Paolo Petruccioli suicida: il vice direttore della Rai si getta dal balcone

By on maggio 6, 2013
il giornalista morto suicida paolo petruccioli

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PAOLO PETRUCCIOLI VICE DIRETTORE DELLA TGR RAI SI SUICIDA – E’ accaduto questa mattina a Roma, il giornalista Paolo Petruccioli,  vice direttore della Tgr Rai, si è gettato da un balcone al quarto piano della redazione dove lavorava, in via di Borgo Sant’Angelo 23, in zona Vaticano.Un gesto disperato quello del giornalista, di cui ancora non sono chiare le cause, resta il fatto che Petruccioli prima del gesto estremo ha spedito una mail alla moglie in cui le spiegava le sue intenzioni.

PAOLO PETRUCCIOLI SUICIDA – La moglie, ricevuta la mail da parte del marito avrebbe cercato di raggiungerlo per scongiurare il fatale gesto, senza però riuscire nell’intento.  Il corpo dell’uomo è stato trovato riverso in strada e inutili sono stati i soccorsi del 118 che ne hanno potuto constatare soltanto il decesso. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione San Pietro che stanno attualmente svolgendo i rilievi insieme al nucleo investigativo.

PAOLO PETRUCCIOLI  in Rai dal 1982, è stato vicedirettore di Rai Sport, di Rai Radio 1, delle Relazioni Esterne, di Televideo e infine della Testata Giornalistica Regionale. Sgomento è stato espresso stamattina dai colleghi dell’azienda per un gesto inspiegabile e assolutamente improvviso.

 

 

About Alessia Onorati

E' laureata in Lettere indirizzo Discipline dello Spettacolo con una tesi sul metalinguaggio nel cinema documentario. Sin dalla tenera età amante della scrittura, è approdata al mondo del giornalismo con uno stage post universitario in un giornale locale della sua zona di residenza per poi iniziare varie collaborazioni da free lance con mensili di spettacolo e siti web. Appassionata di letteratura, viaggi, teatro e cinema, non può fare a meno della tv e soprattutto adora i programmi gialli e horror, nonché di mistero e approfondimento culturale "di qualità".

4 Comments

  1. Ezechiele

    maggio 6, 2013 at 18:06

    Ma uno legge una notizia triste vuole sapere di più e cosa vede? la propaganda di Alessia Onorati. Ora quale delle 2 notizie è più importante? Chi se ne frega che sei lauretata in lettere per me una facoltà totalmente inutile

  2. Alessia Onorati

    maggio 6, 2013 at 20:05

    Scusami, ma non ho capito il problema!

  3. Rossella

    maggio 6, 2013 at 20:34

    Per me è una considerazione priva di qualsiasi fondamento. Dalla notte dei tempi l’uomo comunica. Il linguaggio si evolve ma il punto di partenza rimane il medesimo. Perché una laurea in lettere non è utile. Chi decide cosa è utile? Si dovrà pur partire dai contenuti. Come li evidenzi se non sai leggere una scenografia e non ti rendi conto che il regista è bravo nella misura in cui quello che viene detto trova una sua corrispondenza nelle immagini che vengono selezionate di volta in volta. Se lui non coglie il sorriso derivante da una battuta e fa sembrare insulso il comico, se sceglie un primo piano senza cognizione di causa. Come capisci se il gruppo autorale funziona? Se non conosci la vita dei poeti e il quadro storico come fai a capire se quello che ti propone la televisione è contemporaneo? Se molti avvenimenti storici vengono trattati in maniera approssimativa tu come te ne accorgi se non tieni da conto la storia? E l’etica? Almeno un po’ di filosofia la vuoi masticare? E il rapporto con le religioni? Come fai a capire se esiste la libertà di espressione per tutti se ignori gli usi e i costumi dei popoli? Un po’ di antropologia culturale ti servirà: dammi retta, ti servirà! Se alcune date non vengono ricordate? Mi rendo conto che la laurea in lettere ormai ha perso la sua centralità. La comunicazione non ha nulla di tecnico a meno che tu non decida di comunicare il nulla.

    • Alessia Onorati

      maggio 7, 2013 at 11:17

      Cara Rossella,
      condivido le tue parole appieno!
      Uno che afferma che una Laurea in Lettere non serve a nulla è semplicemente l’espressione più becera di questa Italia qualunquista, senza memoria e senza cultura che affonda inesorabilmente.

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