Pierfrancesco Favino sarà Giorgio Ambrosoli, l’avvocato che morì per aver combattuto la corruzione

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PIERFRANCESCO FAVINO NEI PANNI DI GIORGIO AMBROSOLI – Sarà Pierfrancesco Favino a vestire i panni di Giorgio Ambrosoli in una fiction a lui dedicata. La Rai, sempre incline a ricordare i grandi del passato che siano essi cantanti, religiosi o servitori dello stato, in virtù del suo ruolo di televisione al servizio del pubblico ha deciso, saggiamente, di portare sul piccolo schermo la vicenda dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, deceduto per mano assassina sul finire degli anni ’70. Qualunque cosa succeda sarà il titolo della miniserie, probabilmente formata da 2 sole puntate, che dovremmo vedere sui nostri schermi casalinghi probabilmente per il prossimo anno. La serie, fortemente voluta dalla presidente Rai Annamaria Tarantola, avrà il nobile compito di portare alla conoscenza della gente comune la storia di un uomo morto per la sua lealtà verso il suo Stato, nonostante quest’ultimo non lo abbia appoggiato neanche nel momento dei funerali.

La serie prende nome e spunto dal libro di Umberto Ambrosoli, figlio dell’avvocato, ora candidato alla regione Lombardia. Nel libro, edito dalla Sironi Editore, si trova un pezzo tratto da una lettera che l’avvocato indirizzò alla moglie nel 1975, e che risulta quasi essere un tragico presagio della sua morte:

Indubbio che pagherò a caro prezzo l’incarico: Lo sapevo prima di accettarlo, e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare, e sono certo saprai fare benissimo.

Ambosoli aveva assunto un compito delicato, indagava sugli intrecci corruttivi tra politica e finanza, tema ancora oggi tristemente attuale, e finì per rimanere isolato anche dallo Stato stesso. Ma il tragico epilogo si verificò soltanto qualche anno dopo rispetto a quella lettera, ed avvenne in una subdola maniera quasi degna della trama di un noir.

GIORGIO AMBROSOLI TERMINA LA SUA VITA SOTTO IL SUO PORTONE DI CASA – Stava rincasando Giorgio Ambrosoli quando, la sera dell’11 luglio 1979, fu avvicinato da uno sconosciuto. Solo parole di scuse da parte del killer, poi quattro colpi di una 357 magnum lo freddarono per sempre. Veniva dagli Stai Uniti William Joseph Aricò, appositamente chiamato e pagato da Michele Sindona per compiere l’ingrato compito; ebbe almeno il coraggio di scusarsi prima di colpire, ma l’irreversibile nefandezza gli fruttò ben 25.000 dollari in contanti più 90.000 dollari versati in un conto bancario svizzero. Ai funerali di Ambrosoli nessuna figura istituzionale si presentò a rendere omaggio alla salma, solo alcuni esponenti della Banca d’Italia. Nel 1986, a Milano,  Michele Sindona e Roberto Venetucci furono condannati all’ergastolo per l’uccisione di Giorgio Ambrosoli.

DOPO BENTIVOGLIO, TOCCA ORA A FAVINO – Il compito di raccontare la vicenda di Ambrosoli era già stato assolto nel 1995 con Un eroe borghese, film tratto dall’omonimo romanzo di Corrado Stajano e diretto da Michele Placido, dove ad impersonare la figura dell’avocato era Fabrizio Bentivolgio. Ora il compito è invece affidato a Pierfrancesco Favino, uno degli attori più interessanti del panorama Italiano, per far rivivere l’eroismo dell’avvocato troncato dalla mancanza dello Stato e della legalità. la fiction è scritta da Andrea Porporati e diretta da Alberto Negrin, e si va ad aggiungere alle altre miniserie made in Rai che rievocano grandi personaggi vissuti nel passato, come è appena accaduto con Domenico Modugno e come accadrà con Alberto Manzi, in programma per la prossima stagione televisiva.

About Vito Tricarico

Nato nel cuore del sud nel 1993, diplomato da non molto come Tecnico della Gestione Aziendale. Curioso osservatore con la voglia di costruirsi ogni cosa con le proprie mani, dedica il proprio tempo a dilettarsi nella scrittura, nel disegno e dare seconda vita ad oggetti comuni.
Articolo aggiornato il

One Comment

  1. Rossella

    febbraio 25, 2013 at 11:59

    Mi sembra un bel soggetto però la fiction dovrebbe ricordare anche l’impegno delle donne e affrontare temi come la corruzione in maniera diversa. Io ritengo che il servizio pubblico dovrebbe valorizzare anche l’aspetto dell’educazione alla democrazia e al senso della libertà. Nessuno cita mai personalità come quella di Armida Barelli; che tra le altre cose ha contribuito alla fondazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; se non ricordo male è intitolata al Sacro Cuore proprio per sua espressa volontà: riuscì a convincere addirittura il Papa illustrandogli il legame tra il cuore e la sapienza. Mi sembra un vero peccato che la Rai o Mediaset non le abbiano dedicato almeno una fiction dal momento che ha avuto una vita molto intensa e ci sarebbe tanto da raccontare: è nata in una famiglia dell’alta borghesia milanese e ha vissuto tra la monarchia e il sesto anno dell’Italia repubblicana. Una donna del XX secolo che riuscì ad interloquire con i Papi e con le personalità più influenti del suo tempo quando le donne ancora non votavano. Ebbe un ruolo decisivo nel quadro politico e istituzionale. Oggi le cose ci sembrano diverse perché ipoteticamente possiamo monitorare la politica su twitter- e c’illudiamo che basti un “mi piace” su Facebook per interagire con le autorità- lei fece qualche cosa di più per le giovani del suo tempo: insegnò loro a parlare in pubblico e a difendere la loro dignità di donne all’interno della famiglia e della società.

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