Mafia e tv, l’allarme di Don Ciotti: “Fiction come Romanzo criminale rischiano di mitizzare i mafiosi”

By on maggio 8, 2013

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Sulla rappresentazione della mafia e della criminalità in televisione il dibattito è sempre aperto: i recenti successi della fiction Il Clan dei camorristi e le polemiche sulla realizzazione sella serie tv Gomorra per Sky, che dopo l’iniziale opposizione del Presidente del Municipio di Scampia Angelo Pisano sarà girata anche nel tristemente noto quartiere delle Vele, hanno infiammato il dibattito sul racconto delle organizzazioni criminali nelle fiction nostrane. L’ultima voce critica si è sollevata dal Festival della tv di Dogliani, una tregiorni dedicata ai media con workshop, dibattiti ed incontri. In questa edizione 2013 sono intervenuti, tra gli altri, anche Pino Maniaci, direttore di Telejato (l’emittente di Partinico che da anni denuncia la mafia siciliana con le sue inchieste) e il fondatore di Libera don Luigi Ciotti.

In tema di mafie e tv, se Maniaci ritiene che fiction come Il Capo dei capi abbiano “un effetto devastante sui giovani“, don Ciotti non è da meno e ci tiene a mettere in guardia sulle controindicazioni di una messinscena troppo romanzata delle realtà criminali. Secondo una ricerca effettuata dall’associazione Libera negli istituti superiori di diverse regioni d’Italia, le serie tv che rappresentano le organizzazioni mafiose generano precisi effetti collaterali:

Certe produzioni, come Romanzo Criminale, rischiano di mitizzare certi personaggi della mafia, piuttosto di chi lotta contro

 

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Al Festival della tv don Ciotti ha parlato anche della sua recente partecipazione alla trasmissione Amici di Maria De Filippi , in cui ha parlato ai giovani invitandoli ad inseguire i valori del merito e della legalità. A Dogliani, ha spiegato le motivazioni della sua presenza in un contesto ipercommerciale (ma anche molto nazionalpopolare e quindi estremamente efficace in termini di diffusione presso il pubblico) come il talent show di Canale 5. D’altronde, ha spiegato Don Ciotti, meglio parlare ad Amici che in altri salotti tv:

Non mi vedrete mai da Vespa, non per ragioni personali ma perché non sono capace a entrare in quel modo teatrale di fare informazione. Sono andato da Amici dopo averci pensato quattro ore. Ho provato a lanciare in tre minuti un messaggio di speranza a quei ragazzi. E ho ricevuto riscontri positivi. Ho provato a dire loro che il bene e il bello possono andare insieme“.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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