Arriva in Italia Made in Jersey: storia di un fallimento annnciato

By on marzo 30, 2013

text-align: justify”>La primavera televisiva è tutta un rifiorire di telefilm e nuove serie tv. Ovviamente non parliamo delle reti generaliste, dove sopravvivono solo crime americani o fiction all’italiana (tranne l’eccezione Arrow, record di ascolti su Italia Uno), ma della zona franca satellitare. In particolare è come sempre il network Fox a tenere banco con i nuovi arrivi d’importazione. Così, in attesa di Da Vinci’s demons, in partenza dal mese prossimo, Fox Life punta su Made in Jersey, nuovo telefilm che strizza l’occhio alle signore, in partenza questo giovedì.

Non affezionatevi troppo però. Sono infatti solo otto gli episodi della prima e unica stagione del telefilm trasmesso negli Usa la scorsa primavera. Gli ascolti tiepidi della prima puntata (circa 7 milioni) e quelli ancora peggiori della seconda hanno fatto saltare sulla sedia i producersi di CBS che hanno cancellato la serie i cui restanti episodi girati fino a quel momento (solo sei) sono stati trasmessi saltuariamente, allungando la minestra fino a Dicembre. Ma come mai la serie non è riuscita a decollare? Probabilmente a causa della trama un pò troppo scontata. Sentite qua…

Martina Garetti è una giovane ragazza del New Jersey (che per gli americani è il ghetto dei caciaroni e rudi italoamericani, vedi Jersey Shore). Nonostante la buona educazione e le scuole frequentate, Martina non riesce proprio a contenere i suoi modi di fare, un pò troppo genuini per il prestigioso studio legale in cui lavora. A peggiorare la situazione è l’ingombrante e chiassosa famiglia del giovane avvocato, un manipolo di colletti blu provenienti dalla strada.

Così, strizzando gli occhi a Fran Dresher de “La Tata”, Made in Jersey si preannuncia un carosello di tiepidi stereotipi. Ma noi siamo con San Tommaso e se non vediamo non crediamo. Lasciamogli il beneficio del dubbio e attendiamo il 4 Aprile per emettere la condanna.

About Simone Rausi

Quando nacque a Catania nel 1986, Pippo Baudo urlò “Fantastico!”. Già, la settima edizione era in onda su Raiuno in quel momento. Ha divorato decenni di fiction e programmi tv prima di laurearsi in Scienze della comunicazione. Ha fatto lo speaker, il giornalista, il blogger e attualmente è copywriter presso un’agenzia di pubblicità (ma sua nonna dice in giro che fa il copriwater). Ha scritto un romanzo sui carciofi ma non ne mangia uno da anni. Lo trovate su tutti i social network del mondo… o davanti qualche schermo.

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