Rai, Gubitosi boccia Minzolini e Minoli: “Giusto cambiare, basta pressioni”

By on maggio 29, 2013
Luigi Gubitosi contro Minzolini e Minoli

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Luigi Gubitosi, dg della Rai, stoppa le richieste di Minzolini e Minoli, invitati più o meno espressamente a farsi da parte senza ulteriori conflitti con l’azienda di appartenenza. Non è stato semplice per il successore di Lorenza Lei rompere col conduttore de La Storia Siamo Noi, storica colonna del servizio pubblico e punto di riferimento per i telespettatori, fin dai tempi di Mixer: Giovanni Minoli ha un contratto assai oneroso che ci costa 2,5 milioni in tre anni, con in più i diritti del programma finora andato in onda, in parte destinati a tornare a lui dopo 10 anni”. Le divergenze tra il massimo dirigente della televisione di Stato ed il giornalista di Rai Storia sono aumentate esponenzialmente, fino a sconfinare in una contesa aperta, come ammesso dall’ex amministratore delegato di Wind Telecomunicazioni nell’intervista a Panorama.

Nella Rai di Gubitosi non ci sarà posto per Minoli, “al quale è stato proposto un contratto da autore, da lui rifiutato. Oltretutto ogni politico incontrato in questi mesi ha riferito di aver avuto continue pressioni. Discorso simile, sebbene solo nelle conclusioni, per Augusto Minzolini, tuttora impegnato in una controversia legale con il datore di lavoro pubblico per ottenere il reintegro al vertice del Tg1: “Se un direttore sceglie di fare politica entrando in Parlamento, poi diventa difficile riproporsi alla guida del telegiornale, argomenta Luigi Gubitosi rispondendo ad una precisa domanda del settimanale Panorama.

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Tesi, quella del direttore generale, fortemente contestata dal deputato Pdl Giorgio Lainati, convinto della necessità di “aspettare le decisioni della magistratura in merito al ricorso presentato contro la defenestrazione di Minzolini dalla direzione del Tg1”. Il benservito al “Direttorissimo”, motivato sulla base dell’incompatibilità tra impegno in Senato ed incarico alla testata giornalistica della rete ammiraglia Rai, ha messo sul piede di guerra il centrodestra in commissione vigilanza, creando attrito tra le diverse componenti della maggioranza negli organismi decisionali sulle linee guida del servizio pubblico.

Viale Mazzini, sotto la direzione del tandem Gubitosi-Tarantola, sembra voler tagliare i ponti con la stagione delle lotte intestine di fazioni e aree politiche dentro l’azienda radiotelevisiva di Stato, adesso orientata verso una lenta ma inesorabile trasformazione in senso “efficientista”, con la stella polare del risanamento dei conti e della razionalizzazione delle risorse a dettare legge su nomine e palinsesti. L’era dei tecnici in Rai, iniziata pochi mesi dopo l’insediamento a Palazzo Chigi di Mario Monti e dei “professori”, è destinata a durare ancora a lungo, salvo ripensamenti dei partiti attualmente al governo.

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