Caso Ruby: Fede e Mora condannati a sette anni, Minetti a cinque

By on luglio 19, 2013
Mora, Fede e Minetti condannati a Milano

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CASO RUBY, PENE SEVERE PER MORA, FEDE E MINETTI. Tre condanne in parte previste, quelle decise dai giudici del Tribunale di Milano agli imputati del processo legato alla vicenda delle “cene eleganti” di Arcore alla presenza di Silvio Berlusconi e di altri “illustri” frequentatori delle residenze del leader del Pdl. Sette anni sono stati inflitti all’ex direttore del Tg4 ed al manager dei vip dai magistrati, alla luce degli articoli del codice penale relativi ai reati di favoreggiamento ed induzione alla prostituzione anche minorile, mentre per Nicole Minetti quest’ultimo capo d’accusa è stato stralciato dalla sentenza, con una pena ridotta di 2 anni rispetto ai coimputati.

LELE MORA, EMILIO FEDE E NICOLE MINETTI CONDANNATI AL PROCESSO RUBY. Accolte, in buona sostanza, le richieste dei pubblici ministeri Pietro Forno e Antonio Sangermano, sull’entità delle pene assegnate e sull’interdizione dai pubblici uffici a carico dei condannati, come del resto era già avvenuto in sede decisionale per il filone principale dell’inchiesta, culminato nell’altrettanto dura condanna nei confronti del Cavaliere.

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FEDE, MINETTI E MORA, LA SENTENZA. Decisive, nell’uno e nell’altro troncone del processo, le testimonianze di alcune ragazze-immagine (Ambra Battilana, Chiara Danese e Imane Fadil, peraltro presenti in aula in quanto parti civili) ospitate nella villa dell’imprenditore e politico lombardo insieme a Karima El Marhoug e tanti personaggi più o meno noti dello spettacolo nazionale, quasi tutti riconducibili all’agenzia di Lele Mora o vicini agli ambienti della “movida milanese”. Nell’ambito dello stesso procedimento, il collegio giudicante ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica di Milano al fine di accertare ulteriori eventuali profili di reato, con particolare riferimento agli avvocati della difesa di Berlusconi Nicolò Ghedini e Piero Longo.

Da verificare la posizione di Mariano Apicella, Alessandra Sorcinelli, Eleonora e Imma De Vivo e Karima El Marhoug, testimoni chiamati in causa dalle parti. A quasi un mese dalla condanna a sette anni per l’ex premier, la seconda sentenza del “processo Ruby” non fa che confermare la linea dura del tribunale del capoluogo lombardo su tutti i fronti, suonando come una sconfitta per le rispettive difese, con ripercussioni ancora tutte da valutare anche a livello politico. Oltre al “Ruby-gate”, altre grane giudiziarie pendono sul conto di Silvio Berlusconi, a partite dall’inchiesta Mediaset, anch’essa potenzialmente esplosiva per i futuri progetti del tycoon di Arcore, pronto a staccare la spina al governo di larghe intese in caso di sconfitta in tribunale con conferma dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

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