Da Glee alla riabilitazione. Corey Montheith prova a liberarsi dalla dipendenza di droghe. Di nuovo

By on aprile 1, 2013

text-align: justify”>Diversi. Se c’è una parola che può accomunare tutti i protagonisti del telefilm Glee non può essere altro che questa. Diversi si, ma con lo stesso comune denominotare: ingenui. Con quelle faccette da bravi ragazzi, i membri delle New Direction sono i classici nipoti che tutte le nonne vorrebbero avere. Peccato che una volta spento l’ultimo riflettore gli attori di Glee non è che siano esattamente degli stinchi di santo.

L’impersonificazione di questa ambivalente doppia personalità è Cory Montheith, lo storico protagonista maschile della serie. Finn, lo spilungone timorato e introverso, è molto diverso da come appare. E non mi riferisco solo al fatto che nella serie interpreta un liceale e, in realtà, ha 30 anni suonati…

Proprio nel giorno di Pasqua, un portavoce dell’attore ha rilasciato la seguente dichiarazione che, in men che non si dica, ha fatto il giro del mondo: ” Cory ha deciso di ricoverarsi in un centro di riabilitazione dall’abuso di droghe. Chiede cortesemente rispetto e riservatezza affinché possa compiere i passi che occorrono per il recupero“.

Non è certo la prima volta che Montheith si trova ad affrontare di petto il suo problema di dipendenza dalle droghe. Già in passato l’attore ha più volte ammesso di avere avuto questo genere di problemi, di essere entrato in rehab ma di essere ricascato in pieno negli errori già commessi.

Attestati di stima, in questo senso, arrivano dalla co-protagonista femminile, Lea Michelle (Rachel): “Amo e sostengo Cory e gli starò vicina durante questo percorso. Sono grata ed orgogliosa del fatto che lui abbia preso questa decisione”.

Speriamo che per Finn sia la volta buona, intanto, le vicende della quarta stagione di Glee continuano su Fox. Lì, il problema maggiore di Cory è quello di azzeccare il do alle finali delle Regionali.

About Simone Rausi

Quando nacque a Catania nel 1986, Pippo Baudo urlò “Fantastico!”. Già, la settima edizione era in onda su Raiuno in quel momento. Ha divorato decenni di fiction e programmi tv prima di laurearsi in Scienze della comunicazione. Ha fatto lo speaker, il giornalista, il blogger e attualmente è copywriter presso un’agenzia di pubblicità (ma sua nonna dice in giro che fa il copriwater). Ha scritto un romanzo sui carciofi ma non ne mangia uno da anni. Lo trovate su tutti i social network del mondo… o davanti qualche schermo.

One Comment

  1. rossella

    aprile 2, 2013 at 10:10

    Secondo me non si tratta di essere stinchi di santo o meno. Penso che sia difficile per tutti vivere il transito dall’anonimato alla notorieta’.
    Non voglio scomodare Benedetto XVI ma in uno dei suoi ultimi discorsi, con molta umilta’, parlo’ delle difficolta’ della vita di un uomo che si trova a fare i conti con la restrizione di un bene prezioso come la privacy.
    Oggi questa realta’ appartiene a tutti – es. fb, tweetter, ecc.-
    Nel campo dello spettacolo deve essere ancora piu’ difficile e per questo non e’ giusto puntare il dito.
    Alcuni colleghi dei Vianello – se non ricordo male si trattava di loro-dicevano che non rimanevano sul set oltre l’orario concordato: un po’ come gli impiegati d’ufficio… Ovviamente avevano una carriera lunghissima alle spalle e sapevano mettere dei paletti.
    I

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