The Voice: show educativo e meritocratico. Promossi: Carrà e Pelù. Rimandati: Cocciante e Noemi. Bocciato: Troiano

By on marzo 8, 2013
foto dello studio di the voice

text-align: justify”>foto dello studio di the voiceTerminata la prima puntata di The Voice (qui la diretta), si tirano le somme di quello che abbiamo appena visto. La vera innovazione che sta nel non poter vedere gli aspiranti concorrenti, ma di poterli solo ascoltare è una forte intuizione. Possono mettersi in gioco personaggi meno avvenenti da un punto di vista fisico, ma comunque molto dotati vocalmente. L’idea fa in modo che la potenza vocale sia il vero centro della trasmissione, con il risultato finale di premiare la meritocrazia a dispetto di altri parametri. Interessanti  le facce dei quattro coach nel momento in cui la sedia si gira: l’idea che si erano fatti nell’ascoltare il talento, il più delle  volte non corrisponde alla realtà. Un solo dubbio sul meccanismo: riuscirà ad essere ancora piacevole per altre tre puntate? Quanto agli allenatori: Raffaella Carrà riesce sempre a stupirci. Anche in questa occasione ha deciso di tornare con uno show innovativo, giovane e veloce e non si ripete mai, non si adagia mai sugli allori, ma sta al passo con i tempi. Frasi giuste, è riuscita molto spesso a convincere talenti che mai si pensava potessero andare nella sua squadra. Piero Pelù è la vera rivelazione della trasmissione. Ha avuto un forte appeal tanto sui concorrenti quanto sul pubblico in studio, è riuscito ad essere molto credibile, grazie alla lunga carriera che ha alle spalle. Televisivamente il suo modo di fare sicuro, deciso e puntuale funziona molto. I due creano una coppia formidabile, che può reggere già da sola il gioco.

Meno abituato al mezzo Riccardo Cocciante, che ha fatto fatica ad aggiudicarsi concorrenti soprattutto all’inizio. Speriamo che dopo una fase di rodaggio possa imparare dai suoi colleghi a creare un maggiore coinvolgimento. Ammirevole la voglia di mettere a disposizione dei talenti la sua lunga esperienza.  Noemi la conoscevamo, è semplice e mai finta. Si ripete troppo spesso e adduce come unico motivo di scelta quasi sempre la vicinanza d’età. Un po’ poco per piacere ad un concorrente. Ci piacerebbe vederla più sicura di se. Tra i quattro giudici finalmente però non ci sono litigi inutili e continui scambi di battute che rendono lo spettacolo pesante e diseducativo, ma un confronto divertente, pulito e costruttivo che fa bene alla tv.

Il conduttore Fabio Troiano, in questa prima fase è molto spesso ridotto a comparsa secondaria. Il suo tono di voce risulta essere finto. Troiano non possiede le peculiarità da conduttore. Troppo spesso gli attori prestati alla conduzione risultano essere costruiti in video, perché l’arte della recitazione presuppone un’immedesimazione in un  personaggio, mentre quella della conduzione una verità del protagonista. Quella che è la base della recitazione (la finzione) è l’opposto per la conduzione. Se fosse per lui comunque sarebbero passati tutti. Nella family room aspettava con le varie famiglie l’esito dell’esibizione e ripeteva ogni volta: “e dai qualcuno schiacci il pulsante”. Lo hanno spiegato gli autori a Troiano che questa è una gara e in qualsiasi gara che si rispetti ci sono dei vincitori e dei vinti?

Quanto al montaggio sicuramente ben realizzato, nel lungo tempo risulta essere monotono. Il susseguirsi di storia-esibizione-esito sempre uguale a se stesso, è troppo ripetitivo con il risultato di fare da effetto soporifero sugli spettatori. Da rivedere sicuramente per le prossime puntate. Finalmente uno show che termina alle 23.40 e non si allunga per tutta la seconda serata: una forma di rispetto per gli spettatori che vogliono vederlo dall’inizio alla fine, ma che non hanno alcuna intenzione di fare le ore piccole davanti al piccolo schermo. Se tutti i vari show facessero allo stesso modo, la seconda serata tornerebbe ad essere territorio sperimentale di nuovi linguaggi e volti e sarebbe giustamente riattivata. In definitiva The Voice, a parte qualche piccolo aggiustamento, che sicuramente verrà fatto in corso d’opera, è promosso. Ben si sarebbe sposato con il target di Rai1 e avrebbe sicuramente fatto meglio del flop Red or Black. Le due reti avrebbero potuto scambiarsi di format e anche di giorni di messa in onda. Decidere di programmare The Voice al giovedì sera contro la fortissima fiction Che Dio ci aiuti 2, speriamo non si riveli un suicidio. Tra qualche ora scopriremo la verità del dio Auditel.

About Salvatore Petrillo

Avellino gli ha dato i natali, sotto il segno del Toro. La sua passione per la conduzione televisiva e tutto quanto fa spettacolo è nata con lui e fin da piccolo partecipa a feste, recite e saggi. All’età di 8 anni comincia lo studio del pianoforte frequentando poi il Conservatorio “D.Cimarosa” di Avellino. Laureatosi prima in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli studi di Salerno e poi in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo presso l’Università La Sapienza di Roma con il massimo dei voti, continua ad approfondire e conoscere meglio tutte le varie sfaccettature del mondo televisivo. Collabora con il quotidiano a tiratura regionale Corriere dell’Irpinia scrivendo di attualità, cronaca, spettacolo e con l’agenzia di organizzazione eventi ADVS di Roma. Dopo una parentesi di un anno e mezzo a Londra, dove ha cercato di rubare i trucchi del giornalismo anglosassone, torna in Italia per frequentare un corso di dizione e uso della voce e uno di conduzione televisiva presso l’Accademia 09 di Milano. In futuro sogna di farsi strada nel mondo della conduzione televisiva e dello spettacolo.

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