L’ultima parola a rischio, anzi no: il talk di Gianluigi Paragone confermato dopo le voci di chiusura

By on giugno 22, 2013
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L’ultima parola chiude, anzi no. Le due versioni della notizia si sono rincorse in poche ore, meno di una giornata per capire quale sarebbe stato il destino del talk show di Gianluigi Paragone, in onda ogni venerdì in seconda serata su Rai2. L’annuncio che il programma non sarebbe comparso nel palinsesto di rete (sarà presentato lunedì 24 giugno a Milano, qui tutte le novità) era stata diffusa da ilfattoquotidiano.it, diretto da Peter Gomez. Il giornale online spiegava come il talk di Paragone fosse vissuto dai vertici Rai come troppo “antipolitico”. A spingere il direttore Luigi Gubitosi a cancellare il programma sarebbero stati due esponenti del Pdl: il vicepresidente del Senato ed ex ministro delle telecomunicazioni nel secondo governo Berlusconi Maurizio Gasparri e Paolo Romani, anche lui sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni nell’ultimo governo del Cavaliere.

L’ultima parola, secondo il Fatto quotidiano, sarebbe stato dunque soppresso e a Paragone, ex direttore di Libero e del giornale leghista La Padania, la Rai avrebbe voluto affidare un programma di costume o di tipo musicale (forse impressionati dalle performance canore del giornalista in apertura di ogni puntata?), qualcosa dal possibile titolo L’ultima nota. In poco tempo le proteste dei telespettatori si sono fatte sentire su Twitter, molti hanno manifestato vicinanza a Paragone e si sono scagliati contro la scelta della Rai. Finchè, tempo qualche ora, è arrivato il dietrofront: sempre ilfattoquotidiano.it annuncia che la Rai ha cambiato idea e confermerà il programma nel palinsesto di Rai2.

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L’ultima parola è certo un talk meno “istituzionale” rispetto ai vari Ballarò e Porta a porta, nato nel 2010 ed indicato talvolta (a torto o a ragione) come possibile antagonista di Annozero per il conduttore ed ideatore ascrivibile al centrodestra ed in particolare alla Lega, il programma è andato consolidando gli ascolti di edizione in edizione, partendo da un non confortante 6% per finire ad una media del 10 nell’ultima edizione. A dire il vero non sono moltissimi i momenti memorabili del programma, nè le inchieste, a parte qualche bella iniziativa che ha riscontrato anche il favore del pubblico come la diretta in occasione del referendum alla Fiat di Mirafiori (1.053.000 telespettatori e lo share del 14,33%, uno dei record del programma). Negli ultimi anni il talk di Paragone è stato spesso additato (soprattutto da esponenti del centrodestra) di essere diventato quasi “grillino” per la consuetudine di dare voce alle piazze e raccogliere le istanze dell’antipolitica, contro la casta ma anche contro l’euro e l’Europa. A quanto pare il programma tornerà in onda nella prossima stagione: secondo il Fatto, le proteste della rete sono state determinanti per la retromarcia di Viale Mazzini. A stupire di questa vicenda è anche il fatto che lo stesso Paragone ha dichiarato di non sapere nulla delle intenzioni della Rai (strano, non è vicedirettore di Rai 2 con delega all’informazione?), ma di apprezzare “l’entusiasmo della rete” che “è una forza della natura“. E a chi ha richiamato alla memoria l’editto bulgaro con cui Berlusconi epurò Enzo Biagi e Michele Santoro, insieme a Daniele Luttazzi, Paragone ha risposto così:

Come Santoro o Biagi? Non scherziamo, non ne ho la statura. Vi prego. Ps. L’affetto verso L’Ultima Parola invece è gradito“.

About ClaudiaGagliardi

Nata a Pompei nel 1987, si è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul pluralismo e l'indipendenza dell'informazione e sta per specializzarsi in Comunicazione istituzionale. Oggi si occupa delle pagine di attualità del portale Excite.it. Appassionata di giornalismo e di politica, segue con attenzione il mondo della televisione, spesso con occhio critico, soprattutto sul versante della qualità dell'informazione. Divoratrice di programmi di approfondimento e di satira, ma anche di serie tv ("Friends" e "Lost" su tutte) e di cinema, insegue il sogno di diventare giornalista professionista.

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