“Sposami” : la fiction Rai non avrà una seconda stagione

By on gennaio 2, 2013
Fiction Sposami

text-align: center”>Fiction Sposami

LA FICTION SPOSAMI VERRA’ CHIUSA – Forse per manovre sbagliate di palinsesto, forse per contenuti sbagliati per l’ammiraglia Rai, il futuro della commedia sentimentale Sposami, con protagonisti Daniele Pecci, Francesca Chillemi, David Coco, Alexandra Dinu ed Emanuele Bosi, con ogni probabilità non avrà una seconda stagione. La fiction in 6 puntate, andata in onda su Rai Uno lo scorso ottobre, prodotta dalla Titania Produzioni di Ida Di Benedetto, è liberamente ispirata alle classiche commedie sentimentali del cinema hollywoodiano, alternando gag comiche a momenti romantici. A quanto pare, pur avendo avuto un’impostazione frizzante e allegra, non è riuscita a coinvolgere più di tanto il pubblico e nemmeno i vertici Rai.

LO SFOGO DELLA PRODUTTRICE, IDA DI BENEDETTO – È stata la stessa produttrice, Di Benedetto, a dichiararlo alle pagine del mensile Tivù, dimostrandosi un po’ contrariata sulla decisione presa, estraniandosi dal mancato successo della serie, attribuendo così le colpe a coloro che si occupano dei palinsesti Rai. Dichiara: “Questo insuccesso mi ha sorpresa: non avevo mai perso prima d’ora. Tanto più con una serie di qualità, scritta da due veterane della Rai: Paola Pascolini e Giovanna Caico. Se ho perso, è stato per l’incompetenza di persone terze. Non per il contenuto della fiction.

alexandra-dinu-e-daniele-pecci

LA PRODUTTRICE ATTRIBUISCE LE COLPE AI NUOVI RESPONSABILI DEL PALINSESTO RAI – Continua puntando il dito verso i nuovi responsabili dei palinsesti della televisione di Stato, che hanno ottenuto un basso riscontro: “Le persone che sono subentrate all’ottimo Chicco Agnese non hanno saputo strutturare. E vale anche per i prodotti dei colleghi: Terra Ribelle 2, per esempio, è partito di domenica, poi si è ritrovato al lunedì, in mezzo a Questo nostro amore, programmato alla domenica e al martedì. Come può il pubblico affezionarsi se il giorno di messa in onda cambia continuamente?”. Secondo la produttrice sarebbe stata opportuna una certa stabilità nella programmazione della serie, in modo tale da non perdere l’affezione del suo pubblico, e anche se gli ascolti sono stati sempre oltre i 4 milioni di telespettatori e avendo battuto quasi sempre la controprogrammazione Mediaset, per i vertici Rai non è abbastanza. La Di Benedetto, appunto, ribatte in modo schietto e diretto sulla questione della delocalizzazione: “Ci hanno mandato al macello, il 3 ottobre; prima al mercoledì e poi spostandoci continuamente. Un buon responsabile di palinsesto, invece, avrebbe programmato i titoli rodati, i sequel, a inizio di garanzia, e solo dopo quelli nuovi, studiando una collocazione ad hoc. Che non cambiasse continuamente. Senza contare che le commedie richiedono una tutela maggiore dei melò.”.

RIFLESSIONI SULLA PROGRAMMAZIONE DELLA SERIE – Non è propriamente vero quanto detto dalla Di Benedetto, perché è giusto dire che la fiction Sposami è stata sempre mandata in onda di mercoledì, ad eccezione della sola terza puntata che è stata trasmessa di lunedì. A parte tutto, le puntate della serie, hanno ottenuto in media 4.271.000 telespettatori ed uno share del 15.53% per le 6 puntate trasmesse. La serie con la regia di Umberto Marino, ha comunque rappresentato un prodotto vivace e in grado di svecchiare o quantomeno cambiare un po’ l’offerta della serialità Rai, spesso standardizzata. Con la speranza che il nuovo direttore di Rai Fiction, Eleonora Andreatta, oltre ad essere impegnata a cambiare i contenuti dei prodotti (qui le nuove fiction targate Rai che vedremo nel 2013), in futuro terrà conto di Sposami e per la felicità dei tantissimi fans delusi da questa decisione, possa pensare di produrre una seconda stagione.

About Paolo Mastromarino

Paolo Mastromarino (Classe 89) nato a Castellana Grotte (Bari), laureato in Scienze della comunicazione culturale e forme dello spettacolo presso l'università Lumsa di Roma, ad ora iscritto al corso di laurea magistrale in Produzione di testi e format per l'audiovisivo. Mi piace scrivere e da sempre sono appassionato di televisione, programmi televisivi e fiction, insomma mondo dello spettacolo in generale. Trovo molto interessante studiare il mondo televisivo straniero, soprattutto britannico e americano

One Comment

  1. Rossella

    gennaio 3, 2013 at 12:37

    Mi sembra un’ottima scelta! Già il titolo era tutto un programma: Sposami! Che rispondere? Si padrone/a! (Non sarebbe stato meglio: Mi vuoi sposare? – Perché non ci sposiamo? – )… non vi sembra che il titolo diventa il manifesto di un preciso stereotipo del matrimonio?
    E meno male che una volta su un blog una ragazza scriveva una roba tipo: “mi fa specie che al giorno d’oggi l’abito bianco rappresenti ancora il traguardo nella vita di una donna!” Aggiungeva anche parole come “anacronistico” e infondo mica sbagliava? Questa è la vita! Si vede che io sono una ragazza “anacronistica” ( che non significa all’antica: magari del futuro? Intanto la mia vecchiaia l’ho vissuta!) ma se dovessi scrivere una sceneggiatura mi guarderei intorno e la smetterei di identificare il matrimonio con un simbolo religioso. Magari sarebbe meglio non fare differenza tra le storie d’amore e non fare in modo che chi giustamente non sente proprio questo valore, mi riferisco al sacramento e quindi al rito religioso, si debba sentire in diritto di caricaturizzare quella minoranza che ancora ci crede o ci spera. Ci sono temi come il matrimonio che io non toccherei almeno per i prossimi 20 anni anche perché il matrimonio come sacramento è inenarrabile in una società secolarizzata. Al giorno d’oggi è un vero miracolo che vede protagonista una coppia anonima anche a se stessa. Umanamente non sarebbe possibile scrivere questo soggetto perché è cambiata proprio la cultura e siamo abituati a vedere i nostri familiari che optano per la convivenza e formano una vera e propria famiglia che merita di essere vissuta in questo modo. Forse oggi un giovane che ancora ci crede può sperimentare proprio la bellezza di questo valore che non essendo più un’esigenza culturale si manifesta nella su trascendenza come un vero dono. Secondo me è meglio conservare dei misteri e favorire la cultura dell’integrazione tra chi vive con ideali diversi! Altrimenti si alimenta un clima d’intolleranza: io la vedo così!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *