Daniele Liotti in teatro con Elephant man: “Porto sul palco le mie brutture” – Intervista Esclusiva

By on febbraio 6, 2013

text-align: justify”>daniele liottiDi ruoli al cinema e in televisione ne ha fatti tanti e tra i più disparati, eppure di teatro non si era mai occupato, se non con lo spettacolo “Più vera del vero” di Enrico La Manna. Ma Daniele Liotti è pronto anche a questa nuova sfida portando sul palco un personaggio drammatico racchiuso all’interno di una racconto emozionante che spinge lo spettatore a riflettere. Dal 31 Gennaio l’attore romano è infatti in scena con “Elephant man”, la storia di Joseph Merrick rivista e romanzata dall’autore e regista Giancarlo Marinelli. Abbiamo raggiunto telefonicamente Daniele prima del debutto e, come leggerete dalle sue parole, l’emozione e l’ansia erano ad altissimi livelli, e non solo per il fatto di essere poco abituato a trovarsi su un palcoscenico di fronte al proprio pubblico, ma anche per il tipo di personaggio che interpreterà da qui fino a metà Maggio. Joseph Merrick, vissuto nella seconda metà dell’800, divenne famoso nella società britannica a causa dell’estrema deformità del suo corpo, e la sua storia è stata ripresa sotto diverse forme, dal teatro alla letteratura. Daniele Liotti ha le idee molto chiare sul personaggio che andrà a interpretare e sul messaggio che lo spettacolo intende rivolgere al proprio pubblico. Curiosi di sapere come fosse andato il debutto, lo abbiamo raggiunto nuovamente il giorno dopo… volete conoscere le sue impressioni? Non vi resta che leggere l’intervista che Daniele Liotti ci ha rilasciato, in cui racconta il suo Elephant man, il rapporto con la televisione italiana e le sensazioni che gli trasmette salire su un palco.

Allora Daniele, raccontaci un po’ del tuo spettacolo, “Elephant man”

Con piacere. L’autore e regista dello spettacolo è Giancarlo Marinelli che ha scritto il copione partendo dai racconti del Dottor Treves, il neurologo che curò davvero il povero Joseph Merrick, l’elephant man. Si tratta di un racconto emozionante che fa leva sulla capacità di Joseph di aprire gli animi di chi lo guarda vedendo solo la sua deformità, attraverso l’anima e l’integrità morale che lo contraddistingue. Si tratta di un personaggio che, nonostante sia costretto a vivere con la faccia rivolta verso l’angolo, ha una poesia interiore che schiude gli animi di coloro che gli stanno intorno, arrivando a dimostrare come siano loro i veri uomini elefanti, come uomo elefante può esserlo ciascuno di noi.

In che senso?

Nel senso che ognuno ha una maschera, delle mostruosità, incertezze, dubbi e fragilità che tende a nascondere, e l’opera che porto in scena possiamo definirla proprio uno spettacolo “sulla rivelazione”. Il senso che si vuole dare raccontando questa storia è che sono le maschere che portiamo nella nostra vita ad alterare i rapporti umani: privarsene e avere il coraggio di raccontare di sé permette di riscoprire i veri valori, come l’amore e l’amicizia. Attraverso questa evoluzione possiamo capire chi realmente siamo, esattamente come fa Joseph che all’inizio non riesce ad alzare la testa e poi apre a poco a poco la propria anima e comincia a raccontarsi, tanto che gli altri personaggi si accorgono della sua umanità e riscoprono se stessi, capendo che l’unico a non portare la maschera nonostante sia anche l’unico fisicamente ad averla è proprio l’elephant man, che ha un’anima non filtrata da ipocrisie e convenienze.

Com’è stato calarsi nei suoi panni sia a livello fisico che psicologico?

Tostissimo, ti dico la verità: penso che una persona “normale” non possa realmente riuscire a entrare fino in fondo in una personalità complessa e sfortunata. E’ stato quindi necessario lavorare anche di fantasia e avere il coraggio di mettere a nudo le mie paure, le mie fragilità e le mie brutture. Si tratta tutt’ora di un lavoro di immedesimazione in questo senso: devo cercare di tirar fuori quello che non vorrei che gli altri vedessero. A questo si aggiunge tutto il lavoro fisico di un personaggio che mi costringe a una postura particolare, a un difficoltoso modo di parlare e all’utilizzo di una maschera. So che non sarà facile perché ogni giorno si tratterà di ripercorrere tutto questo e di scoprire nuove strade: è una bella sfida, ma sarà anche molto costruttivo per il mio lavoro di attore.

Nella tua carriera non hai fatto molto teatro e andrai in scena con uno spettacolo di forte impatto: quali sono le tue sensazioni prima del debutto?

Paura e terrore sono parole assolutamente riduttive rispetto a quello che provo in questo momento (ride, ndr). Vorrei scappare e continuo a chiedermi “Daniele, perché lo hai fatto?”, ma alla fine utilizzerò anche queste sensazioni per raccontare il mio personaggio: ho paura ma anche tanta voglia di mostrarlo al pubblico. Abbiamo lavorato tanto…adesso si va in scena.

Cosa pensi che dia il teatro che la televisione e il cinema non danno?

La forma espressiva è completamente diversa, ma il teatro, il cinema e la televisione hanno come comune denominatore il bisogno di verità per interpretare qualunque personaggio: bisogna attaccarsi a qualcosa a cui si crede veramente e raccontarlo. E’ ovvio che in teatro non ci sono ancore, mentre nel cinema e nella televisione c’è il ciack e tutto non dura più di un minuto e mezzo, senza considerare che ci sono molte cose che aiutano l’interpretazione, dalla musica al montaggio. Sul palcoscenico invece si è soli e si va in scena con il pubblico a guardarti: credo che sia questo a  formare davvero un attore. Insomma serve molta più concentrazione, è molto più faticoso ma anche molto più stimolante.

Per quanto riguarda invece le critiche mosse alla televisione, che idea hai?

Penso che la televisione italiana abbia grande coraggio nel portare in scena storie importanti e difficili da raccontare, tratte da grandi romanzi o eventi storici che ricostruiscono la storia d’Italia, ma anche fiction che raccontano realtà come la mafia e la camorra. Inoltre credo riesca ad accontentare tutti perché molto varia, seppure io sia un po’ contro alla parte che la edulcora rendendola troppo sdolcinata. E’ vero che c’è anche chi ha bisogno di non vedere la realtà e vuole la favola, ma penso si possa regalarla senza per questo appiattire il tutto. Il rischio è infatti che poi tutte le serie, sia storiche che contemporanee, seguano lo stesso schema, e questo tende ad annoiare.

C’è un personaggio che non ti hanno mai proposto ma che sarebbe una sfida per te, oltre ovviamente a quello che andrai a interpretare in teatro?

Ho interpretato molti ruoli diversi, lontani da me, che comunque sono sempre stato io a cercare per la voglia di crescere come attore, ascoltando la pancia e senza farmi troppi problemi. Perciò quello che forse mi manca è un personaggio che sia molto più simile a Daniele, più leggero, brillante. Ecco mi piacerebbe raccontare chi sono io attraverso qualcun’altro.

Un regista con cui lavorare invece?

Beh, per quanto riguarda registi italiani posso dirti Tornatore, Crialesi, Ciprì…ma siamo fortunati perché di bravi ce ne sono davvero molti! Credo che registi, attori e sceneggiatori non manchino, e che quello che forse manca è il coraggio nel non vendere per forza ciò che si pensa possa piacere al pubblico.

Lasciamo Daniele alle sue prove e alla sua ansia da debutto, accordandoci di risentirci il giorno dopo la prima. Quando lo chiamiamo si mostra ancora disponibile e molto soddisfatto della performance della sera precedente:

Insomma com’è andato il debutto?

E’ venuta fuori una prima molto bella in cui c’è stata anche una grande partecipazione di pubblico, senza considerare il fatto che io volevo morire prima di entrare in scena (ride,ndr)! Avevo molta ansia e non ti nascondo che questo grosso patema interiore mi ha accompagnato per tutto il tempo, ma penso anche che sia questo ciò che deve accadere: come ti dicevo l’altro giorno Joseph è un personaggio che soffre e che è vero che ha un’ascesa, ma è molto lenta e graduale, non c’è mai il momento in cui il personaggio si rilassa, e tutto questo l’ho sentito, l’ho provato su me stesso.

Che effetto pensi abbia avuto sul pubblico?

La gente  si divertiva, si emozionava, molte volte ho sentito un silenzio assoluto nella sala. Erano come rapiti dalla mostruosità di Joseph e dalla bellezza della storia che viene raccontata, anche perché il protagonista è lui, ma ci sono anche molte situazioni che si intersecano tra di loro. Inoltre tra il pubblico c’erano moltissimi ragazzi a cui lo spettacolo è piaciuto tanto e questo mi fa piacere perché spesso sono proprio loro i più severi. In generale ho visto applausi e una grande partecipazione, posso ritenermi soddisfatto. Speriamo di continuare così!

E di continuare così glielo auguriamo anche noi de LaNostraTv, ringraziandolo per la gentilezza e disponibilità.

About Vanessa Colella

Nata a Roma nel 1989, ha conseguito la laurea triennale in Scienze Statistiche presso la “Sapienza”, e sta proseguendo i suoi studi con la laurea specialistica in “Statistica, assicurazioni e finanza”. Si è inoltre diplomata presso l’accademia di Roma “La maschera in soffitta”, prendendo successivamente parte ad alcuni spettacoli teatrali. Ama leggere i gialli e soprattutto d’estate…altrimenti lo studio passa totalmente in secondo piano.

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