Fiction italiana in forte crisi: fatturato a -24%, non si investe più sui nostri prodotti

By on aprile 19, 2013
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FICTION ITALIANA IN CRISI – I dati parlano chiari e sono poco lusinghieri per la nostra televisione. Secondo quanto riportato dal quarto Rapporto Fiction presentato dall’Istituto di Economia dei Media della Fondazione Rosselli per conto di APT, Sviluppo Lazio e RomaFictionFest, dal 2008 a oggi il fatturato della produzione di fiction in Italia è crollato del 24%, attestandosi a 650 miliardi di euro. Stesso discorso per quanto riguarda tutto il comparto audiovisivo che ha registrato una perdita del 31%

Numeri positivi invece per il fatturato delle venti imprese big del settore fiction che ha riportato una crescita dell’1,3% nel biennio 2009-2011. Ma non c’è comunque da stare allegri perchè accanto a questo trend di crescita si accompagna un aumento delle imprese schiacciate da elementi quali sottocapitalizzazione, discontinuità produttiva e impedimenti di accesso al credito, senza dimenticare il tasso di mortalità imprenditoriale, testimoniati soprattutto dai dati: dal 2006 al 2011, infatti, le importazioni di fiction sono cresciute del 67% su base nazionale, mentre l’export ha avuto un calo del 58% per un deficit di oltre 200 milioni di euro. In pratica si preferisce acquistare il tipo di fiction di produzione estera dai costi più bassi rispetto a quella realizzata in Italia, mentre fuori dai nostri confini non vale lo stesso discorso, a causa della scarsezza di contenuti e fascino dei nostri prodotti. Il tutto causa ovviamente un impedimento nella possibilità di attingere alle risorse provenienti dai mercati internazionali tramite il sistema delle coproduzioni, oggi come non mai utilissime per rafforzare i prodotti italiani all’estero. 

NON SI INVESTE PIU’ NELLA FICTION NAZIONALE – Nei dati vengono riportati altri numeri interessanti: il nostro è il Paese europeo che importa e investe in più fiction estere, specialmente dagli Stati Uniti. Dal settembre 2011 all’agosto 2012, infatti, nel palinsesto delle rete italiani abbiamo visto solo il 33% di fiction nostrana contro il 51% di quella americana e il 16% di quella europea. Allo stesso tempo il Rapporto evidenzia che l’Italia si trova in una posizione di “seconda classe” rispetto a i produttori del genere. Inghilterra e Francia sono ai primi posti, con un volume d’affari di 720 milioni per il primo e 537 milioni per il secondo. L’Italia, invece, è ferma a quota 270 milioni. L’abbassamento degli investimenti in produzione, invece, non va di pari passo con il calo di ricavi delle reti. Nell’arco del 2012 questo rapporto sembra addirittura in miglioramento anche se le risorse non hanno rafforzato gli investimenti nella fiction nazionale, pur registrando buoni ascolti. Si è preferito infatti dirigersi verso altri generi o altre voci di costo.

Nel 2011, Italia, Regno Unito e Francia, nel prodotto fiction, hanno ottenuto una porzione di spesa compresa tra il 12,3% e il 20,9% dei costi di programmazione dei broadcaster. Guardando all’Italia si è registrata una contrazione di oltre il 6% (dal 18,6% al 12,3%). L’anno successivo si sono anche impiegate una serie di iniziative volte ad aumentare le politiche di contenimento dei costi e di riduzioni dei budget di investimento destinati alla produzione indipendente, che hanno dunque causato il crollo dei fatturati delle aziende, dei livelli occupazionali diretti e dell’indotto. Senza pubblicità, con un budget ridotto e senza investimenti, il sensibile calo dei fatturati e dell’occupazione è inevitabile.

About Luca Mastroianni

E' nato a Roma ed è un giornalista pubblicista. Ha lavorato presso Legambiente e il Ministero dell'Ambiente, collaborando con agenzie e uffici stampa e occupandosi di attualità, diritti e corsi di giornalismo. Oltre alla scrittura ha grande passione per il calcio, il tennis e la musica. Della televisione ama soprattutto le serie tv degli anni Ottanta e Novanta: da Twin Peaks a La Tata, da C.S.I. a Friends, da I Griffin a Sex & the city.

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