli ascolti, hanno avuto da subito, come me, la voglia di fare una cosa bella“; e ha confessato che la storia della fiction è un po’ la storia del suo matrimonio: “Dopo 48 anni insieme a mia moglie penso di avere l’esperienza necessaria per dire com’è un matrimonio, nel bene e nel male. Prima sarei stato troppo giovane. Invece molti di quelli che scrivono e producono fiction hanno, purtroppo, delle famiglie a pezzi, divorzi, separazioni. E come fanno a raccontare un matrimonio che dura per sempre?”.

Con questi ottimi presupposti, Un matrimonio si preannuncia come una delle fiction più attese della stagione televisiva che sta per iniziare.

About Paolo Mastromarino

Paolo Mastromarino (Classe 89) nato a Castellana Grotte (Bari), laureato in Scienze della comunicazione culturale e forme dello spettacolo presso l'università Lumsa di Roma, ad ora iscritto al corso di laurea magistrale in Produzione di testi e format per l'audiovisivo. Mi piace scrivere e da sempre sono appassionato di televisione, programmi televisivi e fiction, insomma mondo dello spettacolo in generale. Trovo molto interessante studiare il mondo televisivo straniero, soprattutto britannico e americano

One Comment

  1. Rossella

    gennaio 2, 2013 at 13:34

    Siamo sempre più abituati ad analizzare il matrimonio da un punto di vista borghese e cioè il nostro punto di vista! La nostra storia, la nostra concezione, il nostro io: ma al telespettatore cosa importa? Vorrei che qualche autore una volta tanto si confrontasse con il teatro di Eduardo!
    Il teatro di Eduardo ti consente di analizzare la società contemporanea da un punto di vista privilegiato. Ieri sera mi è sopraggiunta una riflessione sulla corruzione. Infatti per alcuni questa è solo la storia di una prostituta. Questo mi fa capire che abbiamo un rapporto distorto con la realtà. Siamo abituati a temere la verità e molto spesso nei dibattiti dei talk emerge proprio questa nostra propensione a voler giustificare la menzogna! Addirittura la famiglia diventa il luogo in cui ci si nascondono verità per il “bene” di chi si sostiene di amare. E la fiction consacra questo stereotipo. Ma quale bene? Oppure c’è chi per corteggiare una persona, per un fine che a lui sembra nobile, ritiene opportuno omettere dei particolari sconvenienti della sua vita. Sconvenienti appunto! In questo crogiolo di ipocrisia si agglomerano i detriti di una civiltà che stenta a risalire la china per ovvie ragioni. Non esiste più l’offesa: basta chiamare le cose con un altro nome… e così se mentre ti trovi alla cassa di un supermercato un signore finge di aver comprato per sbaglio la carta prepagata di una profumeria diventi una maleducata se non apprezzi la gentilezza con cui porgendotela t’invita al bar! Non ti puoi offendere se uno sconosciuto ti offre dei soldi, perché di questo si tratta! Dunque nell’idea di Eduardo Filumena incarna la vera sposa perché aspetta 25 anni senza mai sentire l’esigenza di riscattarsi dalla sua condizione – avrebbe potuto sposare un forestiero e comunque la sua maternità è una maternità piena perché non passa attraverso l’avvenire che ha costruito per i figli ma attraverso l’identità che intende lasciargli per la vita.
    Mi mancano questi autori che amano le donne sotto tutti i punti di vista! Infatti nella nostra società se affermi che al tuo matrimonio molto probabilmente non vestirai di bianco nessuno capisce il senso. Certo è che se la fiction, che è un genere popolare, la smettesse di raccontare la favola del principe che s’innamora dell’impiegata nessuna ragazza accetterebbe a cuor leggero neanche l’idea di ricevere un regalo da uno sconosciuto. Non è un caso se le nostre nonne ci dicevano di non accettare caramelle dagli sconosciuti. L’idea dell’amore è molto ambigua e quando ti risvegli dai tuoi sogni rischi di provare disagio quando passi davanti ad uno specchio. Sono certa che se si creasse questa consapevolezza si ridurrebbe la violenza nella società. Nel giorno dei funerali di una grande donna come Rita Levi Montalcini penso che la consapevolezza del proprio valore di donna può portare “almeno” al Nobel .

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