La7 tra sprechi e alti compensi. Urbano Cairo vuole tagliare le spese

By on luglio 19, 2013
fUrbano Cairo

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LA 7 TRA SPRECHI E ALTI COMPENSI – Tempi di spending review anche a La7. La crisi si fa sentire anche nei salotti del canale ora di proprietà di Urbano Cairo tanto che si è deciso per una riduzione della spesa dei costi generali di 24 milioni di euro per i palinsesti 2013/2014. Nella prossima stagione, il canale subirà un vero e proprio scossone infatti ci saranno addii eccellenti ma anche nuovi arrivi come quello di Salvo Sottile e in tutto questo ci si dovrà barcamenare tra costi dei programmi e compensi dei conduttori. Ciò sarà possibile compiendo un’analisi critica di quella che è stato l’anno appena trascorso. Già è certa l’assenza dal palinsesto di Cristina Parodi Live e G-Day e già questo farà risparmiare all’azienda rispettivamente 11.7 milioni di euro e 10.9 milioni. La scure dell’auditel ha fatto sì che anche Benedetta Parodi si vedesse cancellato il suo I menù di Benedetta mentre andrà ancora in onda lo show ci Crozza il quale, seppur con un budget di 14.3 milioni di euro per 30 puntate, regala alla rete ascolti molto buoni.

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Cancellata la serata evento di  Saviano e Fabio Fazio costata alla rete 2.7 milioni di euro seppur in parte riguadagnati dagli incassi pubblicitari di 1.9 milioni di euro. Allo stesso modo non saranno confermati Gianfranco Vissani, Michela Rocco di Torrepadula e i format sperimentati da Serena Dandini e Sabina Guzzanti che si sono rivelati flop. Pare che Cairo voglia correre ai ripari e risparmiare là dove si può, controllando le spese dei programmi e i compensi dei conduttori così come le spese folli tipo i taxi nel 2012 che ammontava a circa 500 mila euro. L’editore ha anche scherzato dicendo che questo metterà sicuramente in crisi il settore dei taxi a Roma. A parte gli scherzi, a quanto pare dovremo aspettarci per il prossimo anno di La7 un controllo maggiore sugli show in onda, con maggiore accuratezza nell’offerta per evitare sprechi di soldi inutili…

About Dario Ghezzi

Dario Ghezzi nasce il 28 Giugno 1988. Fin da bambino matura la passione per la scrittura e il mondo dell’arte. Dopo il Liceo Classico si iscrive alla facoltà di Letteratura musica e spettacolo dell’Università la Sapienza di Roma laureandosi nel 2011. Nel 2012 si iscrive alla magistrale di Cinema Televisione e Produzione Multimediale dell’università Roma 3 e nello stesso anno ha frequentato una scuola di recitazione. E’ autore di tre romanzi usciti con ilmiolibro.it

One Comment

  1. Rossella

    luglio 19, 2013 at 12:55:03

    Fa bene a tagliare tutto! Penso che Cairo riuscirà a risollevare gli ascolti. Io punterei più sulla simpatia perché la televisione è un’invenzione abbastanza inutile – ha molte pretese ma non considera i limiti – non vale la pena fare chissà quali investimenti. L’informazione potrebbe arrivare anche da altri canali, idem per l’intrattenimento. Per me è più un laboratorio.
    La televisione si può guardare con gli occhi di un poeta, di uno storico o di un filosofo perché oltre a sublimare il concetto di poetica decadente, permette di tirare le fila di un pezzo di storia d’Italia. Quindi alla fine assolve a qualche funzione.
    Per il resto non si evince niente d’interessante.
    L’evento più atteso è stato il Grande Fratello perché ha messo in crisi rivoluzioni e convinzioni!
    A distanza di tanti anni abbiamo capito che il principio della lotta di classe sostenuto dal socialismo d’ispirazione marxista si può considerare un’utopia anche quando la cronaca rosa sembrerebbe dire il contrario. Però ultimamente mi è capitato di riflettere sul fatto che chi riesce a farsi strada nel patinato mondo dello spettacolo, del cinema o della cultura viene ritenuto una sorta di “diverso” dal gruppo di appartenenza. L’ho letto anche in un commento sul blog! Più di una volta ho sentito questo vocabolo e – a ben pensarci- inconsciamente sembra alludere ad un anomalia, ad una sorta di prodigio. Pascoli ci era arrivato anni prima dell’avvento televisione!
    Poi lo sguardo sulla periferia è sempre in funzione del sogno, come canta Ramazzotti “è più faaacileee sognareeee cheeee guardareeee in facciaaa alla realtà.” Quindi entrare nel sogno ti permetterebbe di guardare meglio alla realtà? A me sembra un’utopia.
    Quindi arriva il turno di Svevo! Ditemi se non vi sembra di essere immersi nel romanzo Senilità? Lo spettatore è un po’ Emilio che cerca rifugio nel sogno e il sogno può essere tranquillamente un personaggio del gossip. Ma secondo me ci siamo portati anche oltre. Oggi lo stesso testo si potrebbe considerare un romanzo di formazione perché idealmente il simbolo del sole nascente non è più un’utopia, la figlia del popolo- o almeno la sua rappresentazione- sembra aver realizzato le speranze di Emilio. Ma è davvero così?

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