Lele Mora, in aula per il processo Ruby-bis, chiede scusa ai giornalisti per gli insulti: “Mi vergogno”

By on giugno 28, 2013
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Lele Mora lancia una stoccata all’amico Silvio Berlusconi provando a sfilarsi da quel mondo affollato e spregiudicato che erano le cene di Arcore: l’ex agente dei vip, dopo il carcere per la bancarotta fraudolenta della sua LM Management e l’imputazione nel processo Ruby bis per induzione e sfruttamento della prostituzione minorile, ha reso delle brevi dichiarazioni spontanee davanti ai giudici del Tribunale di Milano prima dell’arringa dei suoi difensori, i legali Gianluca Maris e Nicola Avanzi. Ma l’occasione è buona anche per ribadire le scuse ai giornalisti con cui ha polemizzato e che ha insultato in questi anni di processi, di carcere e di lunghi strascichi giudiziari e mediatici.

Lele Mora usa poche parole per descrivere le serate di Arcore, quelle in cui orde di giovani ragazze (anche minorenni) venivano portate da lui o da Emilio Fede in casa di Silvio Berlusconi, ricevevano compensi per la loro presenza alle serate cosiddette “eleganti” che culminavano nel “bunga bunga”, alcune si trattenevano per la notte ed uscivano al mattino con laute ricompense in denaro. Un “sistema prostitutivo per il soddisfacimento del piacere sessuale di Silvio Berlusconi” (così l’ha definito al Boccassini nel processo principale a carico dell’ex premier) di cui Mora, insieme a Minetti e Fede, è accusato in quanto organizzatore e pertanto imputato per induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile. Mora, pur sostenendo di non aver mai spinto le ragazze a prostituirsi, descrive la vicenda delle notti di Arcore usando le parole severe di un giornalista, Giuseppe D’Avanzo, scomparso nel luglio del 2011, che tanto si era occupato sulle pagine di Repubblica delle vicende giudiziarie di Berlusconi ed aveva redatto le famose dieci domande sulla vicenda Noemi-D’Addario cui il Cavaliere mai ha voluto rispondere. Parole che rendono un’impressione ben diversa da quella edulcorata e manipolata che, ad esempio, si è cercato di far passare in tv con gli speciali-flop “La guerra dei vent’anni – Ruby, ultimo atto“, trasmessi a ridosso della sentenza di primo grado che ha giudicato colpevole Berlusconi:

Dismisura, abuso di potere e degrado. Ho letto queste parole su un quotidiano. Ed è vero, proprio così è stato. Io ne sono stato passivo concorrente, ma oggi non voglio più mangiare cibo avariato e lascio il compito di chiarire ai miei difensori“.

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Lele Mora ha anche voluto chiedere scusa ai giornalisti con cui ha avuto scontri verbali durissimi negli ultimi anni. Il passaggio letto da Mora in aula fa pensare in particolare all’episodio che lo ha visto protagonista con Corrado Formigli. Era il 2010, il giornalista era inviato di punta di Annozero, il talk di Rai2 ideato e condotto da Michele Santoro e in una telefonata a Mora nel pieno della bufera sul caso Ruby chiedeva spiegazioni proprio riguardo l’inchiesta sulle serate di Arcore: “Siete dei comunisti di merda, smettetela a vergognatevi (…) Spero che vengano i fascisti a spaccarvi le gambe” rispose Mora. Per quelle parole si è già scusato una volta uscito dal carcere per problemi di salute, a Formigli ha anche rilasciato un’intervista a Piazzapulita. Oggi ha riconfermato le sue scuse in Tribunale, probabilmente nell’ottica di  una strategia difensiva che punta a dipingere un Mora diverso da quello che selezionava le ragazze da portare ad Arcore e le introduceva nel dorato mondo dell’ex premier:

Mi vergogno per le polemiche che ho fatto contro giornalisti e comunisti, per le minacce, mi vergogno e chiedo scusa. Voglio uscire da questa bufera infernale che mi ha tolto la luce, voglio vedere le stelle e il cielo azzurro. Mi sono assunto le mie responsabilità per i fatti che mi hanno portato in carcere e per quelli di questo giudizio valuterete voi giudici“.

Lele Mora “è un agente dello spettacolo, spregiudicato, al centro del gossip” ha dichiarato uno dei legali nell’arringa al processo Ruby bis, per il quale il pm Forno ha chiesto sette anni di reclusione come per Fede e Minetti (gli stessi comminati a Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile in primo grado), ma la sua fama non dovrebbe condizionare il giudizio della Corte, chiamata a giudicare se è stato commesso il reato. A questo scopo gli avvocati di Mora hanno citato anche il documentario di Eric Gandini Videocracy, ritratto efficacissimo del potere mediatico berlusconiano e delle sue molteplici diramazioni e sfaccettature: “Quelle immagine dobbiamo rimuoverle. Sono lenti che distorcono la realtà: Videocracy è drammaticamente vero ma non è la chiave di lettura del processo“. Lele Mora ci ha provato, di fronte alla Corte, a dare un’immagine diversa di sè e a prendere le distanze da quell’ambiente di cui per anni è stato uno dei simboli più noti. Ma mentre i giornali online titolavano che “Mora scarica Berlusconi” o “tradisce il Cavaliere” o “ritratta in aula“, ecco che l’ex agente dei vip ai cronisti fuori dal Palazzo di Giustizia ripeteva un’altra versione, quella di sempre:

Ad Arcore non c’è stato niente di male, l’amicizia non è una cosa che uno ti dà, ma si sceglie. Se ho scelto di avere un amico come Berlusconi che ancora credo sia tale e che rispetto, sono orgoglioso di andare a cena da lui se mi invita. Non è uno che fa prostituire la gente. Allora, io che lavoro ho fatto per 35 anni, il ‘magnaccia’?“.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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