La7 a Cairo: le reazioni di Enrico Mentana, Gad Lerner e Michele Santoro

By on febbraio 21, 2013
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text-align: center”>La7 a Cairo: parlano Mentana, Lerner e Santoro

La vendita di La7 a Cairo, che dovrebbe diventare ufficiale ai primi di marzo, sta animando il dibattito politico e non solo. Se Berlusconi ha auspicato che con l’arrivo di Cairo l’emittente diventi “un po’ meno di sinistra” e Bersani ha auspicato che la cessione avvenga in assenza di conflitti d’interesse, le reazioni più interessanti sono arrivate da chi a La7 ci lavora. E non solo dai circa 500 dipendenti tra giornalisti e collaboratori che sono preoccupati dagli eventuali tagli che la nuova proprietà deciderà di operare per ridurre i costi, ma anche dai volti più noti della rete, che certo non temono (o non dovrebbero temere) ripercussioni sul proprio lavoro.

Il primo a commentare la decisione di Telecom Italia di trattare solo con Cairo (consegnandola al presidente del Torino ripulita dal debito di 260 milioni in capo alla controllata Timedia che edita La7), è stato il direttore dell’informazione della rete Enrico Mentana. In un’intervista al Corriere della Sera il giornalista ha auspicato che Cairo non metta in atto “diete da cavallo“, piuttosto si impegni ad investire per far crescere la  rete. Ad esempio, con un piano editoriale preciso che non si limiti a valorizzare la sola vocazione da “all news in chiaro”, che risulta ancor più accentuata nel periodo della campagna elettorale. Di fronte alla necessità di difendere l’occupazione dei dipendenti, Mentana si è perfino detto disponibile a “ricevere azioni al posto dello stipendio“, ma al di là di tutto, ha posto come condizione primaria della riuscita nel nuovo corso de La7 la totale autonomia dell’azienda rispetto alla governance. Perchè quel che spaventa tutti in queste ore è l’etichetta di “berlusconiano” che (a torto o a ragione) viene assegnata a Cairo a causa del suo passato come collaboratore dle Cavaliere. Mentana, da parte sua, concede il beneficio del dubbio ma ricorda di essere disposto a lasciare qualora mancasse questo presupposto fondamentale:

Io darò totale credito all’inizio di questa fase della sua gestione ma è chiaro che se le cose dovessero dimostrare che questa indipendenza non c’è sono accreditato di essere abbastanza svelto di capire…

Decisamente più preoccupata la posizione di Gad Lerner, che ha sempre invitato Telecom a non vendere La7 e comunque a farlo solo a determinate condizioni. Il conduttore di Zeta, volto-simbolo della rete, si era detto disposto ad entrare nell’azionariato di La7 insieme alla cordata di imprenditori prospettata da Diego della Valle: il cda di Telecom non ha dato al patron di Tod’s il tempo di sviluppare la sua proposta, ma secondo Lerner non è detto che l’imprenditore non possa subentrare in un secondo momento accanto al nuovo proprietario. Intanto, però, esterna tutti i suoi dubbi sull’operazione, che per Cairo si è rivelata un vero affare, visto che ha ottenuto l’emittente a quella che il Sole 24 ore ha definito una cifra “simbolica”. E sullo spettro del berlusconismo che aleggia su La7, in un’intervista all’Unità, Lerner si è espresso così:

Io i rischi li vedo sempre, se sarà il caso li denunceremo o ci staccheremo. Cairo sarebbe autolesionista se cambiasse la natura editoriale de La7, ma non mi pare intenzionato a farlo. Del resto ha avuto un vero percorso di concorrenza con Berlusconi, non bisogna liquidarlo inchiodandolo al suo passato (…) Non credo sia così sprovveduto da trasformare La7 in un rotocalco di gossip, in un suo DiPiù (…) A Cairo non conviene stravolgerci, anche perché coincide l’editore e il concessionario della pubblicità, quindi gli introiti degli spot restano dentro“.

Più sereno il giudizio di Michele Santoro, che non vede una connessione tra Cairo e Berlusconi, non fosse altro che l’editore lavora in proprio ormai da anni. D’altronde è stato lo stesso Cairo ad assicurare che le teste di serie come Santoro, Mentana, Lerner, Gruber, Formigli faranno parte del nuovo progetto di rilancio della rete. Lecito pensare che siano altri a dover lasciare la scena in un quadro generale che punterà comunque all’efficientamento dei costi. Un problema che tocca solo marginalmente Santoro, visto che il conduttore di Servizio pubblico non è un dipendente de La7 (come tiene a sottolineare spesso), bensì lavora come produttore indipendente, che confeziona e vende il suo programma all’emittente. Dal suo punto di vista, la vendita di La7 potrebbe addirittura rivelarsi il primo passo per abbattere la concentrazione oligopolistica nel settore radiotelevisivo, attraverso un’emittente autonoma da grandi gruppi industriali influenzati dalla politica:

I dati oggettivi ci dicono che c’è uno sganciamento de La7 da Telecom. Ovviamente questo provoca preoccupazione da parte dei 500 dipendenti dell’azienda. Ma allo stesso tempo crea una speranza di costruire una tv che non è più vincolata agli interessi di un grande gruppo con un core business differente dalla televisione. La figura di Cairo è quella di un editore che vive facendo l’editore. Quello che mi auguro è che sappia trovare le necessarie collaborazioni sia professionali che imprenditoriali per realizzare un progetto veramente autonomo“.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

One Comment

  1. flaminia polletta

    febbraio 21, 2013 at 19:51

    ricordatevi che abbiamo sempre il telecomando a portata di mano e si può cambiare in qualsiasi momento. Carlo e Flaminia due affezzionatissimi da la 7

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