Le tre rose di Eva 2, intervista a Mario Cordova – “Il mio personaggio, Amedeo, conosce un segreto che terrà i telespettatori col fiato sospeso”

By on luglio 26, 2013
Mario Cordova Intervista

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LE TRE ROSE DI EVA 2, INTERVISTA A MARIO CORDOVA – Ha prestato la voce ad attori del calibro di Richard Gere, Patrick Swayze e Jeremy Irons, e ha una carriera lunghissima alle spalle. E’ stato attore televisivo, cinematografico, radiofonico, doppiatore, presentatore, e persino mimo. Stiamo parlando di Mario Cordova, classe 1955, catanese, e prossimo volto della fiction dalle tinte melò, “Le tre Rose di Eva 2”, in arrivo sugli schermi di Canale 5 il prossimo autunno.

Mario Cordova ha tracciato un bilancio del proprio ricco percorso artistico, attraverso un’intervista esclusiva rilasciata al nostro blog, partendo dagli inizi – quando era un attore sconosciuto ed è arrivato a Roma provando a vivere di recitazione – fino ad arrivare alla soap “CentoVetrine”, che lo ha fatto tornare a costruire un personaggio dopo tanti anni di solo doppiaggio. Ecco cosa ci ha raccontato Mario Cordova, cominciando proprio dal suo imminente importante ruolo, quello di Amedeo, medico e marito di Veronica (Euridice Axen), in “Le tre rose di Eva 2”.

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Parliamo subito di “Le tre rose di Eva”, visto che prenderà parte alla seconda stagione: può anticiparci qualcosa sul suo ruolo?

Chi è Amedeo? Chi è quest’uomo che arriva all’improvviso, che conosce storie, aneddoti così intimi della famiglia Taviani? E’ forse il padre delle tre rose? Non posso ovviamente dire molto, ma Amedeo conosce un segreto fondamentale che verrà svelato solo alla fine della storia e che terrà, speriamo, i telespettatori col fiato sospeso. Amedeo è un medico, ricco e affascinante che , insieme alla sua giovane e splendida moglie Veronica, interpretata da una straordinaria Euridice Axen, ha acquistato la tenuta di Pietrarossa, al cui interno troneggia un inquietante castello.  Entrerà con forza nella vita delle tre ragazze e soprattutto in quella di Aurora.

Che novità ci saranno in questa seconda parte della fiction?  L’esordio lo scorso anno ha ottenuto ascolti altissimi: quali sono gli aspetti positivi della serie secondo lei, quelli che hanno coinvolto maggiormente il pubblico?

Credo che ciò che ha determinato il successo della serie sia un sapiente mix tra thriller e melò. Amore, romanticismo, misto a suspence, intrighi e misteri; aggiungete una spruzzata di amore saffico (sì, c’è anche questo) e il piatto è perfetto per essere portato nelle case degli italiani.

Tra il 2009 e il 2010 ha fatto parte del cast della soap “CentoVetrine”: come giudica questa esperienza professionale?

Con “CentoVetrine” sono tornato a fare l’attore dopo molti anni esclusivamente di doppiaggio. E’ successo per caso: una telefonata da Mediaset in cui mi chiedevano di mandare delle foto per valutare la possibilità di far parte del cast. Mi avevano visto due giorni prima in un piccolissimo ruolo in “Provaci ancora prof” che avevo accettato di fare per assecondare il desiderio della mia cara amica Rossella Izzo, regista della fortunata serie. “Foto?” -dissi- “Non ho foto?”E dall’altra parte del telefono:“Ma scusi, lei non fa l’attore?” – “Sì, ma vede… da un po’ di anni faccio solo il doppiaggio e…”-“Non importa, le va di fare un provino?”. Accettai, lo vinsi e partii per Torino. Dovevo restare solo pochi mesi. Restai un anno. Fu il ritorno a fare l’attore in carne ed ossa. Avevo dimenticato la gioia della costruzione di un personaggio, cosa volesse dire studiare e scegliere come quel personaggio avrebbe parlato, che sguardo avrebbe avuto, come avrebbe camminato. Ero abituato da anni a usare solo una parte di me e quelle scelte le avevano fatte altri attori, per quanto straordinari, come Richard Gere o Patrick Swayze o Jeremy Irons. E’ stato bellissimo. E una palestra vera. Dieci scene al giorno: serviva dimestichezza con le battute, con la telecamera e grande memoria.

Lei è un attore e doppiatore di grande esperienza, potrebbe tracciare un bilancio di ciò che ha svolto fino ad oggi nel corso della sua lunga carriera?

Accidenti, un bilancio. Domanda pertinente, perché ho cominciato da bambino, nel 1970. E’ davvero il momento di fare un bilancio.

Beh, diciamo che mi do un bel 9. Se non altro per una cosa: ho fatto tutto ciò in cui un attore può essere coinvolto. Davvero tutto. L’attore di teatro, con cui ho cominciato, l’attore televisivo e cinematografico, l’attore radiofonico, il doppiatore, ma ho anche recitato in maschera (arlecchino), in un opera lirica, ho fatto il musical con Alessandro Preziosi, il presentatore televisivo e quello radiofonico, ho presentato serate, ho fatto teatro per ragazzi, ho lavorato con le marionette, ho fatto la pubblicità di un noto frigorifero per la regia dei fratelli Taviani, ho fatto persino il mimo. Davvero non manca niente. E forse non sono in molti a poter vantare questa esperienza.

C’è qualcosa che farebbe o non rifarebbe con il senno di poi?

Non c’è niente che non rifarei. Non ho mai rimpianti per quello che faccio. Penso che qualunque scelta, anche se da brutti risultati, vada fatta, se non altro per aiutarti a crescere. Ma ho rimpianti per non aver fatto.

Mi riferisco, ad esempio, a una cosa successa molti anni fa. Mi chiesero di fare un musical in teatro: Barnum. Avrei avuto un ruolo piuttosto bello e la possibilità di fare lo standby di Massimo Ranieri, che faceva il protagonista. Avrei cioè dovuto preparami per poter sostituire Massimo per qualunque evenienza. Quindi sarei andato con lui al Circo Orfei, per imparare a camminare su una fune a tre metri di altezza e altre acrobazie, avrei imparato le stesse canzoni, recitato con Ottavia Piccolo che era la protagonista femminile. Rifiutai perché era appena uscito in televisione uno sceneggiato di cui ero protagonista (Storia di Anna) e mi sembrava di poter aspirare a qualcosa di meglio. Mi sono pentito, sarebbe stata un’esperienza indimenticabile.

Cosa ricorda con maggior coinvolgimento emotivo?

Beh, sono tanti. Ma uno forse mi è rimasto impresso più di tutti. E’ 1980, sono appena arrivato a Roma per tentare di fare questo lavoro. Ho conosciuto la compagna di Stefano Satta Flores, un grande attore di quel tempo e lei mi consiglia di andarlo a trovare in una sala di incisione dove Stefano sta doppiando Deddly Moore nel film “Ten”. Vado. Il direttore di doppiaggio è Mario Maldesi, uno dei più grandi direttori di sempre. Mario avvisa Stefano, che è in sala, (e che non mi ha mai visto in vita sua) che sono arrivato. Lui mi viene incontro e mi abbraccia dicendomi: “Mario come stai, abbracciami!” E rivolgendosi al direttore: “Questo ragazzo è un attore straordinario, fagli un provino”.

Sono senza parole! Non mi ha mai visto eppure finge di essere un grande amico, per impressionare il direttore di doppiaggio. Infatti faccio il provino, che va molto bene e poco tempo dopo, mi chiedono un contratto di esclusiva. Devo tutto a quel grande attore, a quella meravigliosa sceneggiata!

Ha prestato la voce a grandissimi attori, con quale personaggio si è sentito più facilmente e velocemente in sintonia? 

Certamente con Richard Gere. Entrare, diciamo così, nel suo corpo, mettere “la sua faccia sopra la mia”, (perchè questo fa un doppiatore, sente di parlare con la bocca dell’attore che doppia, si muove con quelle gambe, quelle braccia, sente il cuore e il cervello del “suo” attore come propri) fare tutto questo, dicevo, mi è facile. Ne conosco, ormai dopo tanti anni che lo doppio, ogni ruga del suo viso, so come respira, come guarderà quella donna, la pausa che farà prima di dire una battuta e così via.

About Mara Guzzon

Nata nei pressi di Lodi, si è laureata in Scienze e Tecnologie della comunicazione presso lo IULM di Milano. Nella stessa città ha frequentato il Master in Giornalismo e critica musicale del CPM Centroprofessionemusica e ha iniziato ad intraprendere i primi passi nel mondo del giornalismo scrivendo e fotografando. Appassionata di musica, cinema e televisione, attualmente collabora con siti appartenenti al settore dell'intrattenimento e con una web radio.

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